La settimana del 22-26 giugno chiude con S&P -2,23% e Nasdaq -4,40%. Il Dow Jones segna nuovi massimi storici mentre la tecnologia crolla. Una divergenza che, due settimane fa, era l’immagine del rimbalzo — ma con i segni invertiti.
Due settimane fa scrivevamo di una divergenza che segnalava forza: il Nasdaq difendeva i propri minimi mentre l’S&P cedeva, e i semiconduttori correvano. Era il segnale di un minimo solido. Questa settimana la storia si è ripetuta, ma con i segni invertiti. Il Dow Jones ha toccato nuovi massimi storici intraday il 25 giugno. Il Nasdaq, l’S&P e soprattutto i semiconduttori (SOX -7,9% in cinque sedute) non lo hanno seguito — e poi si sono girati al ribasso con decisione. Una divergenza bearish classica, speculare a quella bullish di inizio mese.
I numeri della settimana chiusa venerdì 26 giugno: ES -2,23% rispetto al 18 giugno, NQ -4,40%; a venti giorni ES -3,17%, NQ -4,02%. Chiusure di venerdì: ES a 7.401,75, NQ a 29.368,25. Il contesto geopolitico ha contribuito fino all’ultimo: venerdì Trump ha accusato l’Iran di violare il cessate il fuoco, e il VIX ha toccato 20,72 intraday prima di chiudere a 18,4 — in risalita dal 17,67 di due settimane fa.
Fig_1 Grafico daily futures E-Mini S&P500 ed E-Mini Nasdaq100
Il segnale della settimana: SMT divergence bearish sui massimi
Mercoledì e giovedì il Dow Jones ha spinto sui massimi, trascinato da titoli industriali, finanziari e sanitari. Il 25 giugno ha aggiornato il proprio record storico in area intraday. Nel frattempo, l’S&P500 chiudeva il 25 giugno praticamente invariato (-0,01%) e il Nasdaq perdeva lo 0,46%, con Apple -6% dopo l’annuncio di aumenti di prezzo su Mac e iPad. Il comparto semiconduttori ha fatto peggio di tutti: SOX -7,9% in una sola settimana, con Nvidia, Broadcom e Micron in forte calo venerdì nonostante i risultati brillanti di Micron della sera prima.
Tradotto: nel linguaggio ICT, questa è una SMT divergence bearish (Smart Money Tool) — uno strumento diverge al rialzo mentre gli altri no, segnalando che il denaro istituzionale sta distribuendo, non accumulando. Il leader di un ciclo rialzista che non conferma i nuovi massimi del comparto più tradizionale è storicamente il preludio a una correzione. Non è necessariamente l’inizio di un bear market strutturale — il bias trimestrale di fondo resta positivo — ma è il segnale tipico di distribuzione istituzionale di breve termine. L’immagine speculare della SMT bullish del 14 giugno: allora il tech difendeva i minimi mentre il resto cedeva; ora il tech non aggiorna i massimi mentre il Dow spinge.
Il quadro macro si è capovolto rispetto a due settimane fa
Due settimane fa il quadro macro era neutro-favorevole all’equity: VIX sotto 18, tassi fermi, petrolio in discesa come segnale deflazionistico non ostile. Oggi i segnali puntano in direzione opposta. Il dollaro (DXY) si è rafforzato sopra quota 101 (+2,45% in venti giorni), l’euro è scivolato sotto 1,14. Un dollaro forte è classicamente un segnale di ricerca di rifugio: i capitali si spostano verso la valuta di riserva globale, abbandonando gli asset più rischiosi.
I rendimenti dei Treasury sono scesi — il decennale americano è passato dal 4,48% di due settimane fa al 4,376% attuale — ma non per le ragioni giuste. Non è una discesa da aspettative di taglio dei tassi in un contesto di crescita; è una discesa da domanda difensiva, da «fuga verso la qualità». Lo conferma il fatto che la curva 2-10 anni si è appiattita (da +39,6 a +28 punti base): il decennale scende più rapidamente del biennale, schema coerente con chi compra la protezione a lungo termine perché ha dubbi sulla crescita futura. Il mercato obbligazionario inizia a scontare un rallentamento, non un surriscaldamento.
Il petrolio è crollato del 21% in venti giorni (da 84 a 69,23 dollari), segnale di domanda debole piuttosto che di pressione inflazionistica. L’oro ha ceduto circa il 10% dai recenti massimi: la rotazione difensiva privilegia dollaro e Treasury, non i metalli preziosi. Il quadro è quello di un mercato che riduce il rischio con ordine, ma con direzione precisa.
I livelli che contano: dove si trovano supporti e resistenze
Con ES a 7.401,75 e NQ a 29.368,25, entrambi i futures hanno chiuso la settimana lontani dai massimi recenti ma ancora al di sopra dei supporti strutturali più importanti. Il margine si è però ridotto sensibilmente: il prezzo sta rientrando verso la fascia alta del range degli ultimi mesi, anche se ne resta ancora al di sopra.
Il supporto immediato da monitorare è netto. Su ES: 7.357,25 (minimo di venerdì 26 giugno). Su NQ: 29.160,50 (minimo di venerdì 26 giugno). Finché questi livelli tengono in chiusura, la correzione resta «ordinata» e all’interno di un ritracciamento di breve termine su un trend di fondo ancora positivo. Se vengono rotti in chiusura, si apre la strada verso i supporti mensili più profondi: su ES l’area 7.262–7.024, su NQ l’area 28.520–27.915 — dove si trovano le grandi zone di accumulo istituzionale del periodo aprile-maggio.
Le resistenze immediate sono altrettanto chiare. Su ES: 7.496–7.513, zona dove si è formato un un bearish FVG (Fair Value Gap ribassista: un vuoto di prezzo lasciato dal mercato tra il 22 e il 24 giugno, zona da cui è partita la distribuzione istituzionale). Su NQ: 30.157–30.337, stesso bearish FVG. Finché il prezzo non supera queste zone in chiusura, qualsiasi rimbalzo va considerato un rimbalzo all’interno di una correzione, non una ripresa del rialzo strutturale.
Il timing: apertura del Q3 in settimana accorciata
La prossima settimana porta due elementi di timing rilevanti. Il primo: mercoledì 1° luglio apre il terzo trimestre 2026. L’open trimestrale — il livello al quale ES e NQ inizieranno la nuova candela Q3 — diventerà il riferimento direzionale delle prime settimane di luglio. Una correzione che si materializza a fine Q2 può impostare il movimento iniziale del nuovo ciclo: se il Q3 apre debole e subito scende, il segnale è ribassista; se invece il mercato difende l’open di luglio e rimbalza, lo scenario cambia.
Il secondo elemento da considerare: la settimana è fortemente accorciata dalle festività. Il 4 luglio (Independence Day) cade di sabato, quindi viene osservato venerdì 3 luglio con mercati USA completamente chiusi. Giovedì 2 luglio la sessione chiude alle 13:00 ET (ora di New York). In pratica la settimana ha meno di tre sessioni e mezza piene (lunedì 29, martedì 30, mercoledì 1° luglio e una mezza giornata il 2). I volumi in queste condizioni calano del 40-60% rispetto a una settimana normale. Tradotto: rotture di livelli o rimbalzi che avvengono in mezza giornata festiva hanno un valore di conferma ridotto rispetto a quelli di una sessione piena. Il vero inizio operativo del Q3 è lunedì 6 luglio, prima sessione piena e liquida dopo le festività.
Gli scenari per la settimana del 29 giugno – 3 luglio
Scenario ribassista — correzione in estensione (probabilità: media-alta)
Il bias macro è girato difensivo, la divergenza tra tech e value sui massimi del 25 giugno è un classico segnale di esaurimento del rialzo, e la struttura tecnica di breve è ribassista con chiusure settimanali deboli. La correzione in corso a fine Q2 rischia di impostare un avvio di Q3 negativo, anche tenendo conto che la liquidità ridotta della settimana festiva può amplificare i movimenti al ribasso.
Conferma ES: chiusura daily sotto 7.357,25 (minimo 26 giugno)
Target ES: 7.294,75 (minimo dell’11 giugno) → poi 7.262–7.024,50 (supporto strutturale mensile)
Invalidazione ES: chiusura daily sopra 7.513,00
Conferma NQ: chiusura daily sotto 29.160,50 (minimo 26 giugno)
Target NQ: 28.520,50 (minimo del 9 giugno) → poi 27.915,50 (supporto strutturale mensile)
Invalidazione NQ: chiusura daily sopra 30.337,50
Scenario rialzista — difesa dei supporti e ripresa (probabilità: media-bassa)
Il bias trimestrale di fondo è ancora positivo: entrambi gli indici restano ampiamente al di sopra dell’apertura di aprile e le grandi zone di supporto mensile sono intatte. Se i supporti immediati reggono e il prezzo risale sopra le resistenze, il programma rialzista di fondo può riprendere. Richiede un catalizzatore concreto: rientro del VIX, inversione del dollaro, o notizie macro positive che allentino la rotazione difensiva in atto.
Conferma ES: chiusura daily sopra 7.513,00 (riassorbe la zona di resistenza)
Target ES: 7.599,25 → poi 7.648,75–7.694,75 (area massimi di giugno)
Invalidazione ES: chiusura daily sotto 7.262,00
Conferma NQ: chiusura daily sopra 30.337,50 (riassorbe la zona di resistenza)
Target NQ: 30.700 → poi 30.975–31.100 (area massimi di giugno e ATH)
Invalidazione NQ: chiusura daily sotto 27.915,50
In sintesi: la settimana corta decide la direzione del Q3
Il quadro è cambiato rispetto a due settimane fa, e la direzione del cambiamento è chiara: rotazione fuori dal tech, dollaro forte, VIX in risalita, petrolio in caduta. La SMT divergence del 25 giugno è il segnale di partenza di un sell program istituzionale di breve — un programma di distribuzione che, in chiave ICT, si conferma con la rottura dei supporti daily e si invalida con il recupero delle bearish FVG soprastanti.
I livelli da monitorare sono definiti. Su ES: sotto 7.357 la correzione si estende verso 7.294 prima e 7.024–7.262 poi; sopra 7.513 il rimbalzo diventa strutturale. Su NQ: sotto 29.160 si va verso 28.520 e poi 27.915; sopra 30.337 il rialzo di fondo riprende.
Un avvertimento sul timing: la settimana è anomala per volumi e liquidità. L’apertura del Q3 mercoledì 1° luglio cadrebbe in condizioni non rappresentative (mezza settimana, con chiusura giovedì e mercati chiusi venerdì). Chi opera sui futures consideri che i movimenti di una sessione festiva o semifestiva vanno validati sul primo giorno pieno di luglio, lunedì 6. È lì che il Q3 inizia davvero.
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L'autore del presente articolo è un trader privato e detenendo gli strumenti finanziari oggetto delle sue analisi potrebbe essere in conflitto di interesse con i lettori.
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