Il vento contrario raddoppia, ma la discesa perde slancio
Per la prima volta il mercato obbligazionario reagisce allo shock energetico che dura da settimane: il decennale americano sale, aggiungendo un secondo fronte a quello del petrolio. Eppure S&P500 e Nasdaq perdono meno della settimana precedente — un'incongruenza che merita attenzione.
Il petrolio non si è fermato. Il WTI ha chiuso venerdì a 89,31 dollari, con un massimo giovedì a 93,50, portando il rialzo dal minimo del 2 luglio (67,04) al 33% sui prezzi di chiusura. Dietro la fiammata, gli attacchi dei ribelli Houthi contro petroliere saudite nel Mar Rosso: Washington starebbe valutando, secondo fonti di stampa americane, una risposta militare più ampia contro Teheran. Un'escalation che i mercati energetici prezzano da settimane, ma che questa volta ha smosso anche un angolo del mercato rimasto fermo fino a sette giorni fa.
Quell'angolo è quello dei tassi. Il rendimento del decennale americano è salito di 13 punti base al 4,68%, con un massimo di ciclo al 4,70% giovedì — proprio la seduta in cui S&P500 e Dow Jones hanno segnato i minimi della settimana. Sette giorni fa, con il petrolio già in fiammata, i rendimenti erano rimasti fermi: il mercato leggeva il caro-energia come una tassa sulla crescita, non come inflazione. Ora la lettura si è ribaltata, e per l'azionario il vento contrario si è raddoppiato: ai costi energetici più alti si somma un tasso di sconto più severo. A confermare la nuova lettura inflazionistica c'è anche l'oro, tornato a salire dopo che la settimana scorsa scendeva proprio mentre gli indici azionari crollavano: un comportamento che, in una fase di avversione al rischio, ci si aspetterebbe opposto.
Il decennale volta le spalle alle borse
Fin qui la teoria. Sui prezzi, il risultato è stato più contenuto di quanto ci si aspetterebbe da un simile deterioramento. L'S&P500 ha ceduto lo 0,67% chiudendo a 7.447,50, il Nasdaq l'1,71% a 28.282,25, il Dow Jones lo 0,48%: tutti e tre in miglioramento netto rispetto alla settimana precedente, quando le perdite erano state più che doppie. Il copione settimanale è stato identico sui tre indici: rimbalzo martedì-mercoledì, crollo giovedì proprio nella seduta del picco dei rendimenti, assestamento venerdì.
Fig_1 Grafico daily E-Mini S&P500 e E-Mini Nasdaq100
(clicca sul grafico per ingrandire)
L'S&P500 ha ceduto terreno che difendeva da tre settimane: il doppio minimo in area 7.468-7.473, testato e rispettato l'8 e il 17 luglio, è stato violato giovedì con un affondo fino a 7.411,75. Sotto quel livello, i riferimenti diventano i minimi di giugno: prima 7.357, poi 7.294. Il Nasdaq, dal canto suo, ha segnato venerdì un nuovo minimo a 28.212,50, portandosi dentro la fascia di supporto strutturale ereditata dalla primavera — un'area dove restano circa 300 punti di margine prima del bordo più basso, a 27.915. Sul fronte trimestrale, il conto resta negativo per tutti: l'S&P è sotto l'apertura di luglio dell'1,3%, il Nasdaq è staccato di oltre il 7%.
Tre segnali di cautela dentro il ribasso
Qui però la settimana lascia in eredità tre segnali che vale la pena registrare, perché nessuno da solo cambia il quadro, ma insieme meritano cautela verso chi vuole estrapolare linearmente la discesa.
Il primo riguarda i semiconduttori. Per cinque settimane l'indice SOX aveva anticipato ogni svolta del Nasdaq, guidando puntualmente ogni gamba ribassista. Nell'ultima settimana non lo ha seguito: ha chiuso a +1,24%, il suo minimo del 17 luglio non è mai stato riavvicinato, e dal massimo storico di giugno il comparto risale fuori dalla soglia tecnica del bear market. È la prima divergenza favorevole dopo mesi di ruolo guida al ribasso.
Il secondo riguarda la volatilità. Il Vix è rimasto sostanzialmente fermo a 18,57, nonostante gli indici abbiano segnato nuovi minimi del movimento: normalmente una rottura di questo tipo si accompagna a un'impennata della paura, non stavolta. Una discesa senza espansione della volatilità implicita è tipicamente un segnale di esaurimento più che di accelerazione.
Il terzo è aritmetico: le perdite settimanali si sono dimezzate su tutta la linea rispetto ai sette giorni precedenti. Non è ancora un'inversione — la struttura tecnica resta ribassista su tutti i timeframe per entrambi gli strumenti — ma un ribasso che rallenta mentre il contesto macro peggiora è un'anomalia da monitorare, non da ignorare.
Scenario Ribassista (Probabilità: Media-Alta)
Il contesto tecnico di fondo continua a favorire la prosecuzione del movimento: allineamento ribassista su tutti i timeframe, doppio vento contrario da tassi e petrolio, area di supporto ES ormai rovesciata in resistenza.
Conferma S&P500: già attiva con la chiusura di giovedì sotto 7.459,50; prosecuzione con chiusura sotto 7.411,75. Target 1: 7.357. Target 2: 7.295. Invalidazione: chiusura sopra 7.545,75.
Conferma NQ100: già attiva con la chiusura di venerdì sotto il minimo del 17 luglio; prosecuzione con chiusura sotto 28.210. Target 1: 27.915. Target 2: 27.829. Invalidazione: chiusura sopra 29.397.
Scenario Rialzista (Probabilità: Media-Bassa, in miglioramento)
Lo scenario alternativo si appoggia proprio sulle tre non-conferme appena descritte: semiconduttori, volatilità e decelerazione dei prezzi raccontano una gamba ribassista che potrebbe aver fatto la maggior parte del lavoro. Contro, pesa una struttura tecnica ancora interamente negativa su entrambi gli strumenti.
Conferma S&P500: chiusura sopra 7.545,75, con passaggio intermedio sopra 7.504. Target 1: 7.563. Target 2: 7.632. Invalidazione: chiusura sotto 7.357.
Conferma NQ100: chiusura sopra 28.952, con rafforzamento oltre 29.397. Target 1: 29.365. Target 2: 30.078. Invalidazione: chiusura sotto 27.915.
Conclusione
La settimana consegna un mercato con due velocità diverse tra macro e prezzi: il contesto peggiora — i tassi si sono aggiunti al petrolio — mentre la reazione degli indici si affievolisce. L'S&P500 ha perso un supporto difeso per tre settimane, il Nasdaq lavora ormai dentro la sua fascia di reazione di primavera, ma semiconduttori, volatilità e ampiezza delle perdite raccontano tutti la stessa storia di un ribasso che perde ossigeno.
I livelli da monitorare: sull'S&P500 il supporto è 7.412, sotto si aprono gli obiettivi di giugno a 7.357 e 7.295; sopra, il primo ostacolo è la fascia 7.485-7.546. Sul Nasdaq il supporto è 28.210, poi 27.915; sopra, lo spartiacque sale a 29.400.
Un'ultima annotazione di calendario: venerdì 31 luglio chiude il mese, e le chiusure di fine mese pesano strutturalmente più delle altre — definiscono la candela mensile e, da agosto, un nuovo punto di ancoraggio per l'intera lettura tecnica. Prudenza resta d'obbligo, soprattutto perché il driver energetico che ha innescato tutto è di natura geopolitica, e potrebbe rientrare con la stessa rapidità con cui è comparso.
Metodologia: ICT Private Mentorship — Core Content, Month 5 (2017).
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