Alcune settimane fa vi avevo raccontato della vertiginosa escalation del carburo di tungsteno (volgarmente conosciuto come “metallo duro”) e della sua componente industriale più impiegata, ovvero il paratungstato di ammonio. Ebbene, dai picchi raggiunti all’inizio della primavera, complice anche l’apertura in Corea di una nuova miniera e l’attenuamento di alcune tensioni commerciali lato Cina, abbiamo potuto assistere al più classico dei ritracciamenti. Oggi questo materiale si trova a circa -55% dai suddetti massimi e tutte le urgenze in materia di produzione di armamenti (campo in cui il carburo di tungsteno rimane strategico) sembrano essersi ridotte nel corso dello scorso mese di giugno. Mese che, a prescindere dai venti di guerra che si sono smorzati, ha visto una volatilità al ribasso di svariati materiali che hanno a che fare con il mondo industriale. Nessuno può escludere che la “bolla” che ha investito il carburo di tungsteno si sia definitivamente sgonfiata, ma francamente non mi sorprenderebbe vedere a stretto giro una ripresa delle quotazioni che sancirebbe l’inizio di onda 3 di 5 nella più classica manifestazione delle onde di Elliott. Tutto sta a vedere se il minimo registrato ad inizio giugno rimarrà intatto; nel caso venisse violato faremo altri ragionamenti. Comunque, potete rimanere aggiornati sul sito www.news.chinatungsten.com .
Ma tornando alla volatilità di giugno che ha portato uno storno di diversi materiali, nell’immediato, nonostante una FED che appare quasi timorosa della propria ombra in un contesto quasi restrittivo a discapito delle previsioni legate all’insediamento della nuova guida, con l’inizio del Q3 potrebbero effettivamente aprirsi delle finestre di acquisto strategiche su diversi materiali industriali per quello che in gergo tecnico viene definito “restocking”.
L’argento, dopo l’exploit di inizio 2026 ha progressivamente ritracciato (o lo hanno fatto ritracciare …); resta tuttavia il fatto che nel solo 2026 è previsto un deficit commerciale pari a quasi 50 milioni di once, mica “pizza e fichi”. E’ un dato importante anche perché si tratta del sesto anno consecutivo di squilibrio tra domanda e offerta: va oltre tutto tenuto presente che l’offerta mineraria dell’argento è nei fatti un sottoprodotto dell’estrazione e della raffinazione di piombo, zinco, rame e oro e, di conseguenza, non reagisce ai segnali di prezzo. Solo un terzo circa dell’offerta di argento globale dipende da miniere primarie di argento e risponde direttamente alle logiche di prezzo di mercato. Ragion per cui questo potrebbe essere il momento per degli accumuli per settori che ne fanno impiego e che vanno quindi a sfruttare questa temporanea debolezza di prezzo, e magari anche per noi investitori / traders di cogliere qualche opportunità per il futuro. Viaggiamo poco sotto area 60 e, come ricordato dal nostro Virginio Frigieri, è ragionevole attendersi un allungo verso area 80 nei prossimi mesi: parliamo quindi di un ipotetico rialzo del 30% che non va per nulla sottovalutato.
Anche la flessione sul rame a cui stiamo assistendo da settimane potrebbe rappresentare una buona occasione di acquisto, tanto più che tutta l’area di FVG rialzista apertasi a maggio è stata sostanzialmente ricoperta per intero e la discesa frenata dalla media mobile a 20 periodi con tre rimbalzi settimanali consecutivi.
Il trend annuale, tuttavia, appare solido con un +18% da inizio anno, ma va tenuto conto che la capacità di raffinazione globale rischia di azzerarsi. I margini operativi per l’estrazione del rame dipendono ormai abbondantemente dai sottoprodotti, fra cui l’argento (come dicevo sopra) oro e acido solforico. Ergo: o assisteremo ad un incremento dei valori e/o delle richieste di questi materiali, oppure anche la produzione rischia di fermarsi con la conseguente probabilità di veder schizzare il metallo rosso ben oltre i massimi assoluti.
Capite bene il circolo - nei fatti vizioso più che virtuoso - che lega questi materiali. Se poi ci mettiamo che indice del dollaro e rendimenti dei Treasury diventano cruciali per la tenuta dei supporti di oro e argento, abbiamo davanti una potenziale tempesta perfetta!
Da monitorare anche l’alluminio (primario): a giugno ha registrato un -15% che rappresenta il peggior calo degli ultimi vent’anni o quasi. Sebbene la corsa di questo metallo sia stata potentissima a far data dalla primavera scorsa, occorre tener presente che la raffinazione di questo materiale unita alla sua disponibilità da recupero/riciclo dipende molto dalle condizioni energetiche che bisogna fronteggiare visti gli alti consumi previsti dagli impianti deputati a questa attività. Prezzi dell’energia sopra i € 130/MWh riducono i margini per le fonderie, con la naturale conseguenza di vedere a rischio tanto la stabilità della produzione quanto la sopravvivenza delle fabbriche meno efficienti. Ecco perché anche questa potrebbe essere una “sliding door” da poter sfruttare, magari anche in chiave pac.
Anche il ferro è in una fase calante, con ribassi attesi sui rottami nell’ordine di circa € 25/ton. Qui però dovrei aprire un capitolo molto polemico sulle scellerate politiche comunitarie che da tempo stanno stravolgendo il settore della manifattura industriale; ma questa rimane una testata dove si deve parlare di prezzi, di situazioni economiche e di opportunità.
Dal ferro all’acciaio il passo è breve: a far data dall’ultimo trimestre 2025 si sono riscontrati aumenti vertiginosi nelle componenti delle varie leghe, influenzate per lo più da materiali quali cobalto, nickel, tungsteno e via discorrendo. Quindi, sebbene alcune tipologie di acciai vivano un periodo in cui i prezzi sono scesi rispetto alla scorsa primavera a causa del netto ritracciamento del nickel e facendo così aprire anche per questi una sliding door (ad esempio gli acciai inox), il settore legato ad alcune produzioni industriali di primaria importanza (l’utensileria) rimane notevolmente sotto pressione perché la componente di lega sta costando più della materia prima. Siamo cioè in presenza di listini in cui il costo base di questi acciai è diventato meno rilevante sul costo totale poiché la componente di prezzo legata agli elementi di lega ha subito aumenti progressivi che ne hanno più che triplicato il valore nel giro degli ultimi nove mesi con la conseguenza di vedere i prezzi finali più che raddoppiati.
Chiudo con uno sguardo al nickel: la situazione della disponibilità di questo materiale ha condizionato il prezzo negli ultimi sette-otto mesi. Con l’arrivo dello scorso inverno i prezzi avevano avuto una significativa spinta al rialzo, spinta che poi si è parzialmente esaurita tra febbraio e marzo scorsi, ma che poi ha visto una nuova fiammata con l’arrivo della primavera. Quindi abbiamo assistito ad un altro ritracciamento importante con la perdita di tutte le medie mobili principali sul settimanale. Ma nei fatti vediamo le quotazioni attuali una seconda volta in un’area di FVG rialzista, il che fa pensare che lì si sia tornati (di fatto un doppio minimo) per prendere nuovamente liquidità e ripartire verso l’alto … tenuto conto che alcune criticità dipendono dal fatto che l’Indonesia è il maggior produttore di questo metallo e ne sta vietando l’esportazione del grezzo per questioni protezionistiche (vuole costringere le aziende a costruire raffinerie dedicate in loco). E considerato poi che il nickel rimane uno dei componenti per le batterie agli ioni di litio, è facile prevedere che anche in questo caso i prezzi attuali possano essere considerati una buy opportunity visto poi che, in area 21.200, c’è un gap che prima o poi dovrà essere ricoperto. E non è neppure l’unico lasciato per strada …
Semper fidelis.
L'autore del presente articolo è un trader privato e potrebbe essere direttamente interessato e quindi in conflitto di interesse con i lettori sugli strumenti finanziari da lui citati.
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