Il direttore responsabile Emilio Tomasini è apparso su:

Quando lo stop non stoppa: here we are again !


Viviamo da tempo in un’epoca in cui il cosiddetto “risiko bancario” si prende delle pause ma non muore mai. Sì, lo sappiamo: OPA, OPAS, M&A, fusioni e chi più ne ha più ne metta, sono scenari che si sono aperti il giorno dopo l’entrata in vigore dell’euro come moneta unica europea. Almeno per quanto riguarda il panorama bancario italiano, l’evoluzione del settore era inevitabile causa l’elevata frammentazione del settore del credito e del risparmio e i costi sempre più elevati da sostenere per poter gestire i vari asset che fanno parte di ogni istituto di credito. E ci sta pure che certe strutture, una volta trovata una dimensione di livello, non si siano limitate nel tempo a gestire il proprio orto, bensì abbiano continuato e continuano tuttora ad inseguire nuove opportunità con investimenti che rappresentano anche sfide importanti quando non battaglie fra opposte fazioni.

Fin qui tutto bene: “E’ il mercato, bellezza !” Ma più un’azienda diventa grande, più dovrebbe dotarsi di sistemi adeguati a 360°. E dal momento che le banche vivono e progrediscono grazie ai clienti (risparmiatori e no), è a loro che le varie strutture e i vari servizi offerti dovrebbero guardare: mi riferisco ovviamente ai servizi digitali che sono ormai indispensabili come il pane quotidiano. Servizi che necessitano di server e architetture informatiche di livello elevato e che dovrebbero essere oggetto di continui investimenti per essere sempre più performanti. Già … dovrebbero … specie se parliamo di realtà di primo piano.

Eccoci qui, dunque, a raccontare l’ennesima “disavventura” degli stop che non stoppano. O meglio, degli stop che spariscono improvvisamente senza lasciare alcun avviso. Questo è quanto è successo lo scorso giovedì a parecchi risparmiatori / investitori sulla piattaforma di un istituto bancario che, per quanto sia di livello top (l’istituto, non la piattaforma), non è purtroppo nuovo a débacles sulla gestione ordini di borsa. Il fattaccio si compie ad ora di pranzo di giovedì 4 giugno: pare che a causa di un'anomalia, alcuni ordini condizionati sui titoli quotati sul mercato USA siano andati ineseguiti sebbene non ancora scaduti. Peccato che il grosso degli investitori e traders (che non sono dei professionisti e che di lavoro durante il giorno fanno altro) si presume che non solo non se ne siano accorti in tempo reale (fra le pecche della piattaforma annoveriamo anche il mancato avviso di questi storni, via mail o via notifica dall’app), ma quelli di una specifica banca del gruppo non sono stati avvisati neppure da un messaggio il giorno successivo, cosa che invece è accaduta per gli utenti della capogruppo. Il messaggio ricevuto invitava poi a verificare e a valutare l'inserimento di un nuovo ordine.

Ed ecco che per i detentori di quei titoli che avevano piazzato ordini di vendita ovvero opzioni di protezione (stop loss/profit e take profit) la giornata è passata apparentemente senza entusiasmi e/o delusioni … fino a quando – visionati grafici o watchlist - non hanno scoperto che i potenziali eseguiti non si erano concretizzati. Bello “scherzo” per chi pensava di essere andato a target e che, invece, si è ritrovato con ancora il titolo in portafoglio, ma anche per chi era convinto di aver preso lo stop e invece ha visto il titolo a sua disposizione ma con un segno meno più antipatico della potenziale perdita ipotizzata.

A me, come forse ad altri lettori, questo è capitato anche con Verizon. Bruciato lo stop loss dei $ 45.17, il titolo è sceso fino a $ 44.30 per poi chiudere a $ 44.87. Personalmente me ne sono accorto in serata, quando ormai era impossibile qualsivoglia azione. Che fare quindi in casi come questi ? Chiaro, molto dipende dalla sensibilità alla perdita di ciascuno di noi. Ma la cosa più logica da fare, oltre a scrivere alla banca per lamentarsi dell’ennesima criticità, era a quel punto mettere lo stop loss sotto il minimo del giorno precedente … tra l’altro un valore che rappresenta un doppio minimo e potenzialmente una base di ripartenza. Per il resto non c’è che da attendere cosa dirà il mercato, confidando che gli stop non facciano nuovamente una brutta fine. Salvo imprevisti anche oggi chiuderà in positivo per il terzo giorno, comunque un fatto dopo le chiusure negative dei mercati di venerdì e presumibilmente di oggi. L’analisi ve l’aveva già fatta il nostro Direttore al momento dell’acquisto. A mio modesto parere la società non sta andando male: oneste metriche di profittabilità, fatturati in leggerissima crescita (ma il settore non consente miracoli) con rendimento costante negli ultimi quattro anni. Personalmente non mi aspetto miracoli, ma spazio di crescita ce ne sarebbe ancora, almeno per andare sul vecchio target e/o per cercare di non incassare una perdita sul titolo. E, del resto, anche a cavallo tra 2025 e 2026 il precedente doppio minimo sul titolo era stato da preludio ad una bella sgroppata verso l’alto.

P.S. Da noi Telecom procede … piano ma procede. Verizon viaggerà sulla stessa falsa riga ?

Considerazione (amara) a margine: ormai per fare trading si rende sempre più indispensabile l’uso di piattaforme minimamente strutturate. Poi è vero che tutti i sistemi possono “crashare”, ma almeno iniziamo a prendere in considerazione piattaforme e broker che consentano di inserire strategie sul maggior numero di mercati e che non pongano veti o regole strane per l’acquisto di questo o di quello strumento. Quelle delle banche “tradizionali” si stanno progressivamente dimostrando inadatte, poco performanti, piene di bug, incapaci di gestire le medesime strategie su mercati diversi e con tempi di latenza che talvolta possono fare la differenza come tra il giorno e la notte. Sentirsi dire che le opzioni di protezione funzionano sul mercato italiano (ma non su tutti gli strumenti), mentre per i mercati USA o si mette lo stop oppure solo il profit (perché entrambi il software non li gestisce simultaneamente) è piuttosto frustrante e disincentivante. I soldi per fare / tentare acquisizioni pare che ci siano sempre, quelli da investire per dare ai clienti strumenti con cui poter lavorare in maniera dignitosa sembra che scarseggino. Rimane il fatto che ognuno può fare ciò che vuole con i propri soldi, e ci mancherebbe ! Ma occhio, perché le abitudini cambiano e le nuove generazioni non sono già più quelle che fanno incetta di titoli di stato con la strategia del “buy and hold” che tanto comodo ha fatto per decenni a tutte le banche. Uomo avvisato ...

Semper fidelis !

L'autore del presente articolo è un trader privato e potrebbe essere direttamente interessato e quindi in conflitto di interesse con i lettori sugli strumenti finanziari da lui citati.
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