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Settimana senza ordini ma anche senza paura


La settimana appena conclusa ha fornito una risposta piuttosto chiara a una domanda che Wall Street si trascina dietro ormai da mesi: gli investimenti giganteschi nell’intelligenza artificiale stanno producendo risultati economici oppure stiamo semplicemente finanziando la costruzione della più costosa infrastruttura tecnologica della storia senza sapere quando arriveranno i ricavi?

La risposta del mercato non è stata uniforme. Microsoft e Amazon sono state premiate senza esitazioni; Meta è stata punita; Apple ha mostrato una fragilità che fino a qualche trimestre fa sarebbe stata difficilmente immaginabile. Questo significa che Wall Street ha smesso di comprare indiscriminatamente qualsiasi società pronunci la sigla AI durante la conference call. Ora pretende numeri, crescita del cloud, margini, flussi di cassa e soprattutto una relazione credibile tra capitale investito e ritorno economico.

Lo vediamo nel nostro portafoglio: l’ordine di acquisto di Micron Technology non è stato preso mentre Western è andata. Palo Alto continua a crescere insieme ad altri nomi come Datadog piuttosto che DaVita.

Quindi non dobbiamo buttare il bambino con l’acqua sporca.

Quello che mi colpisce e lo ripeto è che in realtà il mercato è ancora sui massimi e la percentuale delle azioni dell’SP500 che è superiore alla media mobile a 200 giorni è al massimo degli ultimi anni:

Le vicende di Microsoft che è volata al rialzo e di Meta che è sprofondata raccontano in realtà la stessa storia: il finanziamento dell’AI comincia dunque a incontrare il costo del capitale. E se investi e guadagni (Microsoft) allora esplodi al rialzo. Se investi e la racconti finisci nel burrone (Meta). Finché i data center venivano costruiti utilizzando esclusivamente una montagna di liquidità derivante da utili pregressi accantonati, il problema appariva lontano. Quando una quota crescente degli investimenti viene finanziata con obbligazioni, il rendimento richiesto dal mercato diventa parte integrante del calcolo economico. Benvenuti nel mondo della realtà.

Il dato macroeconomico più importante della settimana è arrivato giovedì. Il PIL reale statunitense è cresciuto nel secondo trimestre a un tasso annualizzato dell’1,5%, in rallentamento rispetto al 2,1% del primo trimestre. I contributi positivi sono arrivati dai consumi, dagli investimenti e dalle esportazioni, parzialmente compensati dalla contrazione della spesa pubblica.

Una crescita dell’1,5% non rappresenta una recessione, ma non consente neppure di parlare di un’economia lanciata a tutta velocità. Il rallentamento diventa delicato perché si accompagna a pressioni inflazionistiche ancora persistenti, aggravate dal petrolio e dalle tensioni in Medio Oriente. Il mercato si trova così davanti alla combinazione meno comoda per una banca centrale: crescita più debole, ma inflazione non abbastanza debole da consentire una riduzione dei tassi.

A livello di indici siamo sempre sui massimi e quindi poca paura.

Per questa settimana niente buy (almeno per ora) e cancelliamo l’ordine di acquisto su Micron.

Ma veniamo a diversi titoli in Italia, alcuni segnalati dal nostro modello altri richiesti dai lettori:

UNICREDIT (E BANCARI): oggi hanno tutti rotto i massimi di triangoli / rettangoli / congestioni varie. Preferirei vedere dei ritracciamenti seri prima di entrare

BANCA DESIO BRIANZA: a nasino all’insù la guardiamo volare, abbiamo dormito sulle precedenti segnalazioni, ora impensabile entrare

TENARIS: L’ultimo bilancio disponibile di Tenaris è quello del primo trimestre 2026: la semestrale sarà pubblicata il 5 agosto. I risultati evidenziano una redditività solida. I ricavi sono saliti a 3,10 miliardi di dollari, +6% su base annua e +4% sul trimestre precedente. L’EBITDA ha raggiunto 735 milioni, aumentando del 6% annuo e del 3% sequenziale, mentre il margine EBITDA è rimasto sostanzialmente stabile al 23,7%. L’utile netto è cresciuto del 9% annuo, a 564 milioni, e l’EPS è passato da 0,47 a 0,54 dollari per azione per la quotazione di New York, segnando un incremento del 14%. Il giudizio degli analisti rimane moderatamente favorevole: sulla quotazione milanese il consenso raccolto da Investing.com è Buy, con 6 raccomandazioni d’acquisto e 8 Hold, senza Sell. Il target price medio è circa 27,47 euro, con valutazioni comprese fra 22,26 e 35,72 euro. Se consideriamo il Piotroski siamo a 7 su 9 che è abbastanza raro. Io sono molto più brutale sotto il profilo tecnico: le probabilità che questa prima gamba sia l’unica sono basse per 3 ragioni: la regola del tre che vale sempre, l’oggetto sociale dell’azienda che diciamo è in sintonia con i disastri dell’area del Golfo Persico (o Arabico, un lettore ha protestato per questo e con facilità lo accontentiamo), ed infine last but not least non si vede un barlume di segnali ribassisti. Finché regge il supportone indicato nel grafico siamo a cavallo, almeno per il medio periodo. E non escludiamo di tornare di nuovo in acquisto sopra 26 euro.

 STELLANTIS: finito il ribasso ? Avevo previsto i 3,5 euro di minimo e non posso smentirmi. Però la relativa bassa volatilità fa presagire un movimento brusco, in che direzione non so, più facile al ribasso che al rialzo. Nel secondo trimestre 2026 i ricavi sono cresciuti del 13%, a 43,5 miliardi, mentre l’utile netto è tornato positivo per 293 milioni. L’utile operativo rettificato è balzato da 213 a 773 milioni, ma il margine resta un magro 1,8%; inoltre l’EPS rettificato è sceso del 20%, a 0,12 euro. Non sono numeri che scatenano l’entusiasmo degli analisti e mi è capitato di noleggiare una Fiat Grande Pandra Hybrid e mi sembrava di essere dentro la macchina di Topolino: premetto che io capisco di elmetti e non di macchine, ma se io mi sento dentro la macchina di Topolino figurarsi il vero homo italicus che mangia calcio e automobili come la marmellata sul burro. Terribile !

SAIPEM: Saipem cresce, ma il Medio Oriente rimane un buco nero. Nel primo semestre 2026 i ricavi hanno superato 7,3 miliardi, +2%, mentre l’EBITDA rettificato è salito del 9% a 836 milioni: margine dal 10,6% all’11,4%. L’utile, però, è sceso del 6% a 131 milioni e l’EPS degli ultimi dodici mesi del 5%. La società ha ridotto la previsione EBITDA 2026 da 1,9 a 1,75 miliardi. Il consenso resta Buy. Numeri buoni, visibilità meno buona. Per questo più dei bilanci e della governance conta l’analisi tecnica: la legge del 3 viene spesso dimenticata e nel caso di Saipem è già in azione. Il primo botto all’insù lo abbiamo già visto, sano ritracciamento e ora certo non si continua a scendere. Guardate le medie mobili classiche (che peraltro non servono a niente anche se tutti le guardano) come hanno cambiato direzione. Sono come delle navi da crociera, quando girano non smettono per un po’.

MICRON: cancelliamo il buy, non mi piace che ci mette troppo tempo a ripartire, mentre altre sono sulla cresta dell’onda.

LU-VE: non vende fumo: vende scambiatori e aumenta margini. Nel primo trimestre 2026 i ricavi sono saliti del 13,4% a 153,4 milioni, l’EBITDA del 16,9% a 21,4 milioni e il margine dal 13,5% al 14%. L’utile netto è balzato del 45% a 11,3 milioni, con analoga crescita dell’EPS; il portafoglio ordini, +43%, offre visibilità. Noi siamo stati stoppati ma guardate il grafico e chiedetevi / chiedetemi se una prima gamba di rialzo può finire così.

ALERION: Se sarà crisi energetica qualcuno ci guadagnerà e tanti altri ci rimetteranno. Alerion torna a beneficiare del vento, ma il debito resta il convitato di pietra. Nel primo semestre 2026 i ricavi sono aumentati del 7,5% a 83,4 milioni, l’EBITDA del 3,7% a 53,7 milioni e l’utile netto dell’11,9% a 6,5 milioni, con EPS in crescita analoga. Il margine EBITDA, tuttavia, scende dal 66,8% al 64,4% e l’indebitamento finanziario netto sale da 598,6 a 744,9 milioni. Ma se investi ti indebiti e un debito pesante fa parte di questo settore. Finché la redditività cresce tutto bene. Qui però l’analisi tecnica è più cattiva che in tutti gli altri casi. La curva dei prezzi non esprime nessuna certezza e solo la variabilità della congestione. Titolo che sicuramente non potrà crollare ma che neppure può essere definito potentemente rialzista. Se non altro i volumi sono buoni.

POSTE ITALIANE: fa di tutto tranne che spedire pacchi. Ma i margini sono ottimi. Se questa congestione viene rotta entriamo anche noi. Titolo tranquillo ma il non avere grilli per la testa di questi tempi non è da disprezzare.

TESMEC: continua a piacermi anche se siamo stoppati. Non disdegniamo di tornare sul luogo del delitto se fa una spalla degna di questo nome. Tesmec rimette la testa sopra l’acqua e la faccia è quella del turnaround. Nel primo trimestre 2026 i ricavi sono cresciuti del 7,4% a 65,9 milioni e l’EBITDA del 6,4% a 10,1 milioni; il margine scivola leggermente dal 15,5% al 15,3%. L’utile netto passa dalla perdita di 1,4 milioni a un profitto di 1,1 milioni, mentre l’EPS torna positivo a 0,002 euro. Se son rose … del resto il massimo storico l'ha toccato ed è subito ridiscesa ma sul massimo storico ci siamo sempre noi ... 

REVO: siamo dentro

CALTAGIRONE EDITORE: Bellosta numero uno non ce n'è per nessuno

STM: non vi intontisco con le storie sui microcips e il restante della solita narrativa. Posto solo il grafico del mensile: siamo sul ritracciamento del massimo storico precedente. O regge questo supporto (come sta reggendo) o andiamo tutti a casa.

L’autore del presente articolo è iscritto all’Ordine dei Giornalisti e non detiene gli strumenti oggetto delle sue analisi.
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