L'equity risk premium è qualcosa che i miei studenti hanno sempre faticato a capire. E io stesso 40 e passa anni fa mi ci sono scontrato.
In una parola l'equity risk premium è il tasso di rendimento atteso che gli sceicchi richiedono per comprare azioni. Ci sono due vincoli: se c'è troppo rischio in giro per il mondo gli sceicchi vogliono un alto rendimento e il secondo vincolo è più sottile. Chi glielo fa fare ai nostri sceicchi di investire in azioni Nasdaq al 4% quando il rendimento del decennale USA te lo regala senza rischio ?
Quando il mercato azionario americano sale per anni più degli altri, la tentazione è quella di attribuire il risultato esclusivamente alla maggiore qualità delle società quotate a Wall Street. In parte è vero: gli Stati Uniti ospitano imprese con margini elevati, forte generazione di cassa, leadership tecnologica e una capacità di crescita difficilmente riscontrabile negli altri listini. Il problema nasce quando queste qualità vengono pagate a un prezzo tale da ridurre sensibilmente la remunerazione offerta all’investitore per il rischio assunto.
Il grafico di seguito mostra proprio questo fenomeno attraverso l’equity risk premium, dato che nell’immagine misura quanto rendimento aggiuntivo offrono teoricamente gli utili azionari rispetto a un rendimento reale decennale di riferimento. Negli Stati Uniti il premio è sceso al 2,7%, contro il 3,1% dell’Australia, il 4,9% del Regno Unito, il 5,7% dell’area euro e il 6% del Giappone.
In termini pratici, chi acquista azioni americane riceve oggi una remunerazione aggiuntiva piuttosto contenuta rispetto al rendimento reale decennale di riferimento, soprattutto se confrontata con il premio riconosciuto dagli altri principali mercati sviluppati. Questo dato non anticipa necessariamente un ribasso immediato dell’S&P 500, ma segnala che il margine di sicurezza incorporato nelle quotazioni è diventato sottile e che eventuali delusioni sugli utili potrebbero essere accolte con maggiore severità.
La prospettiva storica rende il quadro ancora più interessante. Il premio per il rischio americano era molto elevato all’inizio degli anni Ottanta, è diminuito durante la lunga espansione degli anni Novanta e ha raggiunto livelli estremamente compressi in prossimità della bolla tecnologica. Dopo la crisi finanziaria del 2008 era tornato a salire, offrendo una remunerazione più generosa a chi accettava il rischio azionario. Negli ultimi anni, invece, la linea statunitense ha ripreso a scendere con decisione.
Wall Street merita certamente una valutazione superiore rispetto a Londra, Tokyo o Francoforte. I grandi gruppi tecnologici americani hanno bilanci solidi, vantaggi competitivi difficilmente replicabili e una crescita degli utili che giustifica multipli elevati. Una parte rilevante di questi elementi positivi, tuttavia, appare già incorporata nei prezzi, tanto che il mercato deve continuare a produrre risultati eccellenti semplicemente per confermare le aspettative correnti.
Europa, Regno Unito e Giappone risultano più convenienti in base a questa misura, ma il maggiore premio può riflettere una crescita economica inferiore, una minore presenza tecnologica e problemi strutturali che da anni pesano sulle valutazioni. Quello che possiamo cogliere dal grafico, quindi non è un segnale di vendita degli USA in favore di qualsiasi mercato più economico, piuttosto l’indicazione che Wall Street rimane il listino con molte delle migliori aziende del mondo, ma è anche quello nel quale l’investitore viene pagato meno per il rischio di averle acquistate a valutazioni troppo generose.
L’autore del presente articolo è iscritto all’Ordine dei Giornalisti e non detiene gli strumenti oggetto delle sue analisi.
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