NASDAQ100 WEEKLY - Il nuovo massimo storico di venerdì sul Nasdaq100 fa felice il nostro Portafoglio...


SEGNALI DI ENTRATA E DI USCITA DEL MODELLO QUANTITATIVO LOMBARD PER IL TRADING SULLE AZIONI NASDAQ TIME FRAME SETTIMANALE. ESCE OGNI INIZIO SETTIMANA.

IL REPORT SI COMPONE DI SEGNALI DI ACQUISTO PER NUOVE POSIZIONI E DI AGGIORNAMENTO PER I TITOLI GIA' PRESENTI IN PORTAFOGLIO.
ASTENERSI PRIMA DI AVERE COMPRESO CON ESATTEZZA IL PROFILO DI RISCHIO E LE CARATTERISTICHE TECNICHE DEL SERVIZIO CON LA LETTURA DELLE SPIEGAZIONI POSTE NELLA DICITURA "Il Portafoglio LombardReport": (clicca qui >>>
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Euforia senza limiti sui listini azionari USA in una settimana di contrattazioni “corta”, a causa della festività del Martin Luther King Day nella giornata di lunedì scorso, ma favoriti anche dalle dichiarazioni trionfalistiche riportate dal presidente Trump al Forum di Davos nel quale per tutta la settimana appena trascorsa sono convenuti i “potenti politici ed economici” dei paesi più industrializzati, ma di questo parleremo nei prossimi paragrafi. Se da un lato è molto discutibile parte della politica adottata dal Presidente, dall’altra è innegabile la sua proverbiale capacità di enfatizzare e pubblicizzare la supremazia USA a tutti i livelli (economico, politico, finanziario, militare, ecc.), la stranezza risiede sulla tempistica di queste dichiarazioni dal sapore elettorale (conoscendo il soggetto) che comunque si collocano a circa 10 mesi dalle elezioni ed in un mercato azionario iperteso. Molto probabilmente avrà ancora qualche freccia da giocarsi nel prossimo futuro per riuscire a mantenere così in alto la fiducia degli investitori internazionali nei confronti degli Stati Uniti.

Anche la stagione delle trimestrali sta dando una mano ai mercati ma non in modo così eclatante. Fino ad oggi circa il 25% delle Società ha pubblicato i propri risultati economici, delle quali ben il 68,2% sopra le attese degli analisti ma con percentuali di crescita minime, con utili intorno al + 1% anno/anno, secondo il rapporto di Refinitiv. La prossima settimana si preannuncia volatile sotto questo punto di vista, in quanto più di 135 aziende dell’indice S&P500 riportano i dati economici nella prossima settimana, con una forte attenzione alla tecnologia, agli industriali e ai titoli di consumo. Tra quelli che riguardano il listino NASDAQ100 troviamo APPLE, AMD, EBAY che riferiscono martedì, MICROSOFT, FACEBOOK, PAYPAL mercoledì, e molte del settore “healthcare” nella giornata di giovedì.

Nell’ultimo giorno di contrattazioni, venerdì, che ha visto un’apertura in gap up dei listini, la notizia che il Centers for Disease Control ha confermato che un secondo paziente negli Stati Uniti è stato infettato dal coronavirus ha, de facto, aperto la danza delle vendite (in verità molto contenute rispetto alla chiusura precedente). Nulla di strano o di anormale, la notizia in sé è stato solo un piccolo (per il momento) pretesto per portare a casa un po' dei buoni guadagni accumulati nell’ultimo periodo. Diverso sarà il tenore se inizieranno ad uscire notizie più allarmanti sul coronavirus e se i funzionari sanitari saranno in grado di contenere l'epidemia mentre si diffonde fuori dalla Cina. In questo caso (sicuramente non augurabile e da scongiurare) i primi ad essere colpiti saranno le aziende dei settori legate ai viaggi, come hotel, casinò, compagnie di crociera, produttori di beni di lusso e compagnie aeree.

Passiamo pure ai “numeri” della settimana appena trascorsa, iniziando dall’indice che continua ad essere il più performante, il NASDAQ100 che ha aggiornato anche venerdì il proprio massimo storico a 9272.37 andando a chiudere le contrattazioni a 9141.47 perdendo il – 0,35%, con un profit da inizio anno del 4,68%. A seguire l’indice S&P500 che nella giornata di mercoledì scorso ha aggiornato il massimo storico a 3337.77 chiudendo la settimana a 3295.47 perdendo il - 1,03% e portando il profit da inizio anno a + 2,00%. Infine l’indice DOW JONES l’unico indice che in settimana non ha fatto registrare un nuovo massimo storico che rimane fermo a 29373.62 per poi chiudere le contrattazioni a 28989.73 perdendo il - 1,22% e con un profit da inizio anno del + 1,58%. Di seguito i relativi grafici:

ORO INDEX

Prosegue anche in questa settimana la fase di lateralità dei valori della commodity. A differenza di due settimane orsono nella quale i valori avevano testato il supporto in area 1540 $/oz. in questa appena trascorsa oltre alla tenuta di detto supporto il metallo prezioso ha provato a portarsi in area 1580 $/oz. ultimo massimo di inizio gennaio, senza contare “l’exploit” del giorno 8 gennaio, a 1611.52 $/oz., prontamente rientrato nella stessa giornata fino a 1560 $. Il massimo di 1576 $/oz. di venerdì è stato favorito da prese di beneficio sull’azionario e pertanto dovrà essere rotto e confermato nelle prossime sedute.

A livello operativo, le possibilità possono essere due, la prima è quello di poter adottare una strategia aggressiva con acquisto (moderato) sulla rottura confermata di area 1580 $/oz. con STOP IN CHIUSURA sotto i 1535 $/oz., oppure (ed è quella che preferiamo) un acquisto in area 1545/1540 $/oz. con STOP in area sotto i 1500 o sotto i 1480 $/oz. per i più ardimentosi. Di seguito il grafico weekly dell’ORO INDEX:

LA POLITICA USA DI DONALD TRUMP

WORLD ECONOMY FORUM

In settimana, le prime pagine delle principali testate economiche internazionali sono state monopolizzate dal World Economy Forum, meeting annuale che riunisce a Davos (Svizzera) i grandi della politica e dell’economia mondiale.

Particolare attenzione è stata rivolta all’incontro di inizio settimana tra Donald Trump e Ursula von der Leyen, finalizzato ad abbozzare una trattativa per un dettagliato accordo commerciale Washington-Bruxelles. L’inquilino della Casa Bianca ha usato sia il bastone che la carota nei confronti dell’Unione. Da un lato, ha definito la conversazione proficua ed ha assicurato che entrambe le parti vogliono giungere ad una conclusione positiva, dall’altro, ha definito Von der Leyen una “negoziatrice inflessibile” e ha avvertito la stampa internazionale che, in caso di mancata intesa, è pronto a colpire l’economia europea a suon di dazi al 25% in un settore nevralgico come quello automobilistico.  

L’UE è certamente interessata a “limitare i danni” dopo la firma dell’accordo USA-CINA che, secondo un attendibile studio del think tank (centro studi) tedesco “Kiel Institute for the World Economy”, potrebbe costarle circa 11 bilioni di dollari nel 2021, con marcate ripercussioni in diversi settori, su tutti: aeronautico, automobilistico, industriale, farmaceutico e agricolo. Germania e Francia i paesi più esposti alle ripercussioni.

A scatenare le ostilità, l’annuncio dell’Eliseo di voler imporre la cosiddetta “digital tax”, una tariffa al 3% rivolta ai colossi statunitensi del web come Facebook, Google, Apple e Amazon. In risposta a questa misura definita “discriminatoria”, gli USA avevano minacciato imposte del 100% su beni di lusso transalpini come vino, formaggio e trucchi. In seguito ad un incontro avvenuto a metà settimana a Davos, un importante avvicinamento tra Trump e il presidente francese Emmanuel Macron ha evitato, almeno momentaneamente, una temuta guerra sui dazi tra i due Paesi. Macron si è impegnato a rinviare l’introduzione della “digital tax” e Trump a non reagire con dazi punitivi.

A margine dell’accordo il Ministro delle Finanze francese, Bruno Le Maire, ha dichiarato: “Ora abbiamo un accordo, ma la negoziazione rimane complessa: ci sono dettagli che dobbiamo risolvere”, che poi ha specificato come non si tratti di una definitiva archiviazione della discussione, ma di un semplice rinvio, con ogni probabilità alla prossima riunione Ocse prevista per il 29 o 30 gennaio.

Non è un segreto che l’imposizione della “digital tax” sia stata ventagliata anche da altre nazioni europee come Regno Unito e Italia, oltre che Austria e Repubblica Ceca (quest’ultima sarebbe addirittura pronta ad arrivare, seppur temporaneamente, ad una tariffa record del 7%). Per questo, il Segretario al Tesoro statunitense, Steven Mnuchin, ha preventivamente avvisato Londra e Roma che ripercussioni economiche si abbatteranno su qualunque governo abbia intenzione di imitare Parigi, poi a margine dell’evento tenutosi presso il centro studi di Chatham House a Londra, ha dichiarato di essere ottimista sul potenziale di un accordo commerciale tra gli Stati Uniti e la Gran Bretagna: "Sono abbastanza ottimista e siamo concentrati nel cercare di farlo quest'anno perché pensiamo che sia importante per entrambi". Al netto della dichiarazione diplomatica, ogni commento a questa situazione è superfluo, i “padroni del mondo” hanno già deciso !

Sempre a metà settimana a Davos, Trump ha rilasciato alcune dichiarazioni circa gli obiettivi di politica interna da perseguire nell’immediato futuro. Innanzitutto si è soffermato sulle riforme attuate nel campo della salute, dicendo: “ci siamo sbarazzati del programma “individual mandate” (il livello base di copertura assicurativa sanitaria che, in base all’Obamacare, ogni cittadino USA avrebbe dovuto possedere), le persone non se lo potevano permettere e non lo volevano in quanto erano costrette a pagare una quota per non ricevere alcuna assistenza sanitaria”.  Dopodiché, ha annunciato la promessa di una norma che attuerà: “entro i prossimi 90 giorni un taglio di tasse molto consistente per la classe media”. Infine, in un’intervista a CNBC, ha criticato l’operato della FED (come poteva mancare), dichiarando che: “senza il consistente aumento dei tassi di interesse da parte della banca centrale, gli USA avrebbero chiuso il 2019 con una crescita del PIL al 4%” definendo tale strategia: “un grande errore”.

Sempre a proposito di tassi Trump ha rincarato la dose chiedendo ad alta voce chi stia comprando il debito a rendimento negativo europeo. Potrebbe essere sorpreso nel sapere che nei conti pensionistici americani ce n'è in abbondanza. Così si è espresso nell’intervista alla CNBC: "Voglio sapere chi sono queste persone, chi sono le persone che acquistano e investono in Germania e finiscono per riavere meno soldi in quel determinato periodo". Tanto per cominciare, BlackRock, Capital Group e Vanguard Group, tra i maggiori gestori patrimoniali statunitensi, sono i primi tre detentori del BUND (titolo di stato decennale) tedesco con scadenza agosto 2029. Rende uno 0,30% negativo ed un gran ammontare è parcheggiato nei fondi di queste aziende, che costituiscono le componenti principali dei portafogli pensionistici. Il Comparto Total International Bond Index di Vanguard, con circa 140 miliardi di dollari di attività a fine anno in tutte le classi di azioni degli investitori, deteneva oltre 900 milioni di dollari di questo particolare titolo tedesco. Ciò lo ha reso la maggiore partecipazione del portafoglio. La versione dell'ETF del fondo, che rispecchia la composizione del fondo comune di investimento gemello, ha visto il suo afflusso annuale più grande di sempre, nello scorso anno, raggiungendo circa gli 11 miliardi $. In totale ci sono circa 22 miliardi di euro (24 miliardi $) investiti nel BUND scadenza agosto 2029. La sua cedola (quindi il pagamento degli interessi che i debitori forniscono ai creditori ogni anno) è dello 0%, sebbene il rally del prezzo del titolo ha portato il rendimento, in questo periodo per gli acquirenti, in negativo. I rendimenti sotto lo zero non significano necessariamente rendimenti negativi. Se la domanda dovesse far aumentare ancor più il prezzo (il che porterebbe il rendimento più profondamente in negativo) gli investitori potrebbero trarre profitto dalle plusvalenze. Alcuni investitori statunitensi acquistano anche debito estero su una base coperta, utilizzando strumenti come gli swap per rimuovere il rischio di cambio. A causa dei differenziali di tasso, tale processo può comportare un rendimento superiore allo zero.

Infine, come accaduto in altre occasioni, anche a Davos i principali protagonisti (antagonisti) del dibattito sul cambio climatico sono stati il presidente statunitense Trump e l’attivista svedese Greta Thunberg, significativamente invitata in Svizzera. Il tycoon ha inaugurato il meeting usando subito toni belligeranti nei confronti degli ambientalisti, definiti genericamente “perenni profeti di sventura” e “allarmisti portatori di previsioni apocalittiche”. A dargli man forte, ci ha pensato il suo Segretario al Tesoro Steven Mnuchin, che, rivolgendosi direttamente a Greta Thunberg, ha dichiarato: “prima di impartire consigli, dovrebbe studiare economia all’università”. L’attivista ha risposto via Twitter che non serve una laurea in economia per comprendere l’emergenza in atto, poi è passata al contrattacco: “o (Mnuchin) chiarisce come contenere il riscaldamento globale oppure spieghi alle generazioni future e a coloro che sono già stati colpiti dall’emergenza climatica perché dovrebbero abbandonare il loro impegno”.

A fine settimana, anche gli scienziati del clima presenti al Forum hanno voluto controbattere alle accuse dell’amministrazione USA, pubblicando una nota congiunta in cui hanno sottolineato che il loro ruolo consiste semplicemente nell’”evidenziare l’esistenza di un’emergenza climatica”. Il Segretario al Tesoro statunitense ha corretto il tiro in zona Cesarini, dichiarando: “le nostre politiche ambientali sono fraintese: il presidente è a favore di un ambiente pulito”. Anche su questo argomento, al netto delle cadute di stile di Mnuchin, i “padroni del mondo” hanno deciso che a loro dell’emergenza climatica non gliene frega un bel niente.

IMPEACHMENT

A metà settimana è iniziata al Senato la fase processuale dell’impeachment. Dopo una lunga (12 ore) e accesa “querelle” iniziale tra accusa (dei democratici) e difesa, i repubblicani hanno fatto valere la maggioranza di cui dispongono nella camera più alta del Congresso (53 rappresentanti contro 47) approvando una risoluzione del loro leader, Mitch McConnell, che, in sostanza, detta le regole del procedimento. Una significativa prova di compattezza che ha concesso al presidente Trump di tirare un sospiro di sollievo.

Al contempo, sono stati respinti tutti gli 11 emendamenti alla risoluzione proposti dal leader democratico in Senato, Chuck Schumer, che avanzavano due richieste principali: in primis, la consegna di importanti documenti, tuttora non concessi dalla Casa Bianca, quali gli scambi intercorsi tra Trump e il presidente ucraino Zelenskyj; in secondo luogo, la testimonianza di John Bolton, ex consigliere per la sicurezza nazionale dell’amministrazione Trump, e Mick Mulvaney, capo dello staff della Casa Bianca. L’assenza di questi elementi, preziosi per evidenziare eventuali pressioni illecite di Trump, delineano una rapida archiviazione dell’impeachment. Il tycoon spera di concludere tutto entro il 4 febbraio, data del suo discorso alla nazione.

Nella giornata di venerdì 24 u.s., i deputati democratici hanno esaurito le 24 ore cumulative di arringa nei 3 giorni a loro disposizione per convincere il Senato a rimuovere Trump dalla carica di presidente. I manager dell’impeachment hanno definito Trump un “presidente pericoloso”, accusandolo di abuso di potere e di ostruzione al Congresso nel corso delle indagini sul suo operato, sostenendo che tali comportamenti potrebbero reiterarsi in caso di conferma dell’incarico. La procedura di condanna è comunque un’ipotesi improbabile: per raggiungere la soglia dei 67 voti necessari ad avviarla, i democratici necessiterebbero di 20 voti repubblicani. Da sabato 25 a lunedì 27 gennaio, la difesa di Trump avrà a sua volta a disposizione 24 ore di tempo per replicare.

LA CINA RISPONDE

Sempre a Davos, molti leader di aziende americane hanno espresso la propria preoccupazione circa l’impatto economico, e non solo, di un’eventuale diffusione del coronavirus oltre i confini cinesi.

A fine settimana, il ministero delle finanze di Pechino ha rassicurato la comunità economica internazionale, dichiarando di avere investito 145 milioni di dollari a supporto della provincia di Hubei, focolaio (per ora circoscritto) dell’epidemia. Tra le misure emergenziali più significative, l’impegno a costruire, entro l’inizio della prossima settimana un ospedale da 1000 posti letto a Wuhan, capitale della regione. Inoltre, è stato istituito il coprifuoco in 10 città cinesi aventi un totale di circa 33 milioni di abitanti. A fine settimana, il direttore generale dell’Organizzazione mondiale per la salute, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha derubricato l’emergenza come “cinese e non ancora mondiale”, ma non sono escluse evoluzioni. A tutt’oggi i morti accertati sono 56 ed i contagiati oltre 2000 persone.

LA POLITICA DELLA FEDERAL RESERVE

La FED si riunisce martedì 28 e mercoledì 29 p.v. Il presidente, Jerome Powell, dovrebbe sottolineare che la Fed rimane su un percorso politico neutrale e che cambierebbe solo se ci fosse un cambiamento significativo nelle prospettive economiche. Pertanto tassi fermi e continuazione del suo attuale programma di acquisto di buoni del Tesoro.

Riguardo la politica monetaria della Fed, in settimana è stata rilasciata una significativa dichiarazione in merito all’eventuale applicazione dei tassi di interesse negativi, misura attualmente più discussa. Larry Kudlow, principale consigliere economico di Trump, si è detto contrario a perseguire tale strategia, a suo avviso “non sostitutiva di politiche fiscali che stimolino la crescita economica”. “Imporre tassi negativi e stampare denaro non funziona: servono tagli delle tasse, incentivi alle persone che vogliono lavorare di più”. Tale dichiarazione è particolarmente rilevante, in quanto contrasta con la posizione da tempo espressa dal presidente statunitense. Ha infine pronosticato una crescita del PIL statunitense attorno al 3% nel 2020.  

DATI MACROECONOMICI

Pochi, ma importanti, i dati macroeconomici usciti negli ultimi sette giorni. A metà settimana, è stato pubblicato l’indice sulla vendita delle case esistenti, passato dai 5,35 milioni del mese di novembre ai 5,54 di dicembre e sopra le aspettative, che lo davano a 5,43 milioni. A seguire il Chicago Fed National Activity Index di Dicembre che ha segnalato una crescita significativamente sotto trend (-0.35 da prec +0.41 e vs attese per +0.13).

A fine settimana, è stato il turno di tre importanti indici preliminari dell’agenzia Markit riferiti al mese di gennaio. Negativo il Manufacturing PMI, in calo a 51,7 punti rispetto ai precedenti 52,4 e sotto le aspettative, che lo davano in crescita a 52,5. Positivi, invece, sia il Services PMI, salito da 52,8 a 53,2 punti e sopra gli attesi 52.9, sia il PMI Composite, passato dal precedente 52,7 all’attuale 53,1 nonostante un calo atteso a 52,5.

I primi due indicatori rilevano rispettivamente le condizioni commerciali nel settore manifatturiero e dei servizi. Il terzo consiste in una rilevazione della fiducia dei dirigenti delle principali aziende manifatturiere e di servizi circa lo stato di salute generale del sotto-settore di appartenenza (ogni risposta è ponderata in base al contributo dell'azienda alla produzione totale).

COMMENTI DAL MONDO ECONOMICO

Argomento topico del World Economic di Davos è stato, senza dubbio, l’impatto del cambiamento climatico sulla finanza. A pochi giorni dall’inizio del meeting internazionale, Larry Fink, presidente e CEO di BlackRock, la società di investimenti più grande al mondo, ha pubblicato la sua annuale lettera aperta alle aziende più importanti del pianeta, in cui ha lanciato un monito sui rischi finanziari legati al cambiamento climatico, definiti “più gravi di qualsiasi crisi affrontata in carriera a Wall Street”. Secondo il CEO di Blackrock, il cambio del clima porterà a “un fondamentale rimodellamento della finanza”. Fink si è rivolto anche alla politica, sottolineando l’urgenza di elaborare piani a lungo termine per affrontare una transizione energetica che potrebbe durare tra i 40 e i 50 anni e avere ripercussioni su molte persone.   

Mentre a proposito dei tassi di interesse negativi abbiamo raccolto le seguenti testimonianze. Jamie Dimon, amministratore delegato di JP Chaorgan & Co., ha messo in dubbio la logica dell'acquisto di debito a rendimento negativo. In un'intervista alla CNBC a Davos ha dichiarato: ”non avrei mai acquistato un simile debito, se non ne fossi stato costretto". Le osservazioni parlano di come il mondo del reddito fisso è stato ribaltato negli ultimi anni, con i principi di investimento di vecchia data messi in discussione. Al suo apice, ci fu una scorta record di 17 trilioni $ di titoli a rendimento negativo a livello globale, dopo anni di acquisti di obbligazioni da parte della BCE e della Banca del Giappone per sostenere le loro economie. Le obbligazioni tedesche con scadenza dai 2 ai 15 anni, hanno un rendimento inferiore allo zero. L'attuale rendimento a 10 anni è di circa meno 0,30%, mentre il tasso del Tesoro USA a scadenza simile è dell'1,75%.

Peter Boockvar, Chief Investment Officer presso Bleakley Advisory Group, afferma: "La bolla delle obbligazioni sovrane è la più grande di sempre e gli americani, attraverso i loro fondi pensione, sono tra i più grandi proprietari di debito a rendimento negativo".

Concorda anche Jacob Frenkel, presidente della multinazionale newyorchese di servizi finanziari J.P. Morgan Chase, che ha dichiarato: “mantenere i tassi d’interesse bassi per troppo tempo crea distorsioni in quanto incoraggia gli investitori a prendersi maggiori rischi perché in cerca di rendimenti più elevati”.

Di tutt’altro avviso Scott Minerd, capo dell’ufficio investimenti della società di consulenza finanziaria Guggenheim Partners. “Il mercato continua a essere in rialzo finché le banche centrali mantengono i rubinetti della liquidità finanziaria aperti: il rally dovrebbe continuare per tutto il 2020, non vedo perché non si possa solamente continuare a spingere verso l’alto i prezzi dei titoli. Dopo tutte le critiche ricevute (da Trump), la FED esiterà molto prima di alzare nuovamente i tassi”.

PORTAFOGLIO AZIONARIO

SHHHH….. non lo dite forte ma questa settimana abbiamo fatto BOOOOOM su altri quattro titoli del nostro Portafoglio azionario. Il tanto amato e desiderato “tozzo di pane” l’abbiamo portato a casa, il resto in cantina per quando ci troveremo “sotto attacco” e dovremo andare ad attingere le scorte.

COSTCO WHOLESALE, MONDELEZ, PAYCHEX e T-MOBILE US le perle settimanali da ringraziare. Peccato, ma senza rimpianti sul titolo INCYTE, sul quale non abbiamo raggiunto il target per 30 cts. $ (qualche giorno fa) ed ora è tornato intorno alla parità. Godiamoci il viaggio e buttiamo un occhio sulle trimestrali economiche che verranno pubblicate (in settimana) su due titoli del Portafoglio, mentre altri due titoli sono in rampa di lancio per lunedì. Aggiornamento sul Portafoglio LombardReport. Alla prossima.

VARIAZIONI IMPORTANTI SUI TITOLI DEL NASDAQ100 NELLA SCORSA SETTIMANA

ALEXION PHARMA – 7,06%. Nessuna notizia particolare su questa Società tale da far riportare questa perdita a meno che, qualcuno, non abbia saputo in anticipo i risultati economici trimestrali previsti in uscita il giorno 30 gennaio p.v., i quali prevedono un utile tra 2,53 e 2,56 $/az. e ricavi tra 1,30 e 1,34 mld $, il che si tradurrebbe in un aumento, rispettivamente, del 19% anno/anno e di oltre il 15% rispetto al precedente trimestre. Fate conto che molti analisti ritengono il titolo nettamente sottoquotato con raccomandazione di BUY con prezzo obiettivo a fine anno di 162 $. Rispetto alla chiusura di venerdì scorso parliamo di...... appena il + 54% !!! Vedremo chi avrà ragione.

AMGEN – 6,58%. Identica situazione di Alexion per codesta Società. Pubblicazione dei risultati economici trimestrali il prossimo 30 gennaio con gli analisti che raccomandano il BUY sul titolo, con prezzo obiettivo a 260 $/az. per Oppenheimer ed Evercore ISI e 275 $/az. per Citi.

COMCAST - 6,13%. La Società di media e tecnologia attiva nei settori comunicazioni via cavo, reti via cavo, televisione broadcast, intrattenimento filmato e parchi a tema, ha registrato utili del 4 ° trimestre 2019 di $ 0,79 per azione su ricavi di $ 28,4 miliardi. La stima degli utili per consenso era di $ 0,75 per azione su ricavi di $ 28,2 miliardi. Il numero di utili inferiori è stato di $ 0,78 per azione. Le entrate sono cresciute del 2,0% su base annua. Nonostante tutto il valore del titolo è stato penalizzato e, per nostra fortuna, abbiamo raggiunto il target prima della pubblicazione dei dati, così come auspicato, in quanto la percezione del mercato riguardo i dati economici sono sempre un terno al lotto.

CITRIX SYSTEMS + 9.42%. La Società che offre soluzioni di virtualizzazione, networking e infrastruttura cloud, ha registrato guadagni del 4 ° trimestre 2019 di $ 1,76 per azione su ricavi di $ 809,8 milioni. La stima degli utili per consenso era di $ 1,68 per azione su ricavi di $ 801,8 milioni. Il numero di utili inferiori è stato di $ 1,76 per azione. Le entrate sono cresciute dell'1,0% su base annua. La società ha dichiarato nella sua lettera di utili che prevede guadagni non GAAP del primo trimestre da $ 1,15 a $ 1,20 per azione su ricavi da $ 730,0 milioni a $ 740,0 milioni e guadagni del 2020 da $ 5,35 a $ 5,55 per azione su ricavi da $ 3,10 miliardi a $ 3,13 miliardi. L'attuale stima degli utili per consenso è di $ 1,23 per azione sui ricavi di $ 744,2 milioni per il trimestre che termina il 31 marzo 2020 e $ 5,43 per azione sui ricavi di $ 3,10 miliardi per l'esercizio chiuso al 31 dicembre 2020.

INTEL + 14,88%.  La Società produttrice di chip e semiconduttori ha registrato guadagni del 4 ° trimestre 2019 di $ 1,52 per azione su ricavi di $ 20,2 miliardi. La stima degli utili per consenso era di $ 1,24 per azione su ricavi di $ 19,2 miliardi. Il numero di utili inferiori è stato di $ 1,31 per azione. Le entrate sono cresciute dell'8,3% su base annua. La società ha dichiarato di prevedere un utile del primo trimestre di circa $ 1,30 per azione su ricavi di circa $ 19,0 miliardi e un utile del 2020 di circa $ 5,00 per azione su ricavi di circa $ 73,50 miliardi. L'attuale stima degli utili per consenso è di $ 1,05 per azione sui ricavi di $ 17,24 miliardi per il trimestre conclusosi il 31 marzo 2020 e $ 4,72 per azione sui ricavi di $ 72,07 miliardi per l'anno conclusosi il 31 dicembre 2020.

MARRIOTT INTL – 6,15%. Il titolo è stato penalizzato questa settimana a causa delle dichiarazioni del proprio CEO, Arne Sorenson, che dal Forum di Davos ha detto: “Non sorprende che Hong Kong sia un mercato molto debole oggi, le previsioni di guadagni a Hong Kong saranno in calo del 50% nel primo trimestre di quest’anno rispetto a un primo trimestre stabile dell’anno scorso”. Ricordiamo che per oltre un anno e mezzo, le proteste antigovernative hanno attanagliato questa città, tenendo i residenti chiusi nelle loro case e i turisti lontani e facendo precipitare l’economia di Hong Kong in una recessione. A ciò si aggiunga ora il fatto che venerdì, a causa del Coronavirus, il governo cinese ha ordinato a tutte le agenzie di viaggio di sospendere le vendite di tour nazionali e internazionali. In settimana sono state aperte notevoli operazioni di trading in opzioni sulle scadenze di febbraio (14 e 20) con aperture di posizioni PUT creando un rapporto PUT/CALL di 2,36.

REGENERON – 10,53%. Nessuna notizia di rilievo sul titolo se non che la Società ha detto a Bloomberg, in un commento via e-mail, che prevede di applicare le sue tecnologie per lavorare su un trattamento per il nuovo coronavirus scoperto in Cina.

TESLA + 10,64%. Impressionante leggere questi numeri sul titolo che in intraday è arrivato a guadagnare fino al + 16,45% e da metà dicembre 2019 ad oggi ha guadagnato il + 65,88%. Anche i rapporti dei più riluttanti analisti sulla Società hanno dovuto alzare il proprio prezzo obiettivo, comunque ben al di sotto della quotazione di chiusura di venerdì pari a 564 $/az., mettendo in discussione la sua attuale valutazione e percezione come società tecnologica. In attesa dei dati economici trimestrali previsti in uscita il prossimo 29 gennaio che prevedono utili per azione a 1,65 $ e ricavi per 7 mld $., la Società attualmente capitalizza oltre 100 mld $ superando Volkswagen e solo dietro Toyota, ma TESLA nel 2019 ha venduto solo 367.500 auto, contro i 10,8 milioni di veicoli di Volkswagen venduti nel 2018. Purtroppo l’abbondante liquidità presente sui mercati porta, a volte, a perseguire un rischio irrazionale.    

TRIP.COM – 18,08%. La Società fornitrice di prenotazioni aeree e alberghiere online con sede a Shanghai ha visto crollare le proprie quotazioni azionarie a causa del Coronavirus, l’influenza aviaria che ha già causato morti di 56 persone ed oltre 2000 infette e che si prevede in aumento. Il proliferarsi di questa malattia arriva durante la stagione dei viaggi delle vacanze di Capodanno lunare in Cina, il che aumenta il rischio di diffusione del virus e dissuade i vacanzieri dal viaggiare, a detrimento degli affari di Trip.com. 

UNITED AIRLINES – 8,70%. La Società di trasporto aereo ha registrato guadagni del 4 ° trimestre 2019 di $ 2,67 per azione su ricavi di $ 10,9 miliardi. La stima degli utili per consenso era di $ 2,64 per azione su ricavi di $ 10,9 miliardi. Il numero di utili inferiori è stato di $ 2,72 per azione. Le entrate sono cresciute del 3,8% su base annua.

WYNN RESORT – 11,12%. La Società che possiede un casinò nella regione di Macao in Cina, ha visto scendere le proprie quotazioni, dopo che l'amministratore delegato della regione non avrebbe escluso la possibilità di chiudere l'enclave del gioco a causa dello scoppio mortale del Coronavirus. Purtroppo la coincidenza con la celebrazione del Capodanno cinese, della durata di due settimane, che inizierà il 25 gennaio prossimo, porterà a pesanti cancellazioni delle prenotazioni e delle visite.


ORDINI DI ACQUISTO NUOVE POSIZIONI DELLA SETTIMANA (1/27/2020)

* 1/27/2020 BKNG (BOOKING HOLDING) Acquista limit prezzo 2006.77 - Dopo acquisto Vendi stop prezzo 1705.75 e Vendi limit prezzo 2147.24

* 1/27/2020 DLTR (DOLLAR TREE) Acquista limit prezzo 89.54 - Dopo acquisto Vendi stop prezzo 76.11 e Vendi limit prezzo 95.81

A cura di SANDRO MANCINI

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