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Ultima puntata: completiamo il portafoglio e scopriamo dove sta il vero lavoro del gestore


Fondo di fondi, ultima puntata: completiamo il portafoglio e scopriamo dove sta il vero lavoro del gestore

Siamo arrivati all'ultima puntata.

Nelle prime tre settimane abbiamo aperto, pezzo dopo pezzo, l'85% di un fondo di fondi reale. Abbiamo incontrato azionario americano, Europa, mercati emergenti, gestione attiva e passiva, una strategia quantitativa che utilizza anche l'intelligenza artificiale, un fondo Multi Asset, una componente tematica legata alla transizione energetica e persino un piccolo obbligazionario a breve termine.

Alla fine della terza puntata una prima idea aveva già cominciato a prendere forma: questo portafoglio non sembra essere costruito semplicemente premiando i fondi che hanno guadagnato di più.

Anzi, avevamo trovato alcuni degli strumenti più aggressivi confinati a pesi relativamente piccoli e, al contrario, una parte consistente del capitale affidata a strategie meno spettacolari in termini di performance assoluta, ma molto più interessanti quando introducevamo i due indicatori che ci accompagnano ormai da diversi capitoli: Ulcer Index e Martin Ratio. Nel riepilogo della terza puntata eravamo arrivati precisamente all'85% del patrimonio.

Oggi manca l'ultimo 15%.

E finalmente possiamo completare il puzzle.

Gli ultimi due fondi sono:

Fondo ISIN Peso
Zurich Carbon Neutral World Equity ZI1 EUR UnH Acc IE00BD9PL257 13%
State Street Europe ESG Screened Index Equity I EUR LU1159236337 2%
Totale   15%

Due fondi azionari, ma con funzioni differenti. Il primo aggiunge un'importante esposizione azionaria globale e rappresenta da solo quasi tutto il pezzo di portafoglio che ci mancava. Il secondo pesa appena il 2%, completa l'esposizione europea e ci offre, ancora una volta, un ottimo esempio del motivo per cui il peso di un fondo non può essere deciso guardando semplicemente la sua performance.

Partiamo dal più importante.


Zurich Carbon Neutral World Equity: l'ultimo grande pilastro pesa il 13%

Zurich Carbon Neutral World Equity ZI1 EUR UnH Acc (ISIN IE00BD9PL257) pesa il 13% dell'intero fondo di fondi.

Non siamo quindi davanti a una piccola posizione satellite. È uno dei componenti strutturali del portafoglio, con un peso paragonabile a quello delle principali esposizioni azionarie che abbiamo analizzato nelle puntate precedenti.

Lo storico che abbiamo ricostruito ci permette finalmente di andare oltre la semplice performance.

I numeri sono questi:

Indicatore Valore
Peso nel portafoglio 13%
Performance annualizzata ≈13,66%
Ulcer Index 4,43
Martin Ratio 3,09

Una performance annualizzata nell'ordine del 13,66% è sicuramente importante, ma è soprattutto il rapporto con l'Ulcer Index a interessarci.

Ulcer 4,43 significa che il percorso non è stato indolore. Non siamo davanti alla regolarità quasi estrema che avevamo trovato, per esempio, nella componente obbligazionaria o nel Multi Asset. È pur sempre una strategia azionaria globale e le fasi di discesa dai massimi si sono fatte sentire.

Il Martin Ratio di 3,09, però, ci dice che quella sofferenza è stata accompagnata da una quantità significativa di rendimento.

Questo è esattamente il tipo di lettura che cerchiamo di sviluppare in questa serie.

Non chiediamo semplicemente:

quanto ha guadagnato?

Cerchiamo di capire che viaggio ha dovuto affrontare l'investitore per ottenere quel rendimento.

E qui troviamo un profilo intermedio. Zurich Carbon Neutral World Equity ZI1 EUR UnH Acc (ISIN IE00BD9PL257) non presenta l'Ulcer estremamente basso delle componenti stabilizzatrici, ma nemmeno quello molto più elevato delle parti maggiormente aggressive del portafoglio.

Il suo 13% comincia quindi ad avere una logica precisa: è una componente destinata alla crescita, abbastanza importante da incidere concretamente sul risultato complessivo, ma inserita all'interno di una struttura nella quale il rischio viene distribuito tra diversi motori.

Ed è importante anche osservare dove si colloca.

Nelle puntate precedenti avevamo già trovato una forte esposizione agli Stati Uniti attraverso due fondi distinti. Con Zurich Carbon Neutral World Equity ZI1 EUR UnH Acc (ISIN IE00BD9PL257) il gestore aggiunge invece un'esposizione globale, ampliando ulteriormente la base geografica del portafoglio.

Non sta semplicemente aggiungendo un altro ISIN.

Sta aggiungendo un altro compito.


State Street Europe: appena il 2%, ma numeri molto interessanti

L'ultimo tassello è molto più piccolo.

State Street Europe ESG Screened Index Equity I EUR (ISIN LU1159236337) pesa soltanto il 2%.

È la posizione più piccola dell'intero fondo di fondi.

E proprio per questo è interessante.

Dallo storico abbiamo ottenuto:

Indicatore Valore
Peso nel portafoglio 2%
Performance annualizzata ≈15,60%
Ulcer Index 2,26
Martin Ratio 6,90

Fermiamoci sui numeri.

La performance annualizzata è di circa 15,60%, quindi superiore a quella di numerosi fondi che nel portafoglio hanno pesi molto maggiori.

L'Ulcer Index è appena 2,26.

E dalla combinazione dei due otteniamo un Martin Ratio di 6,90.

È uno dei rapporti rendimento/Ulcer più interessanti tra le componenti azionarie che abbiamo analizzato.

Eppure pesa:

2%.

Se avessimo costruito il portafoglio attraverso una classifica meccanica, potremmo essere tentati di concludere che si tratti di un errore. Perché assegnare appena il 2% a un fondo che presenta una performance elevata, un Ulcer relativamente contenuto e un Martin Ratio così interessante?

Perché un fondo di fondi non è una classifica di Martin Ratio.

Ed è forse una delle lezioni più importanti di tutta questa serie.

Il Martin ci aiuta enormemente a valutare la qualità del percorso, ma non può dirci da solo quale debba essere il peso.

State Street Europe ESG Screened Index Equity I EUR (ISIN LU1159236337) aggiunge esposizione all'Europa, ma nel portafoglio abbiamo già Pictet Quest Europe Sustainable Equities I EUR (ISIN LU0144509550), che pesa il 4%.

Aumentare molto State Street significherebbe quindi aumentare anche il peso complessivo dell'Europa.

Il gestore deve ragionare contemporaneamente su qualità del fondo e qualità dell'asset allocation.

Sono due problemi diversi.

Ed è proprio qui che il lavoro comincia a diventare molto più complesso di quanto sembri osservando dall'esterno un fondo di fondi.


Adesso sì: abbiamo aperto il 100% del portafoglio

Con questi ultimi due fondi siamo finalmente arrivati al 100%.

Possiamo quindi smettere di osservare un pezzo alla volta e guardare l'intera costruzione.

E soprattutto possiamo farlo utilizzando gli storici che abbiamo analizzato, anziché limitarci ai dati che avevamo disponibili quando questa serie era iniziata.

La fotografia completa è questa:

Fondo ISIN Peso Performance ann. Ulcer Martin
Pictet Multi Asset Global Opportunities I EUR LU0941348897 20% ≈8,6% 1,30 6,64
Zurich Climate Focus US Equity ZI1 EUR UnH Acc IE00BFM70Q94 19% ≈15,33% 5,66 2,71
State Street US Screened Index Equity I EUR LU1159237228 14% ≈19,1% 5,49 3,47
Zurich Carbon Neutral World Equity ZI1 EUR UnH Acc IE00BD9PL257 13% ≈13,66% 4,43 3,09
Pictet Quest AI-Driven Global Equities I EUR Acc LU2749781550 12% ≈22,21%* ≈2,06* ≈10,78*
Vanguard ESG Emerging Markets All Cap Equity Index Fund EUR Acc IE00BKV0W243 8% 15,92% 3,78 4,21
Pictet Clean Energy Transition P EUR LU0280435388 4% 16,57% 7,22 2,29
Pictet Quest Europe Sustainable Equities I EUR LU0144509550 4% 13,84% 2,71 5,11
Morgan Stanley Short Maturity Euro Bond Z LU0360478795 4% 3,65% 0,24 15,37
State Street Europe ESG Screened Index Equity I EUR LU1159236337 2% ≈15,60% 2,26 6,90
Totale   100%      

*Pictet Quest AI-Driven Global Equities I EUR Acc (ISIN LU2749781550) dispone di uno storico più breve: i suoi indicatori sono pertanto riferiti alla finestra disponibile e non devono essere confrontati meccanicamente con quelli triennali degli altri fondi.

Questa tabella è, secondo me, la vera conclusione delle quattro puntate.

Perché adesso possiamo dimenticare per qualche minuto i nomi delle società di gestione e limitarci a osservare numeri e pesi.

Ed è lì che la costruzione diventa estremamente interessante.


Il fondo che rende di più non è quello che pesa di più

Se questo portafoglio fosse stato costruito inseguendo semplicemente la performance, la distribuzione del capitale sarebbe quasi certamente molto diversa.

Pictet Multi Asset Global Opportunities I EUR (ISIN LU0941348897) è la posizione maggiore, con il 20%, ma presenta una performance annualizzata di circa 8,6%.

Al contrario, Pictet Clean Energy Transition P EUR (ISIN LU0280435388) ha prodotto il 16,57% annualizzato, quasi il doppio, ma pesa soltanto il 4%.

Perché?

Guardiamo la colonna successiva.

Pictet Multi Asset Global Opportunities I EUR (ISIN LU0941348897):

Ulcer 1,30. Martin 6,64.

Pictet Clean Energy Transition P EUR (ISIN LU0280435388):

Ulcer 7,22. Martin 2,29.

Ed ecco che la fotografia cambia completamente.

Il Clean Energy ha corso molto di più, ma per arrivare al risultato ha sottoposto l'investitore a un percorso enormemente più difficile. Il Multi Asset ha prodotto meno rendimento, ma con una permanenza in drawdown molto più contenuta.

Nelle puntate precedenti avevamo già osservato proprio questa contrapposizione: il Clean Energy rappresentava appena il 4%, mentre il Multi Asset occupava il 20% e presentava Ulcer 1,30 e Martin 6,64.

Non significa che uno sia buono e l'altro cattivo.

Significa che fanno due mestieri differenti.

Il Multi Asset può diventare un pilastro.

Il Clean Energy può diventare un acceleratore.

E un acceleratore può essere molto utile senza dover rappresentare un quinto del portafoglio.


Ulcer Index: finalmente capiamo cosa significa davvero “rischio”

Guardiamo per un momento soltanto gli Ulcer Index.

Passiamo da 0,24 di Morgan Stanley Short Maturity Euro Bond Z (ISIN LU0360478795) a 7,22 di Pictet Clean Energy Transition P EUR (ISIN LU0280435388).

Tra i due estremi troviamo praticamente tutto: 1,30 del Multi Asset, 2,26 di State Street Europe, 2,71 di Pictet Quest Europe, 3,78 del Vanguard Emerging Markets, 4,43 dello Zurich globale, 5,49 di State Street USA e 5,66 dello Zurich USA.

Sono fondi che fanno vivere all'investitore esperienze completamente differenti.

Ed è proprio per questo che continuo a considerare l'Ulcer Index uno degli indicatori più interessanti per chi deve realmente vivere dentro un investimento.

La volatilità misura oscillazioni positive e negative.

L'Ulcer si concentra invece su ciò che normalmente ci fa davvero male: scendere da un massimo e rimanere sotto quel massimo.

È molto più vicino alla domanda che un investitore si pone quando apre il proprio estratto conto:

"Quanto sto perdendo rispetto a dove ero arrivato e da quanto tempo sono in questa situazione?"

Questo è il rischio percepito.

Ed è anche uno dei rischi che più facilmente ci porta a vendere nel momento sbagliato.


Il Martin Ratio aggiunge la domanda decisiva: ne è valsa la pena?

Poi arriva il Martin Ratio.

E qui il ragionamento diventa ancora più interessante.

Perché un Ulcer elevato non rende automaticamente cattivo un fondo.

Se in cambio di quella sofferenza abbiamo ottenuto un rendimento eccezionale, il rapporto può comunque essere interessante.

Il Martin prova precisamente a misurare questo.

Guardiamo due estremi.

Morgan Stanley Short Maturity Euro Bond Z (ISIN LU0360478795) ha prodotto soltanto il 3,65% annualizzato, ma con Ulcer 0,24. Il Martin arriva quindi a 15,37.

Pictet Clean Energy Transition P EUR (ISIN LU0280435388) ha prodotto il 16,57%, ma con Ulcer 7,22. Il Martin scende a 2,29.

Dovremmo allora vendere Clean Energy e mettere tutto nel Morgan Stanley?

Naturalmente no.

Sarebbe un modo completamente sbagliato di utilizzare l'indicatore.

Il primo serve soprattutto a stabilizzare.

Il secondo serve soprattutto a spingere.

Il Martin Ratio non deve trasformarsi nell'ennesima classifica da ordinare dal numero più alto al numero più basso.

Serve a capire quanto bene ogni fondo sta facendo il lavoro che gli chiediamo, considerando anche la sofferenza necessaria per ottenere il risultato.


Il rischio di un fondo non esiste senza il suo peso

Questo fondo di fondi mi ha fatto riflettere soprattutto su un punto.

Siamo abituati a dire:

"Questo fondo è rischioso."

Ma è una frase incompleta.

Quanto pesa?

Un fondo molto aggressivo che rappresenta il 2% del patrimonio e lo stesso fondo che ne rappresenta il 30% sono due problemi completamente differenti.

Pictet Clean Energy Transition P EUR (ISIN LU0280435388), con Ulcer 7,22, pesa il 4%.

Zurich Climate Focus US Equity ZI1 EUR UnH Acc (ISIN IE00BFM70Q94), con Ulcer 5,66, pesa il 19%.

State Street US Screened Index Equity I EUR (ISIN LU1159237228), con Ulcer 5,49, pesa il 14%.

Pictet Multi Asset Global Opportunities I EUR (ISIN LU0941348897), con Ulcer 1,30, pesa il 20%.

Morgan Stanley Short Maturity Euro Bond Z (ISIN LU0360478795), con Ulcer 0,24, pesa il 4%.

Questi numeri non seguono una formula lineare.

E non devono farlo.

Perché il peso dipende anche dall'esposizione che ciascun fondo introduce, dalla sua relazione con gli altri componenti e dalla funzione che deve svolgere nell'asset allocation.

È qui che cominciamo a capire la differenza tra scegliere fondi e costruire portafogli.


La vera diversificazione non è avere tanti ISIN

C'è un'altra caratteristica della costruzione che, arrivati al 100%, diventa molto più evidente.

Il portafoglio non diversifica soltanto geograficamente.

Diversifica anche il modo in cui il rendimento viene prodotto.

Abbiamo Pictet Multi Asset Global Opportunities I EUR (ISIN LU0941348897), che introduce una vera componente Multi Asset.

Abbiamo due differenti strategie sull'azionario americano: Zurich Climate Focus US Equity ZI1 EUR UnH Acc (ISIN IE00BFM70Q94) e State Street US Screened Index Equity I EUR (ISIN LU1159237228).

Abbiamo azionario globale attraverso Zurich Carbon Neutral World Equity ZI1 EUR UnH Acc (ISIN IE00BD9PL257) e una metodologia completamente differente con Pictet Quest AI-Driven Global Equities I EUR Acc (ISIN LU2749781550).

Abbiamo i mercati emergenti con Vanguard ESG Emerging Markets All Cap Equity Index Fund EUR Acc (ISIN IE00BKV0W243).

Abbiamo l'Europa con due strategie differenti, Pictet Quest Europe Sustainable Equities I EUR (ISIN LU0144509550) e State Street Europe ESG Screened Index Equity I EUR (ISIN LU1159236337).

Abbiamo una scommessa tematica controllata con Pictet Clean Energy Transition P EUR (ISIN LU0280435388).

E abbiamo infine un elemento completamente diverso con Morgan Stanley Short Maturity Euro Bond Z (ISIN LU0360478795).

Questo significa diversificare mercati, stili, processi decisionali e fonti di rischio.

Possedere dieci fondi che si comportano tutti nello stesso modo non sarebbe vera diversificazione.

Qui, invece, i componenti hanno almeno la possibilità di svolgere mestieri differenti.


Ma scegliere questi dieci fondi è soltanto metà del lavoro

A questo punto potremmo pensare che il problema sia risolto.

Abbiamo individuato i fondi.

Abbiamo assegnato i pesi.

Compriamo e aspettiamo.

Purtroppo è proprio qui che comincia una delle parti più difficili.

Immaginiamo che Pictet Clean Energy Transition P EUR (ISIN LU0280435388), inizialmente al 4%, attraversi un anno eccezionale e guadagni molto più degli altri componenti.

Il suo peso salirà automaticamente.

Potrebbe diventare il 5%, poi il 6%.

Contemporaneamente Morgan Stanley Short Maturity Euro Bond Z (ISIN LU0360478795) potrebbe crescere molto meno e scendere sotto il suo 4% iniziale.

Non abbiamo deciso di rendere il portafoglio più aggressivo.

Eppure è esattamente ciò che è successo.

Il mercato ha cambiato l'asset allocation al posto nostro.


Ed ecco perché il ribilanciamento non è un dettaglio

Il gestore deve quindi continuare a intervenire.

Deve decidere quanto scostamento accettare dai pesi originari, quando ridurre una posizione diventata troppo grande, dove reinvestire il capitale e, soprattutto, se i pesi iniziali siano ancora quelli corretti.

Perché anche questo è importante: ribilanciare non significa necessariamente tornare per sempre alle stesse percentuali.

Nel frattempo il mondo può essere cambiato.

Può essere cambiata la struttura del mercato.

Può essere cambiato il comportamento di un fondo.

Può essere cambiato il rapporto tra le varie componenti.

E possono essere cambiati proprio gli indicatori che stiamo osservando.

Un fondo che presentava un Ulcer molto contenuto può cominciare a mostrare drawdown più profondi e persistenti.

Un Martin Ratio eccellente può deteriorarsi.

Una strategia che contribuiva alla diversificazione può diventare più correlata alle altre.

A quel punto il gestore deve decidere se ribilanciare il peso o ripensare il ruolo del fondo stesso.

Questo è lavoro.

E non viene fatto una volta sola.


Possiamo pensare al ribilanciamento come alla manutenzione della sofferenza

C'è un modo di leggere tutto questo che mi sembra perfettamente coerente con il percorso fatto finora.

Se una componente con Ulcer elevato cresce più rapidamente delle altre, il suo peso aumenta e aumenta quindi anche la quantità di rischio di drawdown che quella componente porta all'interno del portafoglio.

Ridurne il peso non significa soltanto "vendere qualcosa che è salito".

Significa riportare sotto controllo la quantità di sofferenza potenziale che siamo disposti ad accettare.

Da questo punto di vista, il ribilanciamento diventa quasi una manutenzione periodica del rischio.

L'Ulcer Index ci mostra dove si concentra la sofferenza.

Il Martin Ratio ci aiuta a capire quanto siamo stati remunerati per sopportarla.

Il peso determina quanto quella sofferenza può incidere sull'intero patrimonio.

Sono tre informazioni differenti.

Ed è proprio dalla loro combinazione che comincia a emergere la costruzione di un portafoglio.


Quattro puntate dopo, possiamo finalmente giudicare l'intera costruzione

A questo punto il mio giudizio è decisamente positivo.

Non perché tutti i fondi abbiano Martin Ratio elevatissimi.

Non perché tutti abbiano Ulcer Index bassi.

E nemmeno perché abbiamo trovato dieci campioni di performance.

Mi piace la costruzione proprio perché non cerca dieci fondi che facciano la stessa cosa.

C'è chi deve spingere.

C'è chi deve stabilizzare.

C'è chi porta gli Stati Uniti.

C'è chi allarga l'esposizione al mondo.

C'è chi aggiunge Europa ed emergenti.

C'è una componente tematica.

C'è gestione attiva.

C'è gestione passiva.

C'è gestione quantitativa.

C'è un Multi Asset.

E c'è persino un piccolo obbligazionario a breve termine che, guardando soltanto il rendimento, potrebbe sembrare quasi insignificante, ma che presenta Ulcer 0,24 e Martin 15,37.

È un portafoglio nel quale non sembra essere stato chiesto a ogni fondo:

"Sei il migliore?"

La domanda sembra piuttosto essere:

"Che cosa puoi fare per l'intero portafoglio?"

Ed è una domanda molto più intelligente.


Ulcer e Martin: dopo quattro puntate capiamo perché ci servono davvero

Siamo partiti dalle performance.

Poi abbiamo aggiunto l'Ulcer Index.

E improvvisamente un rendimento non era più soltanto un numero finale: aveva anche un percorso.

Infine abbiamo aggiunto il Martin Ratio e abbiamo provato a capire se quel rendimento fosse stato sufficiente a remunerare la sofferenza necessaria per ottenerlo.

Nel capitolo precedente il nostro metodo utilizzava esattamente questa sequenza: performance per individuare i candidati, eliminazione degli Ulcer Index peggiori e scelta finale attraverso il Martin Ratio.

Con questa serie sul fondo di fondi abbiamo aggiunto un quarto elemento:

il peso.

Ed è un'aggiunta fondamentale.

Perché un fondo con Ulcer 7 non è necessariamente sbagliato.

Può essere perfettamente sensato se rappresenta il 4% e svolge un ruolo specifico.

Allo stesso modo, un fondo con Martin 15 non deve automaticamente diventare il 50% del portafoglio, perché potrebbe non avere la capacità di produrre il rendimento necessario per raggiungere gli obiettivi complessivi.

La domanda non è quindi soltanto:

"Qual è il fondo migliore?"

È:

"Qual è il fondo giusto, per quale lavoro e con quale peso?"


E adesso possiamo parlare seriamente dei costi

C'è però un'ultima questione che non possiamo evitare.

Un fondo di fondi costa.

E generalmente costa più che acquistare autonomamente alcuni strumenti passivi e lasciarli in portafoglio.

È giusto dirlo, perché i costi sono una delle poche variabili dell'investimento che conosciamo con certezza.

Ma dopo quattro puntate possiamo anche porci una domanda più completa:

che cosa stiamo pagando?

Se pagassimo semplicemente qualcuno per comprare dieci fondi e dimenticarsene, avrei molti dubbi sulla convenienza.

Ma non è questo il lavoro che abbiamo appena descritto.

Il lavoro consiste nel decidere perché Pictet Multi Asset Global Opportunities I EUR (ISIN LU0941348897) debba pesare il 20% mentre Pictet Clean Energy Transition P EUR (ISIN LU0280435388) soltanto il 4%.

Consiste nel decidere come distribuire il 33% americano tra Zurich Climate Focus US Equity ZI1 EUR UnH Acc (ISIN IE00BFM70Q94) e State Street US Screened Index Equity I EUR (ISIN LU1159237228).

Consiste nel capire perché State Street Europe ESG Screened Index Equity I EUR (ISIN LU1159236337), nonostante un Martin Ratio di 6,90, debba rimanere soltanto al 2%.

Consiste nel mantenere nel portafoglio Morgan Stanley Short Maturity Euro Bond Z (ISIN LU0360478795) anche quando il suo 3,65% sembra quasi insignificante accanto alle performance dell'azionario, perché il suo lavoro non è vincere quella gara.

E poi bisogna monitorare continuamente tutto questo.

Bisogna controllare i pesi, i rischi, le sovrapposizioni e il comportamento dei fondi. Bisogna decidere quando ribilanciare e quando, invece, un cambiamento è abbastanza importante da richiedere una modifica dell'asset allocation.

A quel punto il confronto tra il costo di un fondo di fondi e il costo di un singolo ETF rischia di diventare fuorviante.

Stiamo confrontando due servizi diversi.


Quindi, qualche costo in più vale la pena?

Dopo aver aperto questo portafoglio fino all'ultimo 2%, la mia risposta è .

Naturalmente non significa che qualsiasi fondo di fondi meriti qualsiasi commissione. Un costo elevato non diventa automaticamente giustificato soltanto perché sull'etichetta compare la parola "gestione".

Ma quando dietro quel costo troviamo una costruzione come quella che abbiamo appena analizzato — selezione dei fondi, diversificazione tra fonti di rischio, attribuzione ragionata dei pesi, controllo delle sovrapposizioni, monitoraggio e ribilanciamento — allora pagare qualcosa in più per delegare una gestione di questo livello può certamente valerne la pena.

Perché possiamo replicare autonomamente i singoli fondi.

Possiamo persino calcolare Ulcer Index e Martin Ratio, come abbiamo fatto noi.

La parte veramente difficile è fare tutto questo insieme e continuamente.

Scegliere oggi il peso corretto.

Controllare domani che sia ancora corretto.

E avere la disciplina di modificarlo quando non lo è più.


La saga finisce dove comincia la vera gestione

Siamo partiti quattro puntate fa aprendo un fondo alla volta.

Oggi siamo arrivati al 100%.

E forse la scoperta più interessante è che, alla fine, il segreto non era nascosto dentro nessuno dei dieci fondi.

Era nel modo in cui erano stati messi insieme.

La performance ci dice quanto un fondo ha guadagnato.

L'Ulcer Index ci racconta quanto è stato doloroso il percorso.

Il Martin Ratio ci aiuta a capire quanto rendimento abbiamo ricevuto in cambio di quella sofferenza.

Ma poi arriva il lavoro del gestore: decidere quanto di ciascun fondo inserire, come combinarlo con gli altri e quando intervenire perché l'equilibrio non venga distrutto dal movimento dei mercati.

Ed è probabilmente questa la conclusione migliore per la nostra saga.

Non esiste il fondo perfetto. Esiste il fondo adatto a un determinato lavoro.

Un Martin basso non condanna automaticamente una strategia se quella strategia svolge una funzione importante ed è correttamente dosata. Un Martin elevatissimo non autorizza a riempire il portafoglio di quel fondo. E un Ulcer alto non significa necessariamente "non comprare": può significare semplicemente "attenzione a quanto ne compri".

È qui che Ulcer Index e Martin Ratio smettono di essere due formule e diventano strumenti di costruzione.

E dopo aver vivisezionato questo fondo di fondi fino all'ultimo componente, la cosa che mi convince maggiormente è proprio questa: non sembra costruito per trovare dieci vincitori, ma per far lavorare insieme dieci strumenti diversi senza permettere a nessuno di loro di decidere da solo il destino dell'intero portafoglio.

Questo lavoro ha un costo.

Ma quando viene fatto bene, come in una costruzione di questo tipo, qualche costo in più per avere selezione, controllo dei pesi, monitoraggio e ribilanciamento professionale è, a mio avviso, denaro certamente ben speso.

L'autore del presente articolo è un trader privato e detenendo gli strumenti finanziari oggetto delle sue analisi potrebbe essere in conflitto di interesse con i lettori.
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