Come costruire un portafoglio di investimento: il fondo che guadagna di più è davvero il migliore?
Come si costruisce un buon portafoglio di investimento?
La domanda sembra semplice. La risposta molto meno.
Basta scegliere i fondi che hanno guadagnato di più? È meglio affidarsi alla gestione attiva oppure utilizzare ETF e fondi indicizzati? Quanti strumenti servono per essere realmente diversificati? E, soprattutto, una volta costruito il portafoglio, quanto lavoro richiede mantenerlo efficiente nel tempo?
Da questa settimana proveremo a rispondere partendo non dalla teoria, ma da un caso concreto.
Abbiamo preso come laboratorio un portafoglio multi-fondo già costruito, con uno storico pluriennale e performance interessanti, e abbiamo deciso di smontarlo pezzo per pezzo.
Non ci interessa dire chi lo ha costruito.
Ci interessa capire come è stato costruito.
Analizzeremo i fondi che contiene, i loro pesi, i costi, la gestione attiva e passiva, le sovrapposizioni, il rischio e le correlazioni.
E alla fine proveremo a rispondere a una domanda che probabilmente molti investitori si sono posti almeno una volta:
costruire da soli un portafoglio è davvero così semplice come sembra?
Cominciamo dalla cosa più facile da vedere.
Il rendimento.
Cerchiamo i fondi che hanno corso di più
Il portafoglio che utilizzeremo per questo esperimento contiene dieci fondi.
Troviamo azioni americane, europee ed emergenti, strategie globali, gestione attiva, gestione indicizzata, obbligazioni, un multi-asset e investimenti tematici.
I pesi sono molto differenti.
La prima tentazione potrebbe quindi essere semplicissima: ordinare i fondi per performance e aumentare il peso di quelli che hanno guadagnato maggiormente.
Abbiamo provato a fare proprio questo.
E due fondi hanno attirato la nostra attenzione:
Pictet – Clean Energy Transition P EUR
ISIN LU0280435388
e
Pictet – Quest Europe Sustainable Equities I EUR
ISIN LU0144509550.
Entrambi appartengono alla stessa casa ed entrambi sono a gestione attiva.
Ma investono in maniera profondamente differente.
E proprio i loro numeri ci consentono di capire perché scegliere un fondo e costruire un portafoglio sono due lavori molto diversi.
Il primo ha guadagnato il 70,58%. Il secondo il 49,07%
Partiamo dai dati rilevati alla stessa data, 10 agosto 2026.
| Dati a 3 anni | Pictet Clean Energy Transition | Pictet Quest Europe Sustainable |
|---|---|---|
| Performance | +70,58% | +49,07% |
| Volatilità | 21,50% | 10,85% |
| Sharpe Ratio | 0,89 | 1,29 |
| Maximum Drawdown | -24,23% | -6,56% |
A prima vista sembrerebbe non esserci partita.
Clean Energy Transition ha guadagnato il 70,58% in tre anni.
Quest Europe Sustainable si è fermato al 49,07%.
Oltre 21 punti percentuali di differenza.
Se la nostra classifica terminasse qui, avremmo già trovato il vincitore.
Ma è proprio qui che iniziano i problemi.
Quanto rischio è servito per produrre quel 70,58%?
Guardiamo la volatilità.
Clean Energy Transition:
21,50%.
Quest Europe Sustainable:
10,85%.
Quasi la metà.
Il fondo che ha prodotto il rendimento maggiore lo ha quindi fatto sottoponendo l'investitore a oscillazioni decisamente superiori.
Ma possiamo andare oltre.
Guardiamo il Maximum Drawdown.
È uno degli indicatori più semplici per spiegare il rischio senza ricorrere a formule complicate: misura la peggiore perdita registrata da un precedente massimo al successivo minimo.
E qui la differenza diventa impressionante.
Clean Energy Transition: -24,23%.
Quest Europe Sustainable: -6,56%.
Sono due esperienze di investimento completamente differenti.
Immaginiamo di aver investito 100.000 euro
Il rendimento finale è importante.
Ma l'investitore non vive soltanto il punto di partenza e quello di arrivo.
Vive tutto quello che succede nel mezzo.
Chi avesse scelto Clean Energy avrebbe dovuto essere disposto ad affrontare, durante il periodo considerato, una discesa superiore al 24% da un precedente massimo.
Chi avesse scelto Quest Europe avrebbe affrontato un Maximum Drawdown del 6,56%.
Alla fine Clean Energy ha guadagnato molto di più.
Ma quale dei due investitori avrebbe avuto maggiori probabilità di mantenere la posizione durante le fasi difficili?
Perché una strategia funziona soltanto se riusciamo a seguirla.
Sharpe Ratio: e qui cambia il vincitore
Passiamo allora allo Sharpe Ratio.
Questo indicatore mette in relazione il rendimento ottenuto con il rischio necessario per ottenerlo.
Ed ecco la sorpresa.
Clean Energy Transition: 0,89.
Quest Europe Sustainable: 1,29.
La classifica si ribalta.
Il fondo che ha prodotto il rendimento assoluto maggiore non è quello che ha ottenuto il miglior risultato in rapporto al rischio assunto.
Quest Europe ha guadagnato meno.
Ma lo ha fatto con una volatilità molto più contenuta, un Maximum Drawdown nettamente inferiore e uno Sharpe Ratio superiore.
Qual è quindi il migliore?
Dipende da cosa intendiamo per "migliore".
Performance o qualità della performance?
Se la domanda è:
quale fondo ha guadagnato di più negli ultimi tre anni?
La risposta è semplice:
Pictet Clean Energy Transition: +70,58%.
Se chiediamo:
quale ha prodotto un rendimento più efficiente rispetto al rischio assunto?
La risposta cambia:
Pictet Quest Europe Sustainable: Sharpe 1,29 contro 0,89.
E se chiediamo:
quale ha fatto affrontare il drawdown minore?
La differenza è ancora più netta:
-6,56% contro -24,23%.
Tre domande.
Due vincitori differenti.
Ed è esattamente per questo che costruire un portafoglio osservando soltanto le classifiche delle performance può essere pericoloso.
E nell'ultimo anno?
Qui il quadro diventa particolarmente interessante.
Clean Energy Transition ha vissuto un'accelerazione molto forte.
Una rilevazione del giugno 2026 mostrava una performance a un anno del +55,97%. Rilevazioni successive mostrano quanto rapidamente questo dato possa cambiare: a fine luglio la performance rolling a un anno risultava già nell'ordine del +44,66%.
Quest Europe Sustainable presenta invece un profilo decisamente meno esplosivo: le rilevazioni disponibili nel corso del 2026 mostrano rendimenti a un anno molto inferiori, accompagnati però da oscillazioni sensibilmente più contenute.
È un'ulteriore conferma di ciò che abbiamo visto sui tre anni.
Clean Energy è stato il motore della performance. Quest Europe ha mostrato un percorso molto più regolare.
Ed è proprio la convivenza di comportamenti differenti che comincia a farci capire perché, nella costruzione di un portafoglio, non possiamo limitarci a scegliere il fondo che occupa il primo posto nella classifica dei rendimenti.
Ulcer Index: non conta soltanto quanto scendiamo
Nel corso di questa serie utilizzeremo anche un altro indicatore: l'Ulcer Index.
Il Maximum Drawdown ci dice quanto è stata profonda la peggiore discesa.
Ma non ci racconta quanto spesso il fondo è rimasto sotto i precedenti massimi e quanto siano state persistenti le perdite.
L'Ulcer Index prova a catturare proprio questo aspetto.
Più profonde e persistenti sono le fasi di drawdown, maggiore sarà l'indice.
È un concetto particolarmente interessante perché si avvicina a ciò che un investitore percepisce concretamente come rischio.
Non soltanto:
"Quanto ho perso?"
Ma anche:
"Per quanto tempo sono rimasto sotto il precedente massimo?"
E dal Martin Ratio arriva un'altra domanda
Una volta calcolato l'Ulcer Index possiamo utilizzare il Martin Ratio.
Se lo Sharpe Ratio confronta il rendimento con la volatilità complessiva, il Martin Ratio mette il rendimento in relazione con l'Ulcer Index.
In termini semplici:
quanto rendimento abbiamo ottenuto rispetto alla "sofferenza" necessaria per ottenerlo?
Ed è proprio questo genere di analisi che ci interessa.
Non trovare necessariamente il fondo che sale di più.
Ma capire quanto rischio dobbiamo comprare per ottenere quel rendimento.
Due fondi attivi, due filosofie differenti
Anche la natura dei due fondi aiuta a spiegare i risultati.
Pictet Clean Energy Transition è una strategia azionaria globale tematica.
Investe nelle società che possono beneficiare della transizione energetica: energia pulita, efficienza energetica, infrastrutture e tecnologie legate alla trasformazione del sistema energetico.
È gestione attiva.
Ed essendo un investimento tematico può allontanarsi sensibilmente dal comportamento del mercato azionario globale.
Nel bene.
Ma anche nel male.
Pictet Quest Europe Sustainable Equities utilizza invece una gestione azionaria europea attiva con un processo quantitativo integrato con criteri di sostenibilità.
Abbiamo quindi due fondi della stessa casa di gestione, ma due motori completamente differenti.
Ed è proprio questo che interessa nella costruzione di un portafoglio.
E allora perché entrambi pesano soltanto il 4%?
Qui arriva il dettaglio forse più interessante.
Nel portafoglio che stiamo utilizzando come laboratorio, ciascuno di questi due fondi rappresenta appena il 4%.
Pensiamoci.
Abbiamo un fondo che negli ultimi tre anni ha guadagnato il 70,58%.
Perché non assegnargli il 10%?
O il 20%?
E abbiamo un secondo fondo con Sharpe Ratio di 1,29, volatilità del 10,85% e Maximum Drawdown del -6,56%.
Perché anche questo soltanto al 4%?
Probabilmente perché chi costruisce un portafoglio non dovrebbe cercare semplicemente il fondo migliore.
Deve cercare la combinazione migliore.
È qui che scegliere fondi diventa costruire un portafoglio
Trovare un buon fondo oggi è relativamente semplice.
Abbiamo rating, database, performance, volatilità, Sharpe Ratio, drawdown e una quantità enorme di informazioni.
Il lavoro vero comincia dopo.
Quanto ne compriamo?
Con cosa lo abbiniamo?
Cosa succede se due fondi apparentemente differenti possiedono le stesse società?
Quanto Stati Uniti abbiamo realmente?
Quanto Europa?
Quanto settore tecnologico?
Quanto rischio valutario?
E soprattutto: cosa facciamo quando uno dei fondi sale del 70% e il suo peso nel portafoglio diventa molto superiore a quello inizialmente previsto?
Lo lasciamo correre?
Oppure ne vendiamo una parte?
E se vendiamo, dove reinvestiamo?
Sono queste le decisioni che trasformano una lista di fondi in un portafoglio.
Il costo che non compare nel TER
Quando confrontiamo un portafoglio già costruito con uno realizzato autonomamente, la prima cosa che tendiamo a osservare sono le commissioni.
Ed è corretto farlo.
Un prodotto che seleziona e combina più fondi può presentare un livello di costi superiore rispetto all'acquisto diretto dei singoli strumenti.
Ma esiste anche qualcosa che non compare nel TER.
La selezione iniziale.
L'analisi delle correlazioni.
Il controllo delle sovrapposizioni.
Il monitoraggio.
I ribilanciamenti.
La sostituzione di un fondo quando la strategia cambia o non svolge più il compito per il quale era stato inserito.
E poi c'è forse la decisione più difficile.
Vendere una parte di ciò che sta andando meglio.
Perché ribilanciare significa spesso proprio questo.
Togliere capitale dal vincitore e riportarlo verso strumenti rimasti indietro.
È facile farlo su Excel.
Molto meno quando ci sono soldi veri.
Tutto questo non significa che un portafoglio già costruito sia necessariamente migliore.
E nemmeno che costruirselo autonomamente sia una cattiva idea.
Significa semplicemente che, quando confrontiamo le due possibilità, dovremmo provare a contare tutto.
Anche quello che non compare nella voce "commissioni".
Quindi, abbiamo trovato il fondo migliore?
Non ancora.
Abbiamo trovato qualcosa di più interessante.
A tre anni:
Performance: Clean Energy vince, +70,58% contro +49,07%.
Volatilità: Quest Europe vince, 10,85% contro 21,50%.
Sharpe Ratio: Quest Europe vince, 1,29 contro 0,89.
Maximum Drawdown: Quest Europe vince nettamente, -6,56% contro -24,23%.
Il fondo che ha guadagnato di più ha quindi richiesto all'investitore di accettare un percorso decisamente più accidentato.
Eppure entrambi rappresentano soltanto una piccola parte del portafoglio dal quale siamo partiti.
Forse chi lo ha costruito non stava cercando il miglior fondo.
Stava cercando il miglior equilibrio tra fondi differenti.
Ed è qui che il nostro esperimento comincia a diventare interessante.
Perché nella prossima puntata apriremo il resto del portafoglio e cercheremo di rispondere a un'altra domanda:
avere dieci fondi significa davvero essere diversificati?
La risposta potrebbe essere molto meno scontata di quanto sembri, oppure sarà vera,ente scontata...
PS: Nel frattempo auguro a tutti i lettori di LombardReport un Felice e Sereno ferragosto e vi do appuntamento a settimana prossima, dove continueremo con il nostro esperimento... chissà cosa avrà di altro in pancia questo portafoglio multi fondo?
L'autore del presente articolo è un trader privato e detenendo gli strumenti finanziari oggetto delle sue analisi potrebbe essere in conflitto di interesse con i lettori.
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