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Schroder GAIA Contour Tech Equity (LU1725200650): recensione del fondo tecnologico che ha raddoppiato il capitale in 3 anni


Il fondo della settimana: quando il gestore può guadagnare anche dagli errori degli altri

C'è una domanda che pochi investitori si fanno.

È più difficile scegliere le aziende destinate a salire.

Oppure individuare quelle che stanno per deludere il mercato?

Perché comprare il titolo giusto è importante.

Ma evitare quello sbagliato, a volte, vale ancora di più.

Ed è proprio su questa idea che nasce il fondo della settimana.

Schroder GAIA Contour Tech Equity

Il fondo analizzato oggi è:

Schroder GAIA Contour Tech Equity A Acc EUR Hedged

ISIN: LU1725200650

Si tratta di un fondo UCITS a gestione attiva gestito da Schroders, una delle più importanti società di gestione patrimoniale a livello internazionale.

Secondo la documentazione ufficiale del gestore, il fondo investe principalmente in società appartenenti ai settori:

  • tecnologia;
  • software;
  • semiconduttori;
  • servizi Internet;
  • telecomunicazioni;
  • media digitali.

Fin qui potrebbe sembrare uno dei tanti fondi dedicati al settore tecnologico.

In realtà c'è una differenza sostanziale.

Il gestore non si limita a comprare le aziende che ritiene più promettenti.

Può anche assumere posizioni ribassiste attraverso vendite allo scoperto e strumenti derivati, cercando di trarre vantaggio dalle società considerate sopravvalutate o con prospettive peggiori rispetto alle aspettative del mercato.

È una filosofia molto diversa rispetto a quella di un classico ETF sul Nasdaq.

Qui non si compra semplicemente un indice.

Si cerca di selezionare i vincitori.

E, quando serve, anche di evitare gli sconfitti.

Perché questo fondo è diverso dai classici fondi tecnologici

Negli ultimi anni investire nella tecnologia è diventato quasi sinonimo di comprare le Magnificent Seven.

Nvidia.

Microsoft.

Apple.

Amazon.

Meta.

Alphabet.

Tesla.

Molti ETF replicano semplicemente questi grandi nomi.

Il fondo Schroder GAIA Contour Tech Equity, invece, segue un approccio completamente diverso.

Il team di gestione costruisce un portafoglio concentrato, selezionando le società che ritiene sottovalutate e affiancando, quando lo ritiene opportuno, posizioni short sulle aziende considerate troppo care o con fondamentali in deterioramento.

L'obiettivo dichiarato dal gestore non è quello di inseguire il mercato.

È cercare di creare valore attraverso la selezione dei titoli.

Una strategia decisamente più sofisticata.

E decisamente più impegnativa.

I numeri degli ultimi tre anni

Secondo i dati riportati dalla piattaforma Exante al momento dell'analisi, il fondo presenta le seguenti statistiche:

Indicatore Valore
Rendimento 3 anni 100,22%
Volatilità 3 anni 8,82%
Sharpe Ratio 3 anni 2,92
Ulcer Index 3 anni 1,36
Drawdown massimo -4,37%

Sono numeri che meritano attenzione.

Perché non raccontano soltanto una grande performance.

Raccontano soprattutto una performance ottenuta mantenendo sotto controllo il rischio.

Ed è questo che rende davvero interessante questo fondo.

Oltre il 100% in tre anni

Partiamo dal dato che salta immediatamente all'occhio.

Negli ultimi tre anni il fondo ha registrato un rendimento pari a:

+100,22%.

Tradotto in termini semplici, un investimento di 10.000 euro sarebbe diventato circa 20.022 euro.

Naturalmente i rendimenti passati non rappresentano una garanzia per il futuro.

Ma raccontano ciò che il gestore è riuscito a fare in un contesto di mercato particolarmente favorevole per il settore tecnologico.

E i numeri, almeno finora, parlano da soli.

Sharpe Ratio: uno dei valori più elevati che abbiamo analizzato

Molti investitori guardano soltanto al rendimento.

La vera domanda, però, dovrebbe essere un'altra.

Quanto rischio è stato necessario assumere per ottenere quel risultato?

Ed è proprio qui che entra in gioco lo Sharpe Ratio.

Nel caso dello Schroder GAIA Contour Tech Equity troviamo un valore pari a:

2,92

Per comprendere il significato del dato basta ricordare che:

Sharpe Ratio Interpretazione
Inferiore a 1 Discreto
Tra 1 e 1,5 Buono
Tra 1,5 e 2 Molto buono
Superiore a 2 Eccellente

Un valore vicino a 3 è estremamente raro per un fondo azionario.

Significa che il rendimento ottenuto è stato particolarmente efficiente rispetto alla volatilità sopportata.

In altre parole, il fondo non si è limitato a correre.

Lo ha fatto mantenendo una qualità della performance davvero notevole.

Ulcer Index: quanto ha sofferto davvero l'investitore?

La volatilità è un indicatore importante.

Ma non racconta tutto.

Perché gli investitori non soffrono quando il mercato oscilla leggermente.

Soffrono quando vedono il proprio portafoglio entrare in perdita.

E soprattutto quando quella perdita dura nel tempo.

L'Ulcer Index nasce proprio per misurare questo aspetto.

Tiene conto di:

  • profondità dei drawdown;
  • durata delle perdite;
  • velocità del recupero.

Nel caso del fondo troviamo un valore pari a:

1,36

Si tratta di un dato molto contenuto.

Questo suggerisce che il percorso che ha portato al raddoppio del capitale non è stato caratterizzato da lunghi periodi di sofferenza.

Ed è probabilmente uno degli aspetti più interessanti dell'intera analisi.

Martin Ratio: quando il rendimento incontra la qualità

Esiste un indicatore ancora meno conosciuto dello Sharpe Ratio.

Si chiama Martin Ratio.

La differenza è semplice.

Lo Sharpe Ratio utilizza la volatilità.

Il Martin Ratio utilizza invece l'Ulcer Index.

In pratica misura quanto rendimento è stato ottenuto rispetto ai drawdown realmente sopportati dall'investitore.

Utilizzando i dati disponibili:

  • rendimento annualizzato stimato;
  • Ulcer Index pari a 1,36;

si ottiene un Martin Ratio stimato superiore a 30.

È importante precisare che non si tratta di un dato ufficiale del gestore, ma di una stima elaborata utilizzando i dati disponibili.

Anche in questo caso, però, il risultato conferma quanto emerge dagli altri indicatori.

Il fondo ha mostrato una notevole capacità di trasformare il rischio assunto in rendimento.

Un dettaglio poco conosciuto: l'obiettivo non è battere il Nasdaq

Molti potrebbero pensare che questo fondo abbia come obiettivo battere il Nasdaq.

In realtà non è così.

Secondo la documentazione ufficiale di Schroders, il fondo punta a ottenere, nell'arco di almeno tre anni, un rendimento superiore al SOFR al netto dei costi. Scheda ufficiale Schroders

Ma cos'è il SOFR?

L'acronimo significa Secured Overnight Financing Rate.

È il principale tasso d'interesse di riferimento del mercato americano per i prestiti a brevissimo termine garantiti da titoli di Stato degli Stati Uniti.

Detta così sembra complicata.

In realtà puoi immaginarlo come il rendimento della "liquidità" in dollari, cioè un parametro molto prudente che viene spesso utilizzato come punto di partenza per valutare se una gestione attiva sta davvero creando valore.

Questo significa che Schroders non si pone come obiettivo quello di seguire il Nasdaq o di battere un indice azionario.

L'obiettivo dichiarato è fare meglio di un rendimento considerato molto prudente, indipendentemente dalla direzione dei mercati.

Per riuscirci il gestore ha grande libertà operativa.

Può aumentare o ridurre l'esposizione.

Può utilizzare coperture.

Può assumere posizioni ribassiste.

L'obiettivo non è replicare un indice.

È cercare rendimento attraverso la selezione dei titoli.

I rischi da non dimenticare

Naturalmente il rischio non scompare.

Parliamo comunque di un fondo altamente specializzato.

Tra i principali rischi troviamo:

  • forte esposizione al settore tecnologico;
  • utilizzo di derivati;
  • possibilità di assumere posizioni short;
  • elevata discrezionalità del gestore;
  • rischio di mercato.

Sono elementi che rendono il fondo più complesso rispetto a un tradizionale fondo azionario globale.

Ed è giusto esserne consapevoli prima di investire.

Dove si può acquistare

La classe analizzata (LU1725200650) è una quota A Acc EUR Hedged.

Questo significa che:

  • è quotata e valorizzata in euro;
  • prevede la copertura del rischio di cambio verso l'euro;
  • è una classe ad accumulazione, quindi reinveste automaticamente gli utili;
  • è registrata per la distribuzione anche in Italia ed è disponibile attraverso numerose banche, reti di consulenza e piattaforme che distribuiscono fondi UCITS internazionali.

Conclusioni

Quando si parla di tecnologia si finisce quasi sempre per discutere degli stessi nomi.

Nasdaq.

ETF.

Magnificent Seven.

Intelligenza artificiale.

Esiste però anche un altro modo di investire.

Affidarsi a un gestore che non si limita a comprare le aziende più famose, ma prova ogni giorno a capire quali società meritano davvero di stare in portafoglio.

E quali, invece, è meglio lasciare fuori.

Negli ultimi tre anni questa strategia ha prodotto risultati davvero interessanti.

Secondo i dati Exante il fondo presenta infatti:

  • oltre il 100% di rendimento;
  • volatilità pari all'8,82%;
  • Sharpe Ratio di 2,92;
  • Ulcer Index di appena 1,36;
  • drawdown massimo limitato al 4,37%.

Numeri che naturalmente non garantiscono ciò che accadrà domani.

Ma raccontano una storia che vale la pena conoscere.

Quella di un fondo che non ha cercato semplicemente di cavalcare il boom della tecnologia.

Ha provato a fare qualcosa di molto più difficile.

Distinguere, ogni giorno, chi aveva davvero le carte per vincere.

E chi, invece, rischiava di diventare l'errore da evitare.

L'autore del presente articolo è un trader privato e detenendo gli strumenti finanziari oggetto delle sue analisi potrebbe essere in conflitto di interesse con i lettori.
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