Previsioni di Borsa con le Onde di Elliott e Fibonacci

Previsioni di Borsa con le Onde di Elliott e Fibonacci  

European Zone_ Novembre 2018

European Zone è un’estensione periodica della rubrica Piano Bar di Virginio Frigieri volta ad offrire un focus sull'Europa, che normalmente non viene trattata negli appuntamenti settimanali. 

Previsioni di Borsa : il punto sui Mercati Azionari

I principali indici azionari europei hanno raggiunto i loro top tra Gennaio e Maggio di quest’anno; per l’EuroStoxx 50 si é trattato di un secondo top decrescente avendo già fatto il suo massimo storico ad Aprile 2015. Da allora abbiamo visto le prime sub onde all’interno di quello che si profila un mercato orso di grandi dimensioni che andrà intensificandosi nei prossimi mesi.

Nel FTSE 100, un sentimento ribassista a breve termine estremo si è sviluppato al minimo di ottobre, aumentando le probabilità di un rimbalzo. Ogni rally in controtendenza che si sviluppa dovrebbe essere relativamente breve, per essere seguito da un declino dei nuovi minimi del mercato orso. Nel frattempo i  britannici continuano ad accumulare debito sulle carte di credito, nonostante l'attuale contesto di aumento dei tassi di interesse, a dimostrazione di una massiccia compiacenza verso il rischio. Con la rotazione delle azioni e dei sentimenti, l'economia si indebolirà e le insolvenze delle carte di credito aumenteranno drasticamente.

I maggiori massimi sui mercati azionari si disegnano quasi sempre nel tempo. Dopo che un settore si è rialzato e lentamente si allontana, seguono altri settori fino a quando gli investitori non si accorgeranno gradualmente che gli indici generali non stanno più aumentando. Questa prolungata natura dei picchi di mercato li rende difficili da identificare, perché, anche dopo che un indice si è innalzato e calato in un mercato ribassista, la stampa finanziaria tende a mostrare altri indici che stanno ancora aumentando, oscurando il declino spostando l'attenzione su un mercato apparentemente solido.

Il processo di picco attuale sta prendendo ancora più tempo del massimo nel 2007, che richiese sette mesi per irretire completamente le principali medie europee. Come si vede nel grafico qua sotto, il primo indice a toccare il picco più di tre anni fa , fu  l'EuroStoxx50 che toccò il massimo ad aprile 2015 e fece un picco in contro trend tra novembre  2017 e gennaio 2018. Sempre a gennaio 2018 il Dax e lo Swiss Market Index hanno fatto i loro top. I due ritardatari FTSE100 e CAC40, hanno fatto i loro top a maggio di quest’anno. A seguire tutti gli indici sono scesi ai minimi di più mesi. Il messaggio che trasmette questo grafico è che i mercati azionari europei, esattamente 89 anni dopo il Crack del ’29, si ritrovano all'inizio di quello che dovrebbe diventare uno dei più grandi mercati ribassisti della storia.

Analisi con le Onde di Elliott

Iniziamo con un grafico per coloro che pensano che le Onde di Elliott siano cose da ciarlatani. Il grafico sotto lo pubblicai a Febbraio del 2017. Cercando di fornire ai lettori un possibile target finale per l’onda [C] applicai una regoletta semplicissima che tutti coloro che usano le Onde di Elliott conoscono: nella stragrande maggioranza dei casi sulle onde correttive l’onda C tende ad eguagliare l’onda A. Nel caso specifico siccome si parlava di un’onda b di grado cycle iniziata nel 2003 quando il DAX era sceso a  2.188 punti dissi anche che bisognava lavorare su scala logaritmica e non lineare e in percentuale anzichè in punti assoluti. Detto questo calcolammo la performance dell’onda [A] in un 272,42%  e proiettammo una performance di egual misura a partire dal minimo di onda [B] ottenendo un target finale di 13.365,5 punti. Sotto lo stesso grafico pubblicato su European Zone di Febbraio 2017.

Sotto rimetto lo stesso grafico di allora aggiornato ad oggi; il DAX ha terminato la corsa a 13596.88 punti.

Chiusa la parentesi passiamo su grafico daily per vedere come a Ottobre è stata rotta la neckline di un testa spalle ribassista formatosi nei mesi precedenti a partire dalla primavera del 2017; al break out è quindi seguito un retesting dal basso della neckline come da sacri testi dell’analisi tecnica ed ora il DAX punterà a rompere il minimo di ottobre. Il target minimo di questa figura è sotto 10.000 punti. Inutile dire che anche in questo caso l’apertura di posizioni short con stoploss appena sopra al massimo del 2 novembre (praticamente sulla neckline) offre un rapporto “rendimento potenziale/rischio reale” molto vantaggioso.

Il grafico sopra evidenzia il FTSE 100 con il relativo crollo della percentuale  di tori a partire da maggio 2018 fornite da trade-futures.com .

La figura sottostante pubblicata sullo European Financial Forecast di Novembre di Elliott Wave International sono riportati alcuni titoli di giornali recenti. E’ interessante constatare da un lato la voglia di collegare i movimenti del mercato azionario a cause fondamentali e dall’altro la loro volontà di ignorare la storia del mercato nel processo. Tutti i presunti presagi ribassisti citati persistevano già quando i mercati azionari erano ancora in aumento. La stampa, ad esempio, ha avuto un ruolo di primo piano nel caos in casa nostra quando, a marzo 2017, una parte dissidente del Partito Democratico al governo, ha rotto con il resto del partito un anno prima delle elezioni nazionali. In modo analogo la guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina e le crisi dei mercati emergenti sono  problemi noti che si trascinano ormai da un paio di anni (dall’elezione di Trump).  Anche la questione dei tassi di interesse, il rendimento del decennale tedesco ha effettivamente toccato il fondo a luglio del 2016 accanto ai tassi statunitensi. Poi da quel momento  i principali indici azionari europei hanno continuato a salire per circa 18 mesi prima di raggiungere i picchi di quest’anno. La relazione presunta tra azioni e tassi d’interesse può variare in base alle circostanze. Gli economisti in genere tendono a considerare l’aumento dei tassi negativamente, ma il più delle volte gli aumenti dei tassi accompagnano in modo sano le espansioni economiche. La grande eccezione si verifica quando le crisi finanziarie diventano così grandi che gli investitori iniziano a dubitare della capacità degli emittenti di obbligazioni di pagare. In questi casi i tassi di interesse aumentano non per la crescente domanda di credito, ma per i crescenti timori di default del debito. E duole dirlo ma io temo che la prossima crisi finanziaria europea si verificherà proprio in questo contesto. Un declino sistemico avvolgerà il settore delle obbligazioni spazzatura portando in alto i tassi poi il valore di quasi tutti i beni cadrà e il contante e la liquidità di breve termine offriranno l’unico riparo dalla tempesta.

A proposito di tempeste, vale la pena ricordare quanto dicevamo sul numero di settembre sui titoli sottili, Una tempesta finanziaria infatti,  si è appena abbattuta sul più piccolo dei settori a bassa capitalizzazione. Nel corso di solo otto giorni di trading in ottobre, FTSE AIM 100 ha cancellato interamente il 20% di guadagni dall'inizio dell'anno, e nel frattempo, l'indice FTSE Small-Cap è sceso di quasi il 12%, cancellando tutti i suoi guadagni dall'inizio del 2017. Sotto il grafico dei due indici pubblicati dal Financial Forecast Europa di Elliott Wave International.

Se poi consideriamo che anche il FTSE 250 da giugno ha perso circa un 14% si vede bene come alla fine di elementi che plachino la tempesta non ce ne sono molti, e  che nonostante i numerosi consigli di diversificare il portafoglio per capitalizzazione anziché per area geografica o settore alla fine, non avrà più successo: in altre parole quando il mercato prende a scendere scende tutto: chi più, che meno, ma scende tutto e a nulla servono le varie strategie di rotazione del benchmark per area geografica, per capitalizzazione, per settore, il PIR, il PAC e tutte le altre fesserie che vi propinano banche e assicurazioni. Allora vale la pena ricordare un vecchio detto dei marinai … il buon marinaio è quello che riesce sempre a riportare a terra la sua barca e sa cavarsela anche nelle condizioni di mare più difficile, ma l’ottimo marinaio è quello che quando il mare è incazzato è a terra a fumarsi la pipa e godersi lo spettacolo della mareggiata!

Economia e Deflazione

Il costo del denaro conta. Da tempo abbiamo avvisato i lettori dell’alto rischio ad acquistare, in tempi di tassi ai minimi storici, titoli di stato con durate molto lunghe 30-50 anni ed oltre. Sotto, metto il solo grafico del BTP Italiano ma chi vuole può andarsi a vedere il cinquantennali emessi dalla Francia, dalla Svizzera e Dal Regno Unito per vedere che dai massimo storici di luglio 2016 ad oggi (nonostante i tassi siano ancora bassissimi) hanno perso tutti dal 20% in su. Quando i tassi saliranno un pò saranno dolori.

C’è poi il problema delle carte di credito, già grave negli Stati Uniti che sta esplodendo in Gran Bretagna tanto che i saldi in sospeso delle carte di credito hanno appena spinto a nord di 70 miliardi di sterline, mentre i tassi di interesse medi sono risaliti sopra il 18%. In altre parole, i consumatori hanno accumulato più debito nonostante l'aumento del costo dei pagamenti di interessi. Questa sottile forma di compiacimento ha un senso, poiché il processo di picco del mercato azionario ha dato ai consumatori un falso senso di fiducia che alla fine il debito sarà facile da rimborsare. Ma in “Conquer the Crash” nel lontano 2002 R.Precther sottolineava che la fiducia è un fattore incostante e per mantenere una tendenza al credito espansivo sono necessarie due cose: la prima è una psicologia espansiva e la seconda è la capacità di pagare gli interessi. Entrambi questi requisiti stanno lentamente scemando. La psicologia espansiva si invertirà man mano che i mercati azionari continueranno a scendere dai loro massimi e la possibilità di pagare gli interessi terminerà più tardi quando la deflazione renderà più gravoso il peso dei debiti e i fornitori di credito si sveglieranno e dovranno prendere atto della nuova realtà che i mutuatari non riescono più a tenere il passo con il pagamento degli interessi sui loro debiti e men che meno a ripagare il debito originale. Benchè regni ancora l’ottimismo e diversi credit strategist di Bloomberg non si mostrino ancora preoccupati che le insolvenze saliranno, i fornitori di carte di credito stanno gradualmente eliminando le loro offerte più rischiose e da metà 2016 hanno ridotto i termini senza interessi. Il numero di operazioni di trasferimento del saldo senza interessi a settembre è sceso al minimo storico di 87 dai 101 che era lo scorso giugno. Di fatto, i fornitori di carte hanno ritirato interamente le loro popolari carte di trasferimento del saldo senza interessi a 36 mesi. Nel frattempo, le carte di credito che offrono acquisti senza interessi sono scese al punto più basso dal luglio 2006, e il costo del trasferimento di un saldo è salito al 2,2%, secondo il sito Web di informazioni finanziarie del Regno Unito, Moneyfacts. Perché tutto questo accada ora, dipende probabilmente dal fatto che la società risponde sempre lentamente ai cambiamenti per cui bisogna attendere che il cambiamento diventi pervasivo e allora a quel punto tutti i tipi di debito tranne quelli più sicuri e con termini più brevi, verranno messi in discussione.

Se a questo aggiungiamo le incertezze politiche, le elezioni europee dietro l’angolo, un Europa senza capo né coda che resta la grande incompiuta, con una moneta comune, senza una Banca Centrale che possa fare esattamente quello che tutte le banche centrali del mondo fanno, (ovvero i prestatori di ultima istanza), senza una difesa comune, senza un ministro dell’economia, senza un sistema fiscale uguale in tutti i paesi e la gente ormai stanca e incavolata di un benessere perduto che resta solo un lontano ricordo (Germania e dintorni a parte) c’è da scommettere che i mesi che abbiamo davanti, tutto saranno tranne che tranquilli.

alla prossima

Un commento

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I commenti dei lettori

Un commento

  • Borroni M.
    14 Nov 2018

    buon giorno leggo sempre con attenzione i suoi report ....pur non avendo la sua competenza sono negativo sul mercato azionario e con i tassi a salire anche gli in vestimenti in bond avranno probabilmente delle pesanti svalutazioni....penso che forse è meglio tenere i risparmi sul conto (personalmente gli unici investimenti che mi hanno fatto guadagnare sono in tanto screditati prodotti assicurativi che da decenni mi hanno sempre dato rendimenti positivi....)....per le azioni è un successo essere uscito alla pari tranne delle azioni che detengo da anni e che non posso vendere per prezzi di carico abbastanza penalizzanti..... CON STIMA MARIO B.

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