Fondi attivi o ETF: Buffett vinse la scommessa, ma dove vorresti essere durante una crisi?
La storia della scommessa di Warren Buffett viene spesso raccontata per dimostrare la superiorità della gestione passiva: un fondo indicizzato economico contro professionisti della finanza, dieci anni di confronto e una vittoria netta del primo.
Il risultato dà ragione a Buffett. Ma se ci fermiamo al traguardo rischiamo di trascurare una parte della storia che, per molti investitori, potrebbe essere la più importante: che cosa accadde quando il mercato crollò?
Perché un conto è confrontare due rendimenti alla fine di dieci anni. Un altro è vivere la crisi con i propri risparmi investiti, aprire il rendiconto e chiedersi se si riuscirà a sopportare un’ulteriore discesa. Il foglio Excel, di solito, dorme meglio del suo proprietario.
La scommessa di Buffett e la vittoria della gestione passiva
La sfida si svolse dal 2008 al 2017. Buffett puntò sul Vanguard 500 Index Fund, classe Admiral Shares, un fondo indicizzato sull’S&P 500. Protégé Partners selezionò invece cinque fondi di fondi hedge. Il confronto considerava i risultati al netto di commissioni, costi e spese. longnow.org
Alla fine, il fondo indicizzato registrò un guadagno del 125,8%. Nessuno dei cinque concorrenti riuscì a superarlo. La conclusione sul rendimento della gara è quindi chiara: vinse Buffett. www.berkshirehathaway.com
Da qui a sostenere che un investimento passivo sia sempre la soluzione migliore per qualsiasi risparmiatore, però, c’è un passaggio che merita attenzione. Il vincitore della scommessa è noto; la scelta più adatta a chi teme una crisi richiede qualche domanda in più.
Nel 2008, durante la discesa, la situazione era diversa
La gara iniziò proprio nell’anno della crisi finanziaria. Nel 2008 il fondo indicizzato scelto da Buffett perse circa il 37%, mentre i cinque fondi di fondi hedge registrarono una perdita media del 23,9%. Anche loro subirono un colpo pesante, ma contennero maggiormente la caduta. longnow.org
| Investimento | Rendimento nel 2008 | Valore finale su 100.000 iniziali |
|---|---|---|
| Fondo indicizzato S&P 500 | −37,0% | 63.000 |
| Media dei cinque fondi di fondi hedge | −23,9% | 76.100 |
Su un capitale iniziale di 100.000, la differenza a fine anno sarebbe stata di circa 13.100. Una distanza concreta, soprattutto per chi avesse avuto bisogno di utilizzare parte del denaro o si fosse accorto di tollerare le perdite meno di quanto immaginava.
È questo il lato della medaglia sul quale vale la pena soffermarsi: durante quella crisi, i fondi avversari di Buffett difesero meglio il capitale.
Perdere meno significa dover recuperare meno
Una perdita non si recupera con un rialzo della stessa percentuale. Dopo un calo del 37%, per tornare al capitale iniziale serve una crescita di circa il 58,7%. Dopo una perdita del 23,9%, il recupero necessario è di circa il 31,4%.
Contenere le discese può quindi offrire un vantaggio importante: lascia più capitale disponibile per affrontare ciò che viene dopo.
Naturalmente bisogna poi partecipare alla ripresa. Nella scommessa, la maggiore difesa iniziale non bastò a compensare il successivo vantaggio del fondo indicizzato. Ma questo non cancella il beneficio ottenuto nel momento più difficile.
E se la prossima crisi arrivasse mentre siamo investiti?
Quando i mercati salgono, accettare il rischio azionario sembra relativamente semplice. La parte complicata arriva quando i guadagni scompaiono e le perdite continuano ad aumentare.
Chi possiede un investimento passivo sull’S&P 500 partecipa all’andamento delle azioni dell’indice. Un fondo attivo con un mandato flessibile può invece modificare l’esposizione, mantenere liquidità o utilizzare coperture, nei limiti delle proprie regole.
Questa possibilità può diventare preziosa durante una crisi. La possibilità di difendersi, però, deve tradursi in una difesa effettiva: la presenza di un gestore non basta, da sola, a garantire perdite inferiori.
La domanda utile è quindi più precisa: quali fondi hanno mostrato di contenere i ribassi, con quali strumenti e quanto sono riusciti a recuperare successivamente?
Quanto vale una protezione che aiuta a restare investiti?
Immaginiamo due risparmiatori. Il primo accetta forti oscillazioni e riesce a mantenere l’investimento durante una crisi. Il secondo, di fronte a una perdita importante, vende e aspetta che la situazione migliori prima di rientrare.
Anche scegliendo inizialmente lo stesso fondo, potrebbero ottenere risultati molto diversi. Per il secondo, una strategia capace di contenere le perdite potrebbe avere un valore ulteriore: aiutarlo a rispettare il proprio piano.
Il rendimento migliore sulla carta serve a poco se il risparmiatore abbandona l’investimento prima della ripresa. La tolleranza al rischio, del resto, tende a essere molto più generosa quando il conto è in verde.
Fondi attivi ed ETF: quale confronto serve davvero?
La scommessa riguardava un fondo azionario indicizzato e fondi di fondi hedge, con caratteristiche differenti. Non rappresenta automaticamente tutti i fondi attivi o tutti gli ETF. Protégé stessa indicava nella flessibilità delle strategie hedge una delle ragioni della propria posizione iniziale.
Anche con gli ETF si può costruire un portafoglio meno esposto alle azioni. E un fondo azionario attivo può rimanere fortemente investito durante una discesa. Bisogna quindi osservare la strategia e il rischio assunto, oltre all’etichetta dello strumento.
Per valutare il lavoro del gestore, affiancherei al rendimento netto il massimo drawdown, i tempi di recupero, l’Ulcer Index e il nostro cavallo di battaglia, il Martin Ratio. Poi guarderei quanto è costata la protezione nelle fasi positive: un gestore che perde meno nelle crisi deve dimostrare anche di non rinunciare sistematicamente a una parte eccessiva dei rialzi.
Buffett aveva ragione. Ma il risparmiatore deve farsi un’altra domanda
Buffett vinse la scommessa e il suo fondo indicizzato premiò chi rimase investito per l’intero periodo. Il 2008 ricorda però che, lungo quel percorso, gli avversari riuscirono a perdere meno.
Per questo, davanti alla scelta tra fondi attivi ed ETF, non mi fermerei alla domanda su chi possa guadagnare di più nei prossimi dieci anni. Aggiungerei questa: se una crisi arrivasse domani, quale perdita sarei davvero in grado di sostenere e quale strategia potrebbe aiutarmi ad attraversarla?
La risposta può cambiare da investitore a investitore. E può cambiare anche il valore che attribuiamo a un gestore capace di difendere il capitale proprio quando ne abbiamo più bisogno.
L'autore del presente articolo è un trader privato e detenendo gli strumenti finanziari oggetto delle sue analisi potrebbe essere in conflitto di interesse con i lettori.
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