Nella legge di bilancio approvata oggi in Consiglio dei ministri è previsto un aumento della Tobin Tax, l'imposta sulle transazioni finanziarie introdotta in Italia nel 2013, durante il governo Monti.
Una misura nata con l'obiettivo di colpire determinate operazioni finanziarie, ma che solleva interrogativi tutt'altro che trascurabili sui suoi effetti concreti.
Tra le principali criticità che vengono sollevate dagli operatori e dagli osservatori dei mercati finanziari, sottoscritto compreso, figurano:
La riduzione della liquidità: un rischio particolarmente rilevante per un mercato come quello italiano, nel quale la profondità degli scambi è un elemento importante per gli investitori.
L'aumento dei costi per chi investe: un effetto diretto dell'imposta sulle operazioni interessate. Un costo aggiuntivo che, per quanto possa apparire modesto sulla singola transazione, merita di essere valutato anche nelle sue conseguenze per chi investe regolarmente, direttamente o attraverso strumenti di risparmio previdenziale.
Lo spostamento degli scambi verso altri mercati: quando operazioni analoghe sono soggette a regimi fiscali differenti, è ragionevole interrogarsi sulla possibilità che una parte degli scambi si trasferisca altrove.
Le possibili ripercussioni sulla volatilità: una minore liquidità può rendere più difficoltoso assorbire ordini consistenti e amplificare i movimenti dei prezzi in determinate condizioni di mercato. Non significa che ogni ribasso sia causato dalla Tobin Tax, ma è un effetto potenziale che merita di essere analizzato anziché ignorato.
Le conseguenze sul finanziamento delle imprese: se negoziare titoli diventa relativamente più costoso, possono emergere distorsioni nelle scelte degli investitori e nell'attrattività del mercato azionario. Gli effetti sulla raccolta di capitali e sugli investimenti delle imprese, tuttavia, vanno valutati sulla base di dati concreti.
Da trader, personalmente, la questione mi tocca fino a un certo punto: esiste ancora la possibilità di investire in società quotate su mercati esteri, dove il trattamento fiscale può essere differente.
Da libero cittadino, invece, la questione è più ampia.
Come ho sempre detto, sono anni che non vado a votare perché considero il voto una cosa seria: è un atto di fiducia nei confronti di chi è chiamato a governare. E la fiducia, per essere accordata, richiede di conoscere e valutare le scelte di chi la riceve.
Tornerò in cabina elettorale quando avrò maturato la convinzione che qualcuno abbia governato bene anche nell'interesse di chi, come me, non appartiene necessariamente alle categorie che una determinata misura intende colpire o favorire.
Spero soltanto che non passi troppo tempo: quello, purtroppo, non è un bene rinnovabile.
La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha spiegato in conferenza stampa che una parte delle risorse necessarie alla manovra, nell'ordine di miliardi di euro, arriverà dal contributo richiesto al settore finanziario, comprese banche e assicurazioni.
Sul fronte della Tobin Tax, si parla di un possibile incremento dell'aliquota dallo 0,4% allo 0,6% per le operazioni interessate, fermo restando che aliquote e ambito di applicazione devono essere verificati sul testo definitivo.
Nel frattempo, vengono citati dati di gettito che mostrerebbero un forte aumento delle entrate rispetto all'anno precedente. Anche questi numeri meritano di essere verificati e contestualizzati, distinguendo gli incassi già realizzati dalle stime e dalle previsioni.
Ed è proprio qui che nasce la domanda: il fatto che una tassa produca più entrate per lo Stato è sufficiente a dimostrare che sia una buona scelta economica?
Il gettito è certamente importante per i conti pubblici. Ma non esaurisce la valutazione di una misura fiscale. Occorre considerare anche i costi che impone, gli eventuali comportamenti che induce e le conseguenze, dirette e indirette, sul mercato che colpisce.
È un'analisi che richiede dati, confronti e una valutazione degli effetti nel medio periodo.
Evidentemente, nel dibattito pubblico, c'è ancora spazio per ricordare che l'entità delle entrate fiscali e la qualità di una politica economica sono due questioni distinte.
Resta infine un aspetto che merita una certa considerazione: è notevole quanto possa essere semplice presentare una misura attraverso il risultato più immediato — le entrate che promette — lasciando sullo sfondo le domande più scomode sui suoi effetti complessivi.
La complessità, del resto, ha un difetto: obbliga a fare i conti anche con le conseguenze che non entrano facilmente in una conferenza stampa.
Ad maiora!
PNA
Piernicola Assiso è un trader privato e potrebbe detenere gli strumenti finanziari oggetto delle sue analisi risultando così in conflitto di interesse con i lettori.
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