Il direttore responsabile Emilio Tomasini è apparso su:

Obiettivo reddito – Storie di un bond “di Stato” al 7,75% in euro, di un certificato a capitale protetto con yield 8% (purché…) e del super dividendo extra di Eni


Cercando di non esporsi su prodotti a elevato rischio. I rendimenti in tutti e tre i casi risultano molto interessanti. Meglio valutarne tuttavia le modalità.

Il report della domenica

La ricerca di rendimento in un contesto di incertezze sia dal punto di vista inflattivo sia di futuro andamento dei mercati ci porta oggi ad analizzare degli strumenti di investimento che dovrebbero garantire una certa stabilità nel tempo. Naturalmente il condizionale è d’obbligo ma alcune loro peculiarità giustificano questo presupposto.

► Un “ex” corporate diventato quasi titolo di Stato

Quante sofferenze per chi ha investito in tempi più o meno recenti su Telecom Italia. Ora il cielo si sta rischiarando, visto che l’Opas di Poste Italiane ha riportato la società nel contesto pubblico, annullando di fatto la privatizzazione iniziata negli anni ’90. Ci sarà il “delisting” da Borsa Italiana entro fine anno? L’ipotesi è certa e quindi le nuvole si allontanano. Restano però i bond di Telecom, di cui per ora non si è ipotizzata una “call” anticipata, sebbene già in passato l’importo di alcuni sia stato ridotto a seguito di parziali rimborsi.  Vediamo allora gli sviluppi della più cavalcata delle obbligazioni della telefonia “made in Italy”.

Emissione

Telecom Italia Finance 7,75% 2033

Isin

XS0161100515

Valuta

Eur

Quotazione

Borsa Italiana

Data emissione

24/1/2003

Data scadenza

24/1/2033

Eventuale call anticipata

No

Ammontare emesso

660 milioni Eur

Taglio

1.000 Eur

Quotazione in corso

Fra 120,3 e 120,4 Eur

Yield in corso

4,1%

Yield max ultimi 3 anni

7,3% (agosto 2023)

Yield min ultimi 3 anni

3,55% (febbraio 2026)

Spread bid ask

Molto contenuto (circa 20 pb)

Periodicità cedola

Annuale (a gennaio)

Rating

BB+ (il mercato confida in un upgrade nel medio termine ma finora non si ha nessuna notizia in merito. Poste Italiane gode di un rating nettamente superiore di BBB+)

Il confronto

Decisamente più remunerativo è un altro bond di Telecom, il 5,25% 2055 (Isin XS0214965963), che quota di poco sopra 100 ma con taglio 100.000

Punti forti

Senz'altro la generosità della cedola (figlia di altri tempi) e la liquidità su Borsa Italiana 

Punti deboli

La quotazione di molto sopra la pari lo porta a essere un bond interessante soprattutto per chi ha necessità di cash nel tempo. C’è l’eventualità (per ora teorica) di un rimborso anticipato, sebbene i documenti di emissione non lo prevedano. È pur vero che al prezzo in corso di 120 Eur tale probabilità risulterebbe poco conveniente per la società

► Un certificato a “capitale protetto” che accumula rendimento dal Btp, purché…

I certificati sui rendimenti dei titoli di Stato si sono diffusi e affermati negli ultimi tempi ma attenzione alle diverse strutture. Premi e relativi trigger inevitabilmente differiscono e in taluni casi si hanno poi sottostanti di differenti governativi occidentali. Uno particolare è stato proposto da Barclays e ad esso dedichiamo oggi lo spazio appunto sui certificate da reddito.

Denominazione

Barclays Ep Cp Solactive Btp 10 Idx

Isin

XS3183925521

Data scadenza

29/7/2036 ma attenzione: c’è una call trimestrale esercitabile dall’emittente da luglio 2027. Obbligatorio quindi acquistarlo solo sotto 100

Lotto minimo

1

Funzionamento

Adotta un meccanismo detto di “Range Accrual” sul Btp decennale, con la possibilità di incassare le cedole a periodicità trimestrale (fiscalmente efficienti per compensare eventuali minusvalenze pregresse)

Il termine accrual sta a significare ad accumulo. Cioè?

Ogni giorno in cui il rendimento del Btp decennale si trova fra lo 0% ed il 4,50%, il certificato accumula un interesse che viene poi pagato su base trimestrale, fino a un massimo del 2% lordo per trimestre e dell’8% lordo annuo

Se però lo yield del Btp fosse inferiore allo 0% o superiore al 4,5% cosa succederebbe?

Eccolo: se il rendimento resta sempre nel range la cedola trimestrale è totale, al 2% annuo lordo. Se il rendimento supera la soglia del 4,50% o scende sotto lo 0%, il coupon si riduce proporzionalmente. Pertanto, se il rendimento del Btp fosse per esempio superiore al 4,50% nel 40% dei giorni la cedola trimestrale sarebbe pari all’1,20% lordo (e quindi inferiore al 2%). Nel caso in cui il rendimento del Btp fosse invece sempre sopra il 4,50% non sarebbe pagata la cedola

Quale l’indice di riferimento?

Come quasi sempre per questi prodotti si tratta del Solactive Btp 10 years

Al momento il rendimento del decennale si attesta al 4,03%. Quali possibilità ci sono che salga oltre il 4,5%?

È avvenuto nel 2023 e nel 2024, mentre precedentemente si era registrato nel 2013. In tutti i casi però per periodi molto corti

Bisogna comunque segnalare che la tassazione del certificato è al 26%, mentre quella del Btp si attesta al 12,5%. La differenza non è poca cosa!

Vero ma le cedole dei certificates – diversamente da quelle dei Btp – possono compensare eventuali minusvalenze e pertanto questo fatto può pesare

Quindi?

Uno strumento di tale tipo si adatta a chi abbia già un portafoglio carico di Btp e voglia diversificare i rischi

Quotazione in corso (chiusura 31/7/2026)

99 Eur

Punti forti

Il rendimento se il Btp resta nella forchetta 0-4,5% e la possibilità di compensare eventuali minus con le sue cedole

Punti deboli

La potenziale call anticipata e il rischio che il Btp decennale possa salire sopra il 4,5% di rendimento

Infine, l’aspetto capitale protetto. Cosa significa?

Qui l’argomento è articolato. Con la definizione si intende che il capitale verrà comunque rimborsato a 100, anche se il Btp fosse “impazzito”. Ciò non esclude che il cosiddetto rischio emittente esista pur sempre. Ultima ipotesi: cosa succederebbe in presenza di un default italiano? La risposta non c’è

► Eni verso il super dividendo. Quando e come?

La regina italiana del petrolifero mercoledì ha fatto scintille a Piazza Affari, dopo un periodo comunque molto favorevole, con una prevalenza di sedute positive da metà luglio. Il mercato crede in un super dividendo straordinario. Parliamone un po'.

L’ipotesi viene da lontano, ovvero dalla scorsa primavera. Adesso se ne sa qualcosa di più?

Per ora si è ancora a livello di possibilità. Con forti chances però che si traduca in qualcosa di concreto. Ciò avverrà se da qui all’autunno i margini di raffinazione del petrolio si manterranno superiori rispetto a quanto previsto nella prima parte dell’anno

Si può essere più precisi?

Sì. Ovvero in presenza di un petrolio oltre i 90 $ o con un incremento del 50% dei margini di raffinazione

Ma non si tratta solo di un dividendo straordinario.  C’è anche dell’altro?

In effetti si ipotizza non solo il coupon extra ma pure un incremento del buyback

Di che entità?

Di un progresso da 2,8 miliardi a 3,4 miliardi di euro, con un netto balzo rispetto alla previsione iniziale di 1,5 miliardi. I due elementi – dividendo extra e buyback – potrebbero sostenere bene il titolo, che sta tornando verso i massimi di aprile

C’è chi suppone addirittura un buyback da 4 miliardi di euro. Fattibile?

In effetti la stessa Eni ha ammesso tale eventualità

Torniamo al super dividendo. Quando e di quale importo?

Sul quando si pensa a fine anno e sul quanto le speculazioni sono tante, con cifre che vanno da 0,20 a 0,40 euro. Nulla però di certo è stato comunicato dalla società

Intanto a settembre e a novembre?

Ci saranno i dividendi ordinari di 0,27 euro, con date di stacco 21/9 e 23/11

Ecco un titolo quindi che ha tratto vantaggio dalla crisi medio orientale?

Scontato ma vero. E che sempre più diventa un’azione da “total return” a tutto tondo

In conclusione quali rendimenti si ipotizzano?

● Da puro dividendo ordinario lordo - relativamente ai prossimi quattro stacchi (settembre – novembre – marzo – maggio) - è al momento stimabile in un 4,5%

● Nell’ipotesi prudente di un dividendo extra di 0,20 euro lo yield salirebbe al 5,3%

●Nell’ipotesi aggressiva di un dividendo extra di 0,40 euro lo yield crescerebbe al 6,2%.

Di qui l’importanza, se non si fosse collocati, su Eni di monitorare con grande attenzione l’eventuale livello di entrata

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