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Treasury, il tentativo USA di fermare il rialzo dei rendimenti


Il costo del capitale non può essere amministrato per decreto. Pare essere questo il messaggio che il mercato obbligazionario sta tornando a ricordare a Washington. Scott Bessent, segretario al Tesoro degli Stati Uniti, ha deciso di raddoppiare fino a 4 miliardi di dollari gli acquisti di Treasury a lunga scadenza. Una mossa che ha portato inizialmente ad un reazione evidente: il rendimento del trentennale è sceso di circa 10 punti base in una sola seduta. Ma, per James Mackintosh (“Why Scott Bessent Is Playing With the Treasury Market", The Wall Street Journal, 19 agosto 2026), il problema è molto più grande della dimensione dell’intervento.

I rendimenti reali a lunga scadenza sono saliti sui livelli più elevati degli ultimi anni. Ciò che appare interessante è che il mercato non sembra attribuire questo movimento soprattutto all’inflazione. Le aspettative di inflazione incorporate nei Treasury rimangono infatti relativamente vicine all’obiettivo della Federal Reserve. Il mercato sembrerebbe comunicare che nel mondo sta aumentando la domanda di capitale e chi presta denaro pretende una remunerazione maggiore. E le cause sono almeno tre.

La prima è fiscale. Gli Stati Uniti continuano a produrre deficit molto elevati anche in presenza di un’economia che cresce, obbligando il Tesoro a collocare quantità crescenti di debito. Questa situazione si nota anche fuori dagli Stati Uniti, con Europa e Asia che devono finanziare più spesa militare senza rinunciare facilmente alla spesa sociale.

Poi c’è anche un aspetto che riguarda l’intelligenza artificiale. Le grandi società tecnologiche, per anni considerate business relativamente leggeri in termini di capitale, stanno finanziando data center, infrastrutture energetiche e capacità di calcolo con investimenti giganteschi. Una parte di questo fabbisogno arriva direttamente sul mercato obbligazionario, dove il capitale richiesto dalle imprese entra inevitabilmente in concorrenza con quello richiesto dagli Stati.

Infine, influisce anche la geopolitica. Il reshoring e la volontà di ridurre la dipendenza dalle catene internazionali di fornitura significano duplicare impianti, scorte e capacità produttiva. È un processo costoso e meno efficiente dal punto di vista del capitale, ma oggi viene considerato necessario per ragioni di sicurezza nazionale.

La strategia di Bessent consiste anche nell’aumentare il peso delle emissioni a breve termine, in modo da ridurre l’offerta di titoli lunghi e contenere i rendimenti sulle scadenze più sensibili per mutui, aziende e valutazioni finanziarie. Il rovescio della medaglia è che un Tesoro finanziato maggiormente a breve diventa più esposto a eventuali rialzi dei tassi, perché il debito deve essere rifinanziato più frequentemente.

Il mercato sta quindi facendo ciò che normalmente fa quando il capitale diventa scarso: ne alza il prezzo. Investimenti e consumi possono progressivamente rallentare per via di tassi reali più elevati, ma la spesa pubblica e quella legata all’AI potrebbero essere meno sensibili del normale al costo del denaro. C’è però un elemento favorevole per l’investitore obbligazionario: oggi i Treasury consentono di ottenere rendimenti reali che Mackintosh indica attorno al 2,5%. Il problema per Bessent è che qualche miliardo di buyback può modificare una seduta, molto più difficilmente può cambiare una tendenza costruita da deficit, AI e geopolitica.

L’autore del presente articolo è iscritto all’Ordine dei Giornalisti e non detiene gli strumenti oggetto delle sue analisi.
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