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USA-Europa: il market cap e una forbice che pare una voragine


La superiorità della Borsa americana rispetto al resto del mondo sviluppato è ormai diventata un fenomeno strutturale, alimentato da una combinazione di crescita degli utili, capacità di attrarre capitali internazionali e concentrazione delle società a maggiore capitalizzazione nei settori tecnologici. Il punto interessante è che questa leadership ha raggiunto dimensioni tali da rendere sempre più difficile distinguere quanto della performance derivi dalla maggiore qualità delle imprese statunitensi e quanto, invece, dalla progressiva espansione delle valutazioni riconosciute dal mercato.

Il primo grafico mostra con grande chiarezza questa trasformazione. Gli Stati Uniti rappresentano oggi circa il 70% della capitalizzazione complessiva dei mercati sviluppati, mentre l'Europa è scesa nell'area del 15-17%. All'inizio degli anni Ottanta il rapporto era molto meno sbilanciato e ancora alla fine degli anni Novanta il peso europeo superava abbondantemente il 30%. Da allora le due curve hanno seguito direzioni quasi speculari: Wall Street ha guadagnato peso mentre l'Europa lo ha perso.

Dietro questa divergenza ci sono naturalmente differenze economiche profonde. Gli Stati Uniti hanno prodotto Microsoft, Apple, Nvidia, Alphabet, Amazon, Meta e numerose altre società capaci di crescere su scala mondiale mantenendo margini estremamente elevati. L'Europa continua invece ad avere un peso maggiore nei settori industriali, finanziari, automobilistici e nei consumi tradizionali, comparti che difficilmente possono presentare gli stessi tassi di crescita e gli stessi multipli attribuiti alle grandi piattaforme tecnologiche.

Il secondo grafico aggiunge però un elemento che merita attenzione. Il peso del comparto TMT, cioè tecnologia, media e telecomunicazioni, sul mercato americano ha ormai superato quello raggiunto durante la bolla delle dot-com del 2000. È un confronto che non può essere interpretato meccanicamente come l'annuncio di una nuova bolla: venticinque anni fa molte società tecnologiche erano imprese con ricavi limitati, utili inesistenti e modelli di business ancora da dimostrare. Oggi le principali società che dominano gli indici producono decine di miliardi di dollari di utili e dispongono di enormi flussi di cassa.

Rimane tuttavia il problema della concentrazione. Quando quasi metà del valore del mercato dipende direttamente o indirettamente da un unico grande tema industriale, il rendimento dell'indice diventa sempre più legato alla capacità di poche società di continuare a rispettare aspettative già elevatissime. L'intelligenza artificiale può prolungare questo processo ancora a lungo, ma più aumenta il peso della tecnologia, maggiore diventa la sensibilità di Wall Street a una revisione delle prospettive di crescita o dei multipli.

I due grafici letti insieme raccontano quindi la stessa storia da due angolazioni diverse: il mercato americano domina il mondo sviluppato perché domina la tecnologia, e la tecnologia domina sempre di più il mercato americano. Finché crescita degli utili e produttività continueranno a sostenere questa leadership, la concentrazione potrà persistere. Ma proprio questa eccezionale forza rende oggi Wall Street più dipendente di quanto sia stata per molti anni dalla performance di un numero relativamente ristretto di grandi società.

L’autore del presente articolo è iscritto all’Ordine dei Giornalisti e non detiene gli strumenti oggetto delle sue analisi.
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