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Il toro americano resiste, ma il rischio sta cambiando


Il mercato americano sta entrando in una fase nella quale il rischio non è tanto quello di sbagliare la direzione di fondo, quanto quello di sottovalutare l’ampiezza delle correzioni possibili lungo il percorso. Dopo anni nei quali ogni shock è stato assorbito con una rapidità sorprendente, l’S&P 500 ha costruito una sorta di reputazione di invulnerabilità. Ma proprio questa abitudine a recuperare può diventare pericolosa quando induce gli investitori a considerare ogni flessione come automaticamente destinata a essere comprata.

Il primo grafico, costruito sul modello multivariato di Goldman Sachs, segnala oggi una probabilità di drawdown superiore a quella di un rally di grande ampiezza. Il modello non dice che la Borsa debba necessariamente scendere, ma mostra una distribuzione dei rischi meno favorevole rispetto a quella implicita nell’ottimismo che domina il mercato. Storicamente, quando la probabilità stimata di una correzione profonda si è impennata, non sempre il ribasso è arrivato immediatamente, ma il rapporto tra rendimento atteso e rischio ha smesso di essere così comodo come appariva nei mesi precedenti. È un avvertimento soprattutto per chi confonde la forza del trend con l’assenza di rischio.

Il secondo grafico aiuta però a capire perché sia altrettanto difficile costruire una tesi strutturalmente ribassista. Dal panico Covid all’inflazione sopra il 9%, dall’invasione dell’Ucraina alla crisi delle banche regionali americane, fino ai timori sui dazi e alle nuove tensioni militari, l’indice ha subito una sequenza di stress economici, geopolitici e finanziari che in altri cicli avrebbero potuto interrompere il mercato rialzista per molto più tempo. Invece ogni crisi ha prodotto una correzione, talvolta violenta, seguita da un recupero e da nuovi massimi.

I due messaggi quindi non sono in contraddizione. Goldman fotografa un rischio tattico: oggi la probabilità di una correzione significativa appare superiore a quella di un’accelerazione rialzista eccezionale. BCA Research ricorda invece che la struttura di fondo del mercato ha dimostrato una capacità notevole di assorbire gli shock. Per diventare ribassisti in modo persistente serve quindi qualcosa di più di una cattiva notizia: occorre un deterioramento capace di colpire contemporaneamente utili, credito e liquidità.

La conseguenza operativa è che il mercato può restare rialzista nel medio periodo e allo stesso tempo diventare più vulnerabile nel breve. È precisamente in queste fasi che una correzione del 10-15% sembra psicologicamente impossibile fino al giorno in cui comincia, mentre una discesa più profonda non richiede necessariamente una recessione conclamata, ma semplicemente la perdita di fiducia nel fatto che ogni shock possa essere assorbito senza conseguenze. Il toro americano resta vivo, ma oggi pretende un premio al rischio più alto da chi decide di inseguirlo.

L’autore del presente articolo è iscritto all’Ordine dei Giornalisti e non detiene gli strumenti oggetto delle sue analisi.
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