Il direttore responsabile Emilio Tomasini è apparso su:

IL GRANDE BLUFF


Onestamente non ricordavo un simile martellamento pubblicitario su tutti i canali di informazione, dai tradizionali a quelli più tecnologici. Perfino Spotify ha concesso spazio a Poste Italiane per veicolare quella che è stata battezzata come l’OPAS per eccellenza, la “madre” di tutte le OPAS, irrinunciabile occasione per “entrare a far parte” della grande famiglia che garantirà prosperità e un roseo futuro alle famiglie italiane.

Perdonate la malcelata ironia, ma noi che abbiamo qualche primavera sulle spalle, che conosciamo bene gli italici carrozzoni e che ricordiamo ancora simili propagande per altre situazioni in cui si è cercato di coinvolgere nel mondo della finanza ignari cittadini e famiglie per raccogliere la cosiddetta “fresca”, qualche perplessità sull’operazione l’abbiamo manifestata sin da subito (vedasi, in proposito, il mio articolo https://www.lombardreport.com/2026/7/21/la-solita-imprenditoria-all-italiana/). Ma forse qualcosa sta cambiando, molte persone sono ancora scottate da alcune fregature (parziali o totali) in cui sono rimaste inconsapevolmente coinvolte e, in conseguenza, un po’ di esperienza e di diffidenza è stata accumulata per “nasare” che, dietro tutto questo entusiasmo, forse l’oro che luccica non è gran che. Posto sempre che ce ne sia …

Siamo alla resa dei conti, alla prima per lo meno: oggi scade il termine per l’adesione da parte dei possessori delle azioni Telecom per farsi dare dei quattrini (che nel frattempo sono aumentati ad € 1,97 per azione) e una frazione di azioni PST per andare a pareggio nello scambio. Poi si vocifera di una proroga, come già raccontavo nel succitato articolo, che potrebbe vedere una nuova finestra tra il 21 e il 25 settembre. Ma ormai il risultato sembra tragicamente ed impietosamente scontato, nonostante il boom di adesioni avuto ieri e che oggi potrebbe proseguire: il modesto aumento del conguaglio economico fa da contorno ad una nota con cui, nei fatti, Poste Italiane ha comunicato che anche senza il raggiungimento del “quorum” pari al 66,7% di adesioni l’operazione si completerà con l’impegno ad acquistare le azioni conferite sotto quel livello. A nulla son valse le adesioni del management di TIM (peraltro forse arrivate appunto ieri) … anche perché, forse, per convincere gli azionisti / cassettisti Telecom ci voleva ben altro, anzi: tanto altro! Perché quella di Telecom Italia è appunto una di quelle tristi storie che in Borsa Italiana si trascina da decenni: questo grafico annuale dice tutto del resto!

Parliamo, purtroppo, di una perdita rimasta in carico a migliaia di famiglie. E, se da un lato è vero che aderendo all’OPAS si entra in un gruppo più grande, dall’altro si rinuncia di fatto al potenziale rialzo legato a un risanamento o a un consolidamento nel settore delle telecomunicazioni europee, concretizzando invece una perdita che può essere molto dolorosa e difficilmente recuperabile da parte di chi non si occupa di trading e difficilmente potrebbe riuscire a compensare con delle plusvalenze, se non in minima parte magari grazie al rimborso di qualche BTP comprato (abbondantemente) sotto la pari.

Quindi un fallimento? Se non totale … mezzo probabilmente sì, anche perché nel conto va messo appunto il grande impegno finanziario legato a tutta la pubblicità portata avanti in queste settimane che, come dicevo all’inizio, è stata davvero rilevante ed a tratti quasi asfissiante. Poste Italiane confidava di conseguire la stragrande maggioranza del pacchetto azionario di TIM, mentre sarà già un risultato notevole “scavallare” il 40% tenuto conto che già il 20% era in loro possesso. Un lavoro imponente per riuscire a stento a raccattare un ulteriore 20%: un dato misero considerato le aspettative. Peraltro, mi sento di poter affermare che questo risultato è figlio di una scelta scriteriata in termini di timing: un’operazione del genere non può essere lanciata a cavallo delle ferie sapendo bene chi devi convincere e che, tra luglio e agosto, il focus delle famiglie è sicuramente puntato sulla grigliata di Ferragosto o sulla guerra dei gavettoni in spiaggia. E della conversione TIT à PST … e ‘sti gran … ci siamo capiti, no? Anche perché in molti avranno detto, come spesso succede per le seccature che arrivano con il caldo e prima delle ferie: “Di questo se ne riparla a settembre” … frase che nei fatti si traduce in “Poi lo vediamo prima di Natale” … e che di conseguenza significa “Con l’anno nuovo facciamo tutto”. Ben sapendo che tanto non se ne farà nulla!

Scenari futuri possibili al momento sono, a parer mio, imprevedibili. Il management di Poste Italiane si è già “grattato la pera” con il risultato di aver fatto “partorire il topolino alla montagna”, ovvero un aggiuntivo premio cash di 30 cent per azione che tuttavia è servito solo parzialmente a spostare gli equilibri. Servirebbe raggiungere almeno una maggioranza assoluta per dare un significato all’operazione, un dato che comunque si discosterebbe enormemente dall’auspicato 90% dato dal 20% di partenza unito al quasi 70% delle adesioni ipotizzate. Anzi, c’è forse da chiedersi se non ci siano azioni da intraprendere prima di pensare a nuove iniziative e a nuovi piani industriali. Eventuali proroghe di adesione, infatti, difficilmente modificheranno in modo significativo la realtà attuale e, di conseguenza, se di qualcosa di concreto si dovrà e/o si vorrà parlare, si finirà davvero con il farlo nel 2027.

Come sempre chi vivrà vedrà … e noi staremo pronti al fuoco se le situazioni ci diranno che l’ingresso (da una parte o dall’altra) s’ha da fare.

Semper fidelis!

L'autore del presente articolo è un trader privato e potrebbe essere direttamente interessato e quindi in conflitto di interesse con i lettori sugli strumenti finanziari da lui citati.
Il nostro giornale rispetta la Carta dei Doveri dell’Informazione Economica clicca qui >>
Informativa metodo clicca qui >>