L’ultimo pezzo che ho pubblicato su queste colonne è del 24 luglio scorso: https://www.lombardreport.com/2026/7/24/la-competizione-ai-rischi-ed-opportunit/ (tra l’altro, erroneamente non ho flaggato la casella dell’invio della notifica a voi abbonati … quindi, chi fra voi non lo avesse visto e letto, può andarlo a recuperare adesso perché avevo affrontato un tema che è tuttora di attualità).
Poi non mi avete più letto, vuoi per una nuova sfida ed avventura imprenditoriale in cui mi sono imbarcato (e che di conseguenza ha occupato larga parte del mio tempo), ma soprattutto perché mi sono reso conto che era necessario prendere una pausa!
Chi mi conosce sa che non vivo facendo il trader, ma ho appunto una mia realtà imprenditoriale; il trading, tuttavia, è un pezzo di me … e forse, senza esserne davvero consapevole, lo è stato a prescindere negli ultimi quarant’anni. Di stupidaggini ne ho fatte, come del resto tutti quelli che hanno a che fare con gli strumenti finanziari; di fregature ne ho prese, specie in quei periodi in cui non c’era internet e i fogli illustrativi di questo o quello strumento finanziario che la banca di turno veniva a proporti (magari per diversificare gli investimenti) ti raccontavano solo quella che Camilleri definiva la “mezza messa” … perché altrimenti col cavolo che avrebbero venduto quel fondo o quel prodotto.
E di errori ne ho fatti quando lavoravo solo di analisi fondamentale (peraltro spesso con relativamente pochi dati a disposizione) e conoscevo solo alcuni indicatori legati all’analisi tecnica.
Ma da quando ho cominciato a fare le cose con le giuste conoscenze (peraltro in costante e continua evoluzione … perché in questo mondo non si finisce mai né di studiare né di imparare), con regole e criteri ben stabiliti, con consapevolezza di questo o quello strumento finanziario, con alcuni indicatori con cui mi trovo più a mio agio, il cosiddetto “win rate” è stato decisamente positivo. E per positivo non intendo quel “50% e 50%” che tanti ciarlatani ed imbonitori da strapazzo propongono tramite vari canali di comunicazione come ricetta magica dove il 50% positivo fa riferimento ad operazioni “più pesanti”, mentre il 50% negativo lascia sul piatto poco più che “argent de poche”. Bensì intendo un numero di operazioni dove il rosso lo si vede solo due o tre volte su dieci e dove lo stop preso, pur “facendomele girare”, mi fa capire che proprio lì andava messo per evitare guai maggiori. E, fermo restando la classica “cantonata” in cui purtroppo talora tutti incappiamo, più o meno brutta che sia, orgoglio, autostima e portafoglio beneficiano nel trovare risposte corrette alle strategie applicate.
Non vi tedierò – allora - raccontandovi quello che già i miei colleghi su queste colonne da settimane vi vanno dicendo in merito all’andazzo dei mercati, ma la situazione è stata tale per cui anche le operazioni che sembravano più strutturate e meglio analizzate e con rischi talora ridotti davvero al lumicino sono finite con insuccessi davvero spiacevoli. Segnali che in altri frangenti sarebbero stati inequivocabili chiamando dei long senza esitazione, si sono purtroppo rivelati dei falsi segnali. E quindi ecco che tra giugno e luglio ho visto le “macchinette” andare a cercare il sangue con ordini spesso davvero poco ortodossi, notizie geopolitiche arrivare come fulmini creando scompensi nei mercati internazionali, dati che una volta sarebbero stati letti come positivi e che improvvisamente sono stati interpretati al contrario facendo invertire i book. Al tempo stesso, strategie impostate su operazioni multiday sono state spazzate via nel giro di poche ore, target che sembravano sulla via del conseguimento si sono improvvisamente allontanati passando dal verde al rosso nel giro di non più di qualche seduta e finendo poi ingloriosamente in stop a causa soprattutto di volumi che non hanno consentito la benché minima reazione. E quando, più per non voler prendere l’ennesima fregatura, ho azzardato uno stop in pari … l’ho comunque preso … ma da lì in avanti il titolo è ripartito verso l’alto lasciandomi con l’espressione della mucca che vede passare il treno.
Ragion per cui ho ritenuto saggio fermarmi, rivedere quanto era stato fatto per cercare di capire se ci fosse stato un azzardo di troppo, uno stop eccessivamente profondo, una valutazione errata sul punto di ingresso, un settore che forse sarebbe stato meglio maneggiare con più cura, una strategia mal gestita, un segnale preso con troppo anticipo o letto con troppa fretta, una fiducia eccessiva al limite … Ma francamente non ho riscontrato errori, superficialità o nefandezze di sorta. Al limite qualche size eccessivamente ottimista in luogo di una più contenuta per limitare gli eventuali danni in termini prettamente economici.
Due, forse, sono le regole alle quali sono venuto meno visto l’andazzo di corse e gain senza posa (e che ho applicato in qualche caso chiuso con un onesto segno positivo): una è l’aver rinunciato al cosiddetto “metodo formica”, criterio che consiste nell’accontentarsi di un 7% - 10%, talvolta andando anche oltre ma senza mai voler eccedere il + 15% - 20% … considerando che le parole di un CEO (via Zoom, Teams, Meet) vengono interpretate più di un valore scritto nero su bianco su una trimestrale. Perché, appunto, in diverse circostanze un potenziale guadagno ha visto una conclusione di trade infausta senza una vera ragione. E, ribadisco, sicuramente una spiegazione c’è a fronte di volumi che traggono in inganno e che non consentono la ripresa di trend non dico inossidabili ma per lo meno più che discretamente impostati. Perché, anche qui mi ripeto, se fosse stato solo un comparto ad essere bersagliato da ribassi a cui comunque abbiamo assistito negli ultimi due/tre mesi … allora avremmo trovato la quadra. Invece la cosa è apparsa alquanto “randomica”, e purtroppo per il sottoscritto gli stop sono stati centrati con precisione quasi chirurgica pur se i titoli oggetto di ritracci anche significativi sono risultati distribuiti su tutti i fronti. La seconda è quella di non aver sfruttato rialzi giornalieri significativi, confidando che la crescita, comunque continua degli indici, fosse foriera a prescindere del raggiungimento dell’obiettivo posto all’inizio. Perché poi, a rialzi significativi, sono seguiti percorsi discendenti anche estenuanti e progressivamente tristi per l’appunto a causa di volumi inconsistenti. D’altra parte, quando l’euforia dei mercati ti fa percepire che sarebbe da sciocchi accontentarsi di un guadagno modesto ma più che onesto, e quando chiudi un’operazione con un buon gain ma dopo anche soli pochi giorni ti accorgi che quella plusvalenza realizzata avrebbe potute essere anche ben superiore … tra triangoli di congestione e proiezioni di analisi tecnica, si finisce per darsi dei target davvero ambiziosi ma che hanno assolutamente un significato nella “borsa dei matti”.
E allora non c’è stata che la soluzione di prendersi una pausa così da non cadere nello spirito “revanchista” che normalmente porta a fare più danni di quelli già conseguiti. Poi, non è che sono rimasto davvero solo a guardare in maniera passiva … ma, complici i giorni di ferie, l’occhio ai mercati è stato per lo più curioso, sebbene non vigile come sempre. Mi sono limitato a qualche operazione volante di piccolo cabotaggio tipo quelle da “Portafoglio a scarso rischio” del nostro caro Guido Bellosta che però, zitto zitto, porta a casa onesti guadagni senza alcun patema d’animo. Non c’era altra scelta da compiere: quando il “win rate” diventa negativo (sotto al 50% per intendersi) e la contabilità delle minus aumenta, serve resettare per trovare poi nuova linfa e nuova voglia per ripartire.
Quanto sopra per dirvi che, in alcuni momenti della nostra esistenza, non bisogna vergognarsi di “spegnere il motore” e fermarsi a guardare la strada e il paesaggio che abbiamo davanti. E non bisogna preoccuparsi del fatto che si possano perdere delle opportunità. Lo diciamo da anni: i mercati sono aperti quasi tutti i giorni, e quasi tutti i giorni ci sono opportunità. Bisogna staccarsi dal concetto “FOMO” perché la cosiddetta “occasione della vita” è più un mito da rincorrere che non una realtà da conquistare. L’importante è sempre quello di darsi un timing, delle regole da seguire, avere pazienza ma al tempo stesso saper essere veloci come una faina quando si percepisce una situazione potenzialmente favorevole (cosa ben diversa dall’avere fretta nel fare le cose o avere il prurito sul dito che deve per forza fare un click sul mouse). Ed è anche accettando situazioni come queste che si riesce a ripartire con slancio e con rinnovata consapevolezza, specie in presenza di situazioni in cui la volatilità risulta assente o quasi, ovvero concentrata a sprazzi su pochissimi titoli o asset.
L’estate, almeno quella del calendario, va verso la conclusione. E’ quindi tempo di ripartire “lancia in resta”: in queste settimane ho comunque avuto modo di interessarmi a diverse situazioni di cui vi racconterò strada facendo e che, a vostra volta, valuterete secondo le vostre propensioni e le vostre curiosità. Vi lancio comunque uno spunto frutto di una chiacchierata con amici: SECO (IOT) è una società aretina che al massimo scambia un controvalore medio settimanale di qualche milione di euro.

E’ un'azienda tecnologica che si occupa di progettazione e produzione di soluzioni tecnologiche proprietarie offrendo soluzioni edge, Internet of Things e intelligenza artificiale. Da un punto di vista grafico, dalla primavera ha conseguito un bel miglioramento e la scorsa settimana ha rimbalzato sulla media mobile a 20 periodi con ripartenza decisa tra ieri ed oggi . In mattinata, tra l’altro, sono usciti i dati relativi alla prima metà dell’anno: ricavi del Q2 superiori alle attese e ricavi semestrali leggermente migliori rispetto allo stesso periodo dello scorso esercizio. Guidance molto interessante perché ci fornisce un progresso di fatturato del 25% anno su anno per il corrente esercizio. Pertanto titolo sottile ma molto interessante e dalle potenzialità esplosive.
A presto!
Semper fidelis
L'autore del presente articolo è un trader privato e potrebbe essere direttamente interessato e quindi in conflitto di interesse con i lettori sugli strumenti finanziari da lui citati.
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