Quando devo ammettere di essermi sbagliato lo faccio senza problemi, anche cospargendomi virtualmente il capo di cenere se necessario. E così non ho nessun problema a dire che, in fin dei conti, Poste ha raggiunto il 66,627% delle quote di Telecom, ovvero ha portato a casa circa un 58% di adesioni che va a sommarsi a quanto già detenuto. E, sebbene sia un fatto che i “desideranda” di Poste Italiane sulla percentuale attesa di adesione all’OPAS proposta non siano sati soddisfatti completamente e che il board, vedendo le magre adesioni giunte prima dell’ultima settimana utile all’adesione, abbia modificato offerta e iter procedurale, quel 58% finale è comunque un risultato decisamente sorprendente per come si è configurato e che non si discosta così tanto da quel 66,7% previsto inizialmente per confermare l’operazione.
Venerdì 4 settembre, infatti, le adesioni avevano di poco superato il 5%. Poi, nel corso dell’ultima settimana, l’accelerazione che non ti aspetti: anzi, direi più che nel corso dell’ultima settimana, nel corso degli ultimi tre giorni. Da meno del 10% di mercoledì, al 21% di giovedì, per finire appunto al 58% di venerdì.
Non è dato di conoscere se questa crescita esponenziale sia dovuta a procedure bancarie che hanno aspettato gli ultimi giorni a consegnare fisicamente le adesioni ricevute nel corso delle settimane precedenti o all’adesione dei vari membri del board di Telecom che, tuttavia, non può aver pesato in maniera così eclatante. Certo, non possiamo parafrase il famoso “Clamoroso al Cibali!”, ma questa escalation ha comunque generato sorpresa tipo “Rigore al 90°!”. E sarebbe carino, tuttavia, sapere – sempre rimanendo in ambito calcistico – se dalla sala VAR qualcuno sia riuscito a capire qualcosa sull’accaduto … giacché l’italica diffidenza in queste ore ha generato più di qualche legittima domanda; e sebbene il paese non sia piccolo, la gente ha mormorato … e come se ha mormorato! Dal più classico dei “gombloddi” all’altrettanto scontato “L’han fatto apposta, era tutto già studiato a tavolino”.
E quindi, come ampiamente previsto, già da lunedì radio e televisione (e probabilmente anche su Youtube e social di vario genere) hanno iniziato a strombazzare l’estensione del periodo di adesione dal 21 al 25 settembre … anche perché l’appetito vien mangiando e forse, in virtù di questa improvvisa crescita di adesioni, allora anche altri detentori potrebbero lasciarsi convincere accettando concambio e presumibile perdita in conto capitale come verosimilmente in tanti avranno fatto confidando in un (parziale) recupero grazie ad una corposa crescita futura del titolo Poste Italiane, ovvero confidando nel più classico degli italici stelloni che tuttavia in borsa difficilmente ci assiste. Poi … mai dire mai, perché sfido chiunque ad aver creduto nella possibilità di vedere certi titoli decuplicare di valore senza far parte di bolle o presunte tali (vedasi certi istituti bancari cresciuti vertiginosamente negli ultimi anni).
Quel che è certo è che non si può non definire per lo meno “strana” questa situazione che da un clamoroso insuccesso si è tutto sommato comunque trasformata in un’interessante operazione che ha portato il nostro colosso delle telecomunicazioni a cambiare padrone. Fermo restando – e qui rimango della mia idea – che di punti oscuri sulla vicenda ce n’è più d’uno … ma tanto chi deve controllare a sua volta non è debitamente controllato, tant’è che spendere altre parole su questo aspetto appare inutile.
Quel che resta sul campo è una compressione di volatilità per Telecom e una discesa delle quotazioni per Poste Italiane. Sempre per quello che valgono le valutazioni dei cosiddetti analisti ed esperti (ricordiamoci sempre le parole del nostro Guido Bellosta), da qui al prossimo anno nessuno pare prevedere grandi exploit … anzi qualche sentiment comincia pure a diventare negativo, specie su Poste … e non di poco. Guardando i grafici, infatti, almeno sul daily quello di PST non pare particolarmente bene impostato, mentre quello di TIT ha oggettivamente subito una perdita di momentum che potrebbe risuonare come campanello di allarme.
Poi sarebbe anche corretto valutare questi titoli su grafici con time-frame settimanale, cosa che ci permette di vedere come PST stia ancora galleggiando sulla mm a 20 periodi e TIT vi abbia ripetutamente rimbalzato, evidenziando così per entrambi possibilità concreta di potersi rafforzare nel caso riuscissero a superare indenni o quasi questo e il prossimo mese che statisticamente non sono fra quelli più votati alla crescita.
Per il momento, quindi, credo sia più sensato restare alla finestra ipotizzando che tutta questa vicenda sia lungi dall’essere giunta al capitolo finale.
Semper fidelis!
L'autore del presente articolo è un trader privato e potrebbe essere direttamente interessato e quindi in conflitto di interesse con i lettori sugli strumenti finanziari da lui citati.
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