Apriamo un confronto sulle possibili vie di uscita dall’attuale contesto di incertezze. Non vi anticipiamo alcuna risposta. Leggete l’articolo e poi diteci cosa ne pensate. Riprenderemo il tema nel report di domenica. (1° puntata)
Il report di metà settimana
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Anche nel week end tratteremo il tema della tempesta obbligazionaria con due approfondimenti: ● Come sempre dalla parte degli investitori: risponderemo alle vostre domande ● L’opinione sull’argomento degli analisti di BlackRock |
I cicli ci sono in tutti i settori della finanza, anche in ambito obbligazionario. Chi ha vissuto la crisi del 2008-2009 ricorderà probabilmente quotazioni crollate del 50% in mercati totalmente illiquidi. Eppure, in relativamente poco tempo se ne uscì. Poi nel 2011 ci fu la crisi del credito sovrano europeo. Sembrava che tutto fosse finito ma gli interventi della Bce riportarono fiducia. La situazione appare ora meno esasperata e più globalizzata ma il terrore si è di nuovo impossessato di chi ha la memoria corta o di chi addirittura non ce l’ha. E l’onda dei quesiti improntati al pessimismo avanza velocemente. Con rimproveri di tutti i tipi sulle scelte fatte fra i risparmiatori: mogli contro mariti, anziani signori contro giovani consulenti finanziari, scrocconi di suggerimenti contro consigliori e via di seguito.
Molti sembrano dimenticare che la situazione attuale dipende dalle esasperazioni della geopolitica e soprattutto di alcuni dittatorelli che stanno cominciando anche loro a tremare. L’inflazione certamente sale ma in un contesto economico che presto o tardi dovrà tornare a regolarizzarsi. È indubbio che le situazioni politiche tedesca e francese preoccupano ma c’è interesse di tutti – anche delle destre estreme – di uscire da un contesto di incertezze che – se non mitigate – colpirebbero ancor più le rispettive economie.
Quattro ipotetici (per ora!) Cigni neri
Inevitabilmente vanno tuttavia pur sempre contemplati eventi estremi capaci di bloccare il sistema degli scambi obbligazionari, ora un po' più verosimili rispetto al passato. Ne ipotizziamo quattro. Probabilità reali? Abbastante basse ma!
● Una crisi di liquidità per i Treasuries Usa
● Un forte peggioramento dei debiti pubblici, simultaneo e non gestito, a causa per esempio di esiti elettorali destabilizzanti
● Un violento incremento dell’inflazione, che si trasformasse in super inflazione senza che le Banche centrali fossero in grado di intervenire
● Un disfacimento dell’Unione europea
Completato questo breve quadro generale, pur con tutte le incertezze del momento, passiamo ai temi operativi, gli unici che interessano chi ci legge.
Che si fa quindi?
Una risposta univoca non c’è perché propensioni al rischio, dimensioni dei patrimoni, necessità individuali e tanto altro portano a soluzioni diverse. Vediamo però di razionalizzare il tutto.
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Vendere? |
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La prassi vuole che si liquidino bond quando le performance in conto capitale siano state particolarmente elevate (almeno del 20-30%), quando le politiche monetarie stiano per subire svolte e quando si ha necessità di liquidità. Le prime due ipotesi non si manifestano attualmente. La Bce (per citare il caso a noi più vicino) potrà aumentare ancora i tassi ma non di troppo perché l’economia andrebbe in palla e visto che già non se la passa bene! Qui scatta però l’assillo di molti: perché non vendere di fronte a quotazioni in continua discesa? L’ipotesi è valida se si hanno altre alternative di investimento. Nel caso invece si voglia continuare a puntare su un portafoglio obbligazionario l’identificare successivi livelli di rientro non sempre è facile. Anzi è difficile, perché spesso i “restart” avvengono con velocità imprevedibili, soprattutto nel caso dei bond ad alta e altissima duration. C’è una soluzione tecnica che vale davvero ma che presuppone un rigore che poi pochi hanno: operare sempre e indistintamente con delle medie mobili. Se scattano segnali di vendita si esce comunque; se scattano segnali di acquisto si rientra comunque. Quale media mobile? La 200 se si hanno prospettive di lungo termine o la 50 in presenza di tensioni in salita. C’è chi osserva: ottimo metodo per titoli al massimo decennali ma con le scadenze trentennali e oltre si rischia di effettuare in questo modo veloci entrate e uscite, poco redditizie. Vero! Chi ha comprato però un Austria 2120 o un Btp 2072 doveva essere cosciente che si tratta di titoli esasperati, con cui speculare sulle parti extra lunghe delle curve. Se si è sbagliato per impreparazione o per eccessivo ottimismo meglio vendere, incassare perdite e attendere tempi migliori. Che verranno inevitabilmente ma che richiederanno sangue freddo nelle strategie via via da adottare. A questo punto quindi vendere un Austria 2120 o un Btp 2067 ha senso solo in alcuni casi: per esempio se si vuole abbassare fortemente le duration di un portafoglio o se si ha necessità di liquidità per esigenze specifiche |
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Mediare? |
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Eccola una parola odiatissima in finanza. Consiste ovviamente nell’aumentare l’esposizione su uno o più titoli già in portafoglio. I numeri dimostrano che solo poche volte questa strategia è vincente. Usiamo allora un termine diverso: è quello di un piano di acquisto. Che è ben diverso dal mediare. Lo si deve infatti costruire partendo da zero. Vogliamo puntare su un Btp decennale? Si parte preferibilmente dal suo collocamento con un importo modesto e poi si incrementa l’investimento in presenza di ribassi accentuati della quotazione. L’ottica è di far scendere il più possibile il prezzo medio di carico puntando su una rilevante plusvalenza in conto capitale a scadenza. Nella fase in corso lo si può fare per cogliere eventuali ulteriori futuri “drawdown”. Un esempio? Il Btp 2,25% 2036 (Isin IT0005177909) è sceso dai 100 di emissione agli attuali 82 Eur ma nel 2023 aveva toccato addirittura i 73 Eur per poi risalire verso i 90 Eur. In questo caso si sarebbe trattato di abbinare nei fatti un piano di acquisto con una vera e propria strategia di trading. Che probabilmente tornerà di forte attualità nei prossimi anni, soprattutto se l’inflazione non scendesse velocemente sotto il 2% |
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Comprare? |
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Se si hanno forti riserve di liquidità eccola la scelta più audace (qualcuno dice azzardata!). I mercati hanno esagerato nelle correzioni delle ultime settimane in assenza di target precisi. Esporsi allora su scadenze non troppo lunghe (3/5 anni) – se la propensione al rischio è nella norma – o su titoli particolari – se la propensione al rischio è più alta – trova un “momentum” molto favorevole. Importante però seguire due consigli: 1°) diversificare al massimo le scadenze e le tipologie di bond; 2°) puntare su emissioni con flussi cedolari rilevanti e – visto che si parte o quasi da zero - proposte prima del 1° gennaio 2013. Come tali non prevedono le cosiddette Clausole di azione collettiva (Cacs). I debiti pubblici in forte crescita in Europa impongono comunque prudenza. Quindi o scadenze corte o emissioni in valute forti (per esempio franco svizzero e/o dollaro australiano) |
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Switciare? |
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La parola d’ordine del mercato e degli analisti specializzati è di incrementare le posizioni corte, ovvero le scadenze fino a tre anni. È pur vero che le nuove emissioni fino ai dieci anni risultano particolarmente remunerative e attraggono gli investitori. Il passare da bond ad altri deve tenere conto però di rating, di duration e di liquidità. Si tratta di un esercizio complesso e molto diversificato. Con molte domande. Per esempio passare da Treasuries extralunghi a corporate in Usd massimo triennali? Per esempio sostituire Btp decennali con Bund di nuovo triennali? Per esempio vendere Oat francesi e comprare Etf corporate? Ciascuna di queste ipotesi ha non pochi punti deboli, che magari al momento vengono minimizzati. Vediamo allora degli switch più strutturali. Il primo è di ridurre le scadenze lunghissime con scadenze corte, pur con la consapevolezza che magari fra tre anni – al momento del rimborso – il quadro dei tassi potrebbe essere ben diverso e rendere complesso il reinvestimento della liquidità resa disponibile. Un secondo switch possibile: passare dai tassi fissi agli “inflation linked” ma adottando una strategia di rolling, ovvero prima sui più corti e poi – se la situazione lo giustificherà – via via su quelli successivi. Un terzo switch ipotizzabile è di lasciare le singole emissioni per passare su Etf obbligazionari. Il tutto ha comunque il sapore di salvare il salvabile. Scadenze a tre/cinque anni, “inflation linked” ed Etf dovrebbero essere infatti strutturalmente sempre presenti in ogni portafoglio. Queste scelte andavano fatte a tempo debito! |
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Due precisazioni infine! |
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Scontato il fatto che non ci sia una verità assoluta, perché ogni storia fa per sé: la ricetta adatta a tutti non esiste quindi. Si valuti infine l’impatto fiscale di tutte le scelte che si intende fare. È una variabile che può cambiare e non di poco il risultato finale. |
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