C'è qualcosa di quasi surreale nel guardare i grafici in questi giorni di metà agosto. Mentre l'Italia è ferma, gli ombrelloni sono pieni e i desk operativi funzionano a scartamento ridotto, i listini non hanno ricevuto la comunicazione che è tempo di ferie. Anzi: hanno deciso di festeggiare a modo loro.
Wall Street ha continuato a macinare nuovi record, con l'S&P 500 Equal Weight — l'indice "onesto", quello dove i giganti tecnologici non possono nascondere il resto del mercato con il loro peso — che ha collezionato oltre trenta nuovi massimi nel corso del 2026, l'ultimo proprio ai primi di agosto. E non è un fenomeno isolato: il FTSE MIB ha chiuso sul suo dodicesimo massimo storico dell'anno, CAC 40 e DAX hanno aggiornato i propri record, l'IBEX ha fatto lo stesso pochi giorni prima. Persino l'MSCI All Country World, il termometro più ampio dei mercati globali, staziona vicino ai suoi massimi assoluti, con sette sedute positive sulle ultime otto.
Tutto molto bello, sulla carta. Il problema è come ci si arriva.
La festa senza invitati
Agosto, si sa, è il mese in cui l'Europa storicamente rallenta di più: meno liquidità, meno operatori al desk, meno convinzione dietro ogni movimento. Eppure quest'anno gli indici europei sono entrati nel mese quasi in controtendenza rispetto alla loro fama stagionale, muovendosi stabilmente vicino ai massimi anziché prendersi la solita pausa nervosa. E qui, da trader navigato, la domanda che mi faccio non è "quanto saliranno ancora", ma: chi sta comprando, davvero, in un mercato così scarico?
Perché i volumi, quelli veri, raccontano un'altra storia. Il Mib ha fatto il suo scatto sui massimi storici accompagnato da una discreta velocità di breve-medio termine, ma con i volumi che già iniziano visibilmente a rallentare. In Europa la spinta verso l'alto arriva in un contesto di liquidità sottile per il periodo estivo — e quando i prezzi salgono ma gli scambi si assottigliano, ogni trader esperto sa che sta osservando un mercato fragile, non un mercato forte.
Il sospetto: chi comanda davvero il book?
È qui che il mio scetticismo prende forma. Non ho prove definitive — e non voglio spacciarle per tali — ma il pattern è quello che chi segue i mercati da un quarto di secolo riconosce a occhio chiuso: prezzi che salgono in verticale con partecipazione minima sono la firma tipica di flussi algoritmici e sistematici che si rincorrono a vicenda, più che di convinzione reale del mercato. Pochi operatori umani, poca profondità sui book, e un'intelligenza artificiale — quella stessa che sta alimentando gran parte del rally sui titoli tecnologici e sulle infrastrutture AI — che probabilmente sta anche contribuendo a far muovere i prezzi in questo clima ovattato, dove basta poco volume per spingere un indice su un nuovo massimo.
Non è un caso che gli stessi osservatori di mercato pongano la domanda in questi termini: il vero rischio di agosto non è tanto "se" i mercati chiuderanno il mese più in alto o più in basso, ma se un mercato appena reduce dai massimi storici sia davvero preparato a uno shock imprevisto proprio mentre la liquidità è ai minimi. E con Jackson Hole alle porte — quest'anno reso ancora più delicato dal primo intervento di Kevin Warsh come nuovo presidente della Fed — di eventi capaci di far saltare il banco non ne mancano.
Perché non tiro fuori nessun trade?
E qui arrivo al punto pratico, quello che conta davvero per chi opera sui mercati: in un contesto così, con volumi risicati, book leggeri e prezzi che sembrano galleggiare più per assenza di venditori che per reale convinzione degli acquirenti, non me la sento di indicare nessuna operazione. Non perché manchino spunti tecnici — i massimi ci sono, sono lì, verificabili — ma perché un mercato scarico è un mercato dove ogni segnale, anche quello apparentemente più pulito, può essere amplificato o smentito da un flusso algoritmico che si muove per logiche che nulla hanno a che fare con l'analisi fondamentale o tecnica classica.
Il rally di questi giorni può benissimo continuare fino a Ferragosto e oltre. Ma la storia dei mercati insegna che le fasi di massima euforia con minima partecipazione sono quelle in cui la prudenza paga più della fantasia. Aspetto che tornino i volumi — e con loro gli operatori veri — prima di tornare a ragionare in termini operativi.
Buon Ferragosto, e occhi aperti.
Fabio Tanevini è un trader privato e potrebbe detenere gli strumenti finanziari oggetto delle sue analisi risultando così in conflitto di interesse con i lettori.
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