C’è una calma sospetta nell’aria, lo sentite anche voi? I mercati nelle ultime ore sembrano aver tirato un sospiro di sollievo di fronte ai timidi segnali di disgelo tra Iran e USA. I titoli dei giornali parlano di "pace fatta", di canali diplomatici riaperti. Io, preferisco stare scetticamente con i piedi ben piantati per terra, e non ne sono così sicuro visti gli attori sul palcoscenico. La prudenza non è mai troppa quando la polvere da sparo si è appena posata e le pistole sono in mano ai peggiori esponenti dell'intelligenza umana.
Ve lo avevamo scritto nero su bianco appena le prime scintille hanno iniziato a volare sullo Stretto di Hormuz: https://www.lombardreport.com/2026/3/1/l-incubo-che-nessuno-vuole-vedere-se-lo-stretto-di-hormuz-si-chiude-l-europa-si-ferma/
Sarebbe stato quel collo di bottiglia a decidere le sorti del conflitto, non i proclami. E così è stato. La minaccia, neppure troppo velata, al transito delle petroliere ha fatto oscillare il prezzo del greggio come un pendolo impazzito, per poi ricomporsi proprio quando la tensione in quel punto nevralgico ha iniziato ad allentarsi. È la geografia, a volte, a dettare le regole della finanza, più di qualsiasi banchiere centrale. Ma ora la vera domanda per noi trader è: possiamo fidarci di questa tregua per riportare il rischio sui nostri schermi? La risposta, come sempre, sta nella gestione del portafoglio, non nelle speranze.
SharkNinja (SN): Studi Vecchi, Prezzi Nuovi
Veniamo a noi, al lavoro sporco che si fa lontano dai riflettori. Vi ricordate di SharkNinja? L’avevamo già studiata e tradata in passato, un titolo che ci aveva regalato soddisfazioni grazie alla sua capacità di innovare in un settore, quello degli elettrodomestici, che sembrava saturo. Bene, il grafico è tornato a parlarci e noi abbiamo riaperto il fascicolo.
Ecco la mia operatività, che racconto come sempre in anticipo, non come un guru che dispensa consigli, ma come un semplice cronista delle proprie azioni. Chi mi seguirà lo farà a proprio rischio e pericolo. Ai posteri l’ardua sentenza.
Il mio primo ingresso su SN è stato a 99 dollari chiuso già tempo fa sui 117 dollari. Un livello che, a mio modo di vedere, rappresenta un punto di potenziale reazione dopo la recente correzione e resta il mio punto importante dove probabilmente tornerò attivo. Con un mercato che balla sulle montagne russe delle news macro, ho piazzato il mio Stop Loss, consapevole che in questa fase è meglio farsi tagliare la coda in tempo piuttosto che farsi mangiare l’intera balena.
Ma il mercato è animale strano. Se la volatilità decidesse di fare le bizze e il titolo dovesse subire un calo vistoso, non lo vedrei come una sconfitta, ma come un’opportunità preparata. In seconda battuta, ho fissato un secondo punto di ingresso a 85 dollari. Un livello di accumulo più profondo, dove il rapporto rischio/rendimento inizierebbe a farsi davvero interessante per chi, come me, ha orizzonti non legati al singolo tick. Non è una previsione, è un piano. La differenza tra sperare e fare trading sta tutta qui.
ONTO Innovation (ONTO): Rischio Elevato, Mani Ferme
E arriviamo all’ultimo tassello della mia operatività odierna, un nome che avevo già citato: ONTO Innovation. Qui la musica si fa più complessa. Vi avevo detto e lo ribadisco oggi con ancora più convinzione: non amo la dinamica attuale. Il rischio di investimento a questi prezzi lo ritengo eccessivo. Siamo in un mercato drogato di liquidità e in un turbillon di notizie dove un singolo tweet può spazzare via settimane di analisi tecnica.
Detto questo, il trading è disciplina, non sentimento. I miei allarmi sono puntati su due livelli chiave. Il primo ingresso è programmato a 247 dollari. Il secondo, se la caduta dovesse essere violenta e il panico si impadronisse delle folle, a 215 dollari. Sono consapevole che entrare in un mercato con il sentiment così ballerino è come cercare di accendere un fiammifero in una polveriera. Ecco perché questa non è un’indicazione, né un invito a comprare. È solo la mia storia, il racconto in tempo reale di un uomo che mette nero su bianco le proprie mosse, accollandosi la piena responsabilità di ogni singolo errore o successo.
Il mercato in questo momento non premia il coraggio, premia l’attesa. E noi, con i nostri piani di battaglia già scritti, sappiamo esattamente cosa fare sia che arrivi la pace, sia che Hormuz torni a fare paura.
E già che siamo in vena di "paci che non sono paci", concedetemi una piccola divagazione velenosa sull'ultima mossa della Fed. O meglio, sulla non-mossa.
L'ultimo Presidente della Banca Centrale, palesemente un dipendente di Trump (anzi, chiamiamolo col suo nome: un dipendente della Trump Organization con tanto di timbro e cartellino), dopo tutte le polemiche che lo stesso Trump ha vomitato per anni sulla gestione Powell — "un disastro", "non ha idea di cosa stia facendo", "me lo potevo scegliere meglio" — non ha potuto far altro che restarsene lì, immobile, con i tassi fermi.
Altro che taglio dei tassi. Il venditore per eccellenza, il burattinaio che ci aveva abituati a piazzare qualsiasi cosa come fosse un elettrodomestico su QVC, ci ha provato. Oh, se ci ha provato. Provava e riprovava a vendere al mercato l'idea di un taglio come si vende un materasso in saldo. "Guardate che affare, tassi giù, mutui leggeri, borsa alle stelle!". Ma stavolta nemmeno il venditore per eccellenza è riuscito a piazzare la merce. Il burattino alla poltrona più alta della Fed avrà pure mosso la testa a comando, ma le mani sui tassi non le ha potute sganciare. Bloccato. Congelato. Impossibilitato a fare il grande annuncio che il capo si aspettava.
E così il mercato ha dovuto digerire la realtà: tassi fermi, signori. Fine dei giochi. Il teatrino è andato in scena, ma il finale è stato tutt'altro che hollywoodiano.
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Fabio Tanevini è un trader privato e potrebbe detenere gli strumenti finanziari oggetto delle sue analisi risultando così in conflitto di interesse con i lettori.
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