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Bulli da bar, portafogli da pivello: I gestori dicono compra, ma non investono un dollaro


C’è un vecchio adagio a Wall Street che recita: "Gli esperti servono per essere smentiti". Ma quando l'esperto è un'istituzione come Bank of America e il suo Global Fund Manager Survey, forse non si tratta di semplice smentita, ma di una presa in giro bella e buona.

Leggo l'ultimo sondaggio (quello condotto tra il 7 e il 13 agosto su 180 gestori per 525 miliardi di dollari) e resto basito. Non per i numeri in sé, ma per l’ipocrisia con cui vengono raccontati.

Il quadro "da manuale" del sondaggio:

  • Gestori overweight sulle azioni globali al 56%: il massimo da novembre 2021.

  • Liquidità ai minimi storici: 3,5%, il sesto livello più basso dal 1998.

  • Il 56% dei gestori crede nel mercato bullish e nell'ipotesi del "no landing" (crescita senza scossoni).

  • Il 37% prevede una crescita degli utili a doppia cifra nei prossimi 12 mesi.

Tradotto: siamo tutti felici, convinti, carichi a molla. Il consenso è che "non ci sarà atterraggio macro, nessun rialzo della Fed, nessun taglio alla spesa per l'IA, nessuna vittoria schiacciante dei Democratici". Insomma, un mondo perfetto.

Ecco, io questo "sentiment" lo assimilo a chi è talmente certo nel verificarsi di un determinato evento, ma così certo che ...non ci scommette neanche 1 euro!

Mi spiego meglio.

Immaginate un tifoso che, davanti a un bar, dichiara a tutti: "La mia squadra vincerà lo scudetto al 99%!". È convinto, ci scommetterebbe la vita. Poi però, quando arriva il momento di puntare i soldi, si avvicina al banco e gioca la quota minima, magari 1 euro, perché "tanto, se vinco, ho vinto; se perdo, ho perso poco".

Questo sondaggio della BofA è esattamente questo: una dichiarazione di intenti urlata ai quattro venti, smentita dai fatti.

Se sei così bullish, così convinto che il mercato salirà, perché tieni la liquidità al 3,5%? Perché non sei esposto al massimo? Perché, in parole povere, stai dicendo una cosa e facendone un'altra.

I dati non mentono: la liquidità ai minimi non è un segno di forza, ma di debolezza strutturale. Significa che i gestori hanno già investito tutto. Non c'è più polvere da sparo. Quando il mercato sale per inerzia, senza nuovi capitali freschi, si cammina sui carboni ardenti. Basta un refolo di vento contrario (un dato macro deludente, una tensione geopolitica, un rialzo dei rendimenti) e il castello di carte crolla, perché non c'è un cuscinetto per attutire la caduta.

La matematica non è un'opinione, la liquidità sì

Il mercato sale per calcoli matematici? Sì, in parte. Ma senza liquidità, quei calcoli diventano pura astrazione. È come dire che un'azienda è solida perché ha un ottimo business plan, ma in cassa non ha un euro per pagare le bollette. Prima o poi, la realtà bussa alla porta.

La BofA stessa, nel suo report, invita alla cautela e suggerisce una rotazione verso i settori difensivi. Ma scusate: se il posizionamento è "estremo", se i gestori sono così carichi, perché il consiglio è di alleggerire? Perché non si dice: "Comprate, è il momento di accumulare"? Perché sanno che il mercato è drogato da questa fiducia acritica, e che il rischio di un tracollo è concreto.

E non venitemi a parlare di "tail risk" (rischio estremo). Il sondaggio dice che i gestori temono lo scoppio di una bolla dell'IA e l'indebitamento degli hyperscaler. Ma se lo temono, perché non si coprono? Perché non aumentano la liquidità? Perché continuano a stare sul filo del rasoio?

Io non ho nulla contro il mercato azionario. Anzi! E' sempre stato lo specchio della verità che ha sempre correttamente raffigurato la realtà oppure ha smentito menzogne politiche tramite la corretta formazione dei prezzi, per cui ho il massimo rispetto verso il mercato azionario, ma quello che sto vedendo negli ultimi tempi non lo comprendo affatto.

Ma c'è un'altra verità che i sondaggi non raccontano, e che i grafici sì.

Mentre i gestori dichiarano amore eterno all'azionario ma tengono la cassa al 3,5%, l'oro ha fatto quello che avevamo indicato seppur con un minimo appoggio in basso ai 4000 dollari. Il rimbalzo è arrivato puntuale sui livelli di supporto segnalati, e ora il metallo giallo guarda con decisione a quota 4800 dollari.

Coincidenza? Io non credo alle coincidenze, credo ai numeri. E i numeri dicono che l'oro sta facendo il suo dovere: proteggere, preservare, e in questo caso anche rendere. Mentre i fondi ballano sui carboni ardenti dell'azionario sovraesposto e sottoliquidato, l'oro si conferma la bussola che non mente.

Perché se il mercato azionario è drogato da una fiducia acritica e da posizionamenti estremi, l'oro segue le leggi della fisica: gravità, attrito, e quando tocca il supporto, rimbalza. Punto.

Per questo, leggendo queste "bufale farlocche" (perché di questo si tratta: una narrazione costruita per far credere che tutto vada bene), confermo più che mai la mia impostazione.

Non compro ai massimi. Non compro quando la liquidità è zero. Non compro quando il sentiment è al top.

Nel frattempo, mi volto anche al mercato obbligazionario. Qui i rendimenti sono allettanti, reali, matematici. Un'obbligazione mi paga una cedola; un titolo azionario a questi prezzi mi paga solo illusioni.

Caro Bank of America, caro Michael Hartnett, capisco il vostro gioco. Dovete tenere alto il morale della truppa, dovete far credere che il "no landing" sia l'unico scenario possibile. Ma noi investitori non siamo imbecilli.

Il sondaggio è una fotografia di un momento, non una verità rivelata. E la fotografia di oggi ci dice che il mercato è su un piedistallo di ghiaccio: alto, ma pronto a sciogliersi al primo sole caldo.

Fabio Tanevini è un trader privato e potrebbe detenere gli strumenti finanziari oggetto delle sue analisi risultando così in conflitto di interesse con i lettori.
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