Dimenticate per un attimo i grafici piatti. Quello che sta accadendo in queste settimane nel ventre del mercato finanziario globale non è una semplice correzione: è un movimento tellurico. Sto parlando del "grande riflusso" del capitale giapponese.
Per anni, il Giappone è stato il bancomat silenzioso del debito americano. Con un’economia piatta e tassi a zero (o sottozero), l’intero sistema finanziario nipponico, dalle casse pensioni alle corporation, ha fatto una scelta razionale e disperata: cercare rendimento altrove. E quale posto migliore se non i Treasury USA, il porto sicuro per eccellenza? Per vent’anni, i soldi giapponesi hanno comprato titoli di Stato statunitensi a mani basse, diventando il più grande creditore estero di Washington. Era un matrimonio d’interessi: Tokyo otteneva un misero ma certo guadagno, Washington otteneva un compratore infinito per finanziare il proprio deficit.
Ma ora il vento è cambiato. L’inflazione ha bussato anche alla porta del Sol Levante. Il Giappone, dopo decenni di letargo, ha ricominciato a crescere. E mentre la Federal Reserve si dimena tra pause e tagli, la Bank of Japan (BoJ) è costretta a fare l’impensabile: alzare i tassi.
C'è stato però un errore di Calcolo ed è qui che scatta la dinamica del "Caos" che sta giustamente facendo drizzare le antenne. L’amministrazione americana osserva con malcelata preoccupazione. Se la BoJ alza i tassi, il differenziale di rendimento tra Tokyo e Washington si restringe. Improvvisamente, per un investitore giapponese, tenere i soldi in patria diventa meno svantaggioso, e comprare titoli americani comporta un rischio cambio non più compensato da rendimenti stellari.
Sta accadendo esattamente quello che si temeva: un gigantesco deflusso. I fondi giapponesi stanno vendendo i Treasury statunitensi. Non per panico, ma per convenienza strategica. Stanno riportando i capitali a casa (repatriation), e questa pioggia di vendite sui titoli di Stato USA sta spingendo i rendimenti verso l’alto.
È la legge della domanda e dell’offerta: se il compratore più fedele del mondo inizia a svendere, i prezzi scendono e i rendimenti salgono. E mentre i titoli di Stato offrono cedole sempre più ghiotte (rendimenti in aumento), il mercato azionario continua una corsa senza fiato, senza correzioni tecniche che possano riequilibrare i flussi. Siamo in un pericoloso limbo: il bond corre dietro all’equity, creando una tensione speculativa rara.
Analisi Tecnica: Il Future ZB sulla Soglia dell’Abisso
Ci si è chiesto se abbia senso guardare il grafico del Future sul trentennale statunitense (simbolo ZB). Sì, ha perfettamente senso. L’analisi tecnica non è un’opinione: è uno specchio della psicologia di massa. E lo specchio del ZB ci racconta una storia di paura strutturale.
Guardando al passato, l’area dei 106 punti rappresenta l’ultimo baluardo, il cosiddetto "linea di Maginot" dei bondisti. Tecnicamente, il trend è inequivocabilmente ribassista (i prezzi del future scendono, i rendimenti salgono). Se il livello dei 106 punti dovesse cedere sotto i colpi delle vendite giapponesi e della pressione inflazionistica, l’obiettivo successivo è drammaticamente chiaro: area 100 punti e poi terribilmene 92!
Cosa significa in soldoni? Significa un ulteriore, pesantissimo incremento dei rendimenti obbligazionari. Uno scenario che metterebbe l’amministrazione USA con le spalle al muro, perché il costo del debito pubblico esploderebbe, trasformando il rifinanziamento del deficit in un salasso.
Al contrario, se i 106 punti dovessero reggere (magari grazie a un intervento diplomatico o a un cambio di rotta della BoJ), assisteremmo a un violento rimbalzo tecnico di sollievo con target potenziale in area 122 punti. È un bivio tecnico di una pulizia chirurgica: o si salva l’assetto finanziario globale, o si scivola verso un regime di tassi che strangolerebbe la crescita.
La Bussola (Discussa) dell’Azionario: Il Caso Amazon e il Rame
Mentre il reddito fisso trema, l’azionario vive su un altro pianeta, e la sensazione di "prezzi fuori controllo" è dottrinalmente condivisa. Il mercato sta ignorando l’aumento delle materie prime, il prezzo del rame e le tensioni sul petrolio, proseguendo un rally che sfida la gravità. Tuttavia, tecnicamente, è un errore non avere un piano.
L'analisi su Amazon (AMZN) è un esempio di gestione del rischio in condizioni di euforia. Se il titolo decidesse di continuare a guardare le stelle, il target a 300-310 dollari non è fantascienza in un mercato dove la liquidità abbonda e la FOMO (paura di essere esclusi) è alle stelle.
Ma un trader navigato, guarda il rovescio della medaglia: il "ripiegamento". E qui l’analisi tecnica diventa preziosa. Un ritorno della razionalità (magari causato proprio dall’esplosione dei rendimenti obbligazionari!) renderebbe l’area 210-206 dollari un punto di ingresso tattico estremamente interessante per chi vuole cavalcare il trend rialzista di lungo periodo senza farsi schiacciare da una eventuale bolla speculativa di breve. È il classico "comprare sul panico" mentre tutti guardano al bond.
Lo stop loss deve essere impostato perchè se le turbolenze sono più forti del previsto ci si deve difendere.
Ci troviamo quindi, di fronte a un bivio storico. La combinazione tra il deflusso giapponese, l’aumento dei rendimenti USA e l’euforia senza correzioni dell’azionario è una miscela instabile. Il mercato obbligazionario sta correndo, il mercato azionario sta volando: prima o poi qualcuno dei due dovrà tornare con i piedi per terra.
Il livello dei 106 punti sul ZB è la sentinella da guardare. Se salta, l’era dei soldi facili potrebbe finire in modo brusco, costringendo anche l’azionario a fare i conti con la realtà. Se tiene, potremmo assistere all’ennesimo salvataggio in corner e a un nuovo, pericoloso, allungo dei listini.
Non è un mercato per deboli di cuore. È un mercato dove il Caos, generato dalle politiche monetarie divergenti e dai debiti sovrani, detta legge. Tenete d’occhio Tokyo. Il futuro di Wall Street, oggi, si decide a Est!
Fabio Tanevini è un trader privato e potrebbe detenere gli strumenti finanziari oggetto delle sue analisi risultando così in conflitto di interesse con i lettori.
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