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Analisi ICT: petrolio sopra 100 dollari, la Fed rischia il rialzo


Il greggio sopra i 100 dollari accende la settimana dei mercati americani, con il decennale al livello più alto dal 2023 e la Federal Reserve che mercoledì potrebbe alzare i tassi invece di tagliarli. Sotto la superficie, l'S&P500 rompe i propri minimi mentre il Nasdaq li difende per la seconda settimana consecutiva.

La settimana 8-11 settembre (quattro sedute, con Labor Day di lunedì a tenere chiusi i mercati) si è chiusa in ribasso per gli indici americani: S&P500 future -0,81% a 7.659,50 punti, Nasdaq100 future -0,60% a 29.387,00, Dow Jones future -1,60%. Unica eccezione i semiconduttori, in verde (+0,76%). È il contraccolpo di una settimana precedente rimasta praticamente ferma - l'S&P aveva chiuso il 28 agosto e il 4 settembre esattamente allo stesso livello, 7.722,00 punti - e si spiega con un solo elemento dominante: il petrolio.

L’oro nero torna a comandare, e trascina i rendimenti

Il greggio americano ha superato i 100 dollari al barile, il 15% in più di tre settimane fa e il 24% in più di un mese fa. Dietro il rialzo c'è l'escalation del conflitto in Medio Oriente tra Stati Uniti, Israele e Iran, con attacchi a impianti energetici sauditi che hanno costretto Riad a chiudere in via precauzionale un oleodotto strategico. Venerdì il greggio ha corretto del 2,37% su aperture diplomatiche, ma resta ai massimi da mesi.

Da lì una catena leggibile giorno per giorno: più petrolio, più inflazione attesa, più rendimenti. Il decennale americano ha chiuso la settimana al 4,97%, il massimo da tre anni, a un soffio da quel 5% che il mercato guarda come una soglia psicologica. Il biennale è salito ancora di più, quasi quaranta centesimi in tre settimane: un segnale che il mercato sta riprezzando la politica monetaria. Mercoledì 16 la FED non discuterà se tagliare i tassi, ma se alzarli: le probabilità di un rialzo di 25 punti base oscillano tra il 70% e il 90% a seconda della fonte - sarebbe il primo rialzo dal 2023.

Due le anomalie da segnalare. L'oro perde il 6% nello stesso periodo, nonostante il conflitto in corso e un petrolio che non arretra: con i rendimenti a questi livelli il costo di detenere un asset che non paga interessi sale, e il metallo prezioso non fa il suo mestiere di bene rifugio. La volatilità implicita, dal canto suo, resta sotto quota 16, come se lo scenario fosse tranquillo - mentre greggio, rendimenti e una Fed dall'esito incerto direbbero il contrario.

Il fatto strutturale. S&P500 e Nasdaq raccontano due storie diverse

Il dato tecnico più interessante della settimana non è nei numeri assoluti, ma nella struttura. L'S&P500 ha costruito cinque settimane consecutive di massimi e minimi via via più bassi, una discesa ordinata e senza sbavature. Giovedì il future ha anche superato al ribasso una fascia di minimi formatasi nelle ultime tre settimane, scendendo fino a 7.585,50 punti, prima di rimbalzare di 65 punti e chiudere la settimana a 7.659,50.

Il Nasdaq, al contrario, ha tenuto meglio del Dow Jones - all'inverso di quanto accadeva ad agosto, quando erano i semiconduttori a trascinare giù il mercato. Nell'ultima settimana il future ha chiuso con massimo e minimo entrambi più alti di quelli precedenti, interrompendo su entrambi i lati la sequenza ribassista di metà agosto. Il livello che il Nasdaq ha difeso - 28.927,25 punti, toccato il 2 settembre e mai più violato - misura questa maggiore tenuta relativa.

A dieci sedute dalla fine del trimestre, il bilancio dei tre indici conferma la stessa divergenza su una scala più ampia: il Dow Jones è esattamente dove era il 1° luglio, l'S&P500 guadagna l'1,5%, il Nasdaq perde il 3,7%. Una frattura che attraversa ogni orizzonte temporale, dal trimestre alla singola settimana: S&P e Nasdaq, in questo momento, non si muovono come un unico asset.

Fig_1 Grafico daily E.Mini S&P500 ed E-Mini Nasdaq100

(Clicca sul grafico per ingrandire)

ES and NQ daily chart

La settimana della Fed: attenzione ai falsi segnali

La settimana che si apre lunedì 14 settembre è tra le più dense del trimestre: la Fed si riunisce, mercoledì alle 20 ora italiana arriva la decisione con le nuove proiezioni economiche, e nello stesso pomeriggio, alle 14:30, escono le vendite al dettaglio di agosto. Venerdì 18 scadono i contratti trimestrali su futures e opzioni. In settimane così dense i movimenti dei primi giorni valgono meno di quello che accade dopo l'annuncio della Fed, e nessuno dei due scenari sotto va considerato confermato da un movimento che si esaurisce prima di allora.

Va ricordato che i livelli citati appartengono al contratto in scadenza a settembre: nella stessa finestra è atteso il passaggio della serie continua al contratto di dicembre, che storicamente comporta uno scarto di prezzo di qualche decina di punti verso l'alto. Non sarà un errore di dati, ma un cambio tecnico di contratto.

Scenario Ribassista (Probabilità: Media-Alta)

Il contesto macro pesa in questa direzione, petrolio ancora ai massimi, rendimenti in area pluriennale, curva dei tassi che si appiattisce e la struttura settimanale dell'S&P, la più pulita delle due, resta impostata al ribasso per la quinta settimana consecutiva. Il rimbalzo di venerdì è partito da un'area di supporto che ha già retto un primo test, ma non ha ancora invertito nessuna delle resistenze lasciate dal ribasso di agosto.

Conferma S&P500: chiusura daily sotto 7.585,50 (il minimo di giovedì)

Target S&P500: l'area 7.541-7.548 è già stata in gran parte raggiunta dal minimo di giovedì; l'obiettivo con più spazio reale è 7.324,00, il minimo di fine luglio e pavimento dell'intero trimestre

Invalidazione S&P500: chiusura daily sopra 7.738,00

Conferma NQ100: chiusura daily sotto 28.927,25 (il livello difeso finora)

Target NQ100: 28.763,25, poi, se il ribasso prosegue, 27.201,50 (minimo di fine luglio)

Invalidazione NQ100: chiusura daily sopra 29.533,50 (soglia vicinissima, appena mezzo punto percentuale sopra il prezzo attuale)

Scenario Rialzista (Probabilità: Media)

Il recupero di venerdì è nato dall'interno di un'area tecnica di supporto, non sopra di essa: è la posizione di partenza corretta per un tentativo di recupero. Sul fronte macro, la reazione dei listini al primo allentamento della pressione petrolifera mostra quanto l'azionario sia sensibile a ogni tregua sul fronte energetico, e il dato core dell'inflazione resta ai minimi da cinque anni.

Conferma S&P500: chiusura daily sopra 7.711,75

Target S&P500: 7.766,50, poi 7.838,50 (massimo di agosto e livello più importante dell'intera mappa)

Invalidazione S&P500: chiusura daily sotto 7.585,50

Conferma NQ100: chiusura daily sopra 29.533,50 - la conferma più vicina di tutte, da osservare già lunedì

Target NQ100: area 29.757-29.811, poi 30.343,00 (massimo di agosto)

Invalidazione NQ100: chiusura daily sotto 29.040,50

Conclusione

La settimana si chiude con un bilancio macro negativo, petrolio, rendimenti, una Fed che potrebbe rialzzare. ma con una struttura tecnica ancora non schierata in una direzione sola: l'S&P500 è strutturalmente più debole, il Nasdaq ha difeso meglio i propri livelli, e la distanza tra i due racconta una frattura che dura da settimane.

I livelli da monitorare per l'S&P500 sono chiari: sopra 7.712 il mercato punta verso 7.766 e poi 7.838; sotto 7.585 la strada si riapre verso 7.541 e, più in profondità, verso 7.324. Sul Nasdaq la soglia è particolarmente ravvicinata: sopra 29.534 lo scenario cambia già lunedì, sotto 29.040 il ribasso ritrova terreno verso 28.927.

Con il FOMC di mercoledì e i contratti trimestrali in scadenza venerdì, la settimana ha tutti gli ingredienti per un movimento ampio. Quale direzione prenderà, però, non è ancora scritto: chi opera su questi mercati farà bene a lasciare che sia il mercato stesso, con le sue chiusure, a fornire la risposta.

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Metodo: ICT Private Mentorship Core Content Month 5 (2017).

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L'autore del presente articolo è un trader privato e detenendo gli strumenti finanziari oggetto delle sue analisi potrebbe essere in conflitto di interesse con i lettori.
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