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IA, la bolla asimmetrica: ora è il mercato a fare i conti


Le Big Tech americane continuano a investire centinaia di miliardi in data center e chip, e i bilanci raccontano ancora una storia a due velocità: chi vende hardware fa utili record, chi vende intelligenza artificiale continua a bruciare cassa. A luglio, per la prima volta, anche il mercato azionario ha dato un segnale concreto in questo senso, con la più dura correzione del ciclo sui semiconduttori. Nel mezzo, i laboratori cinesi continuano a trasformare il modello linguistico in una commodity gratuita.

Le settimane tra fine luglio e inizio settembre hanno messo in fila diversi pezzi dello stesso puzzle. Dopo mesi in cui aveva trainato il rally di Wall Street, l'indice Philadelphia Semiconductor (SOX) ha perso oltre il 20% dal massimo storico di fine giugno, entrando ufficialmente in un mercato ribassista, con l'ondata di vendite propagatasi a Corea del Sud, Giappone ed Europa - il primo vero test di mercato per la narrativa che ha sostenuto Wall Street nell'ultimo anno e mezzo. Nello stesso periodo Nvidia ha pubblicato ricavi trimestrali per 96,2 miliardi di dollari, il 106% in più su base annua, Anthropic ha superato per la prima volta OpenAI anche nei ricavi trimestrali, e la Cina ha continuato a rilasciare modelli open weight a ritmo settimanale. Le memorie RAM, infine, sono arrivate a costare - a parità di peso - più dell'oro.

Il conto economico dell'intelligenza artificiale

CompAI

Il grafico incrocia l'unica istantanea del tracker isaiprofitable.com abbastanza completa e datata da poter essere citata con precisione: quella riportata da Yahoo Finance il 20 maggio 2026. A quella data Amazon aveva investito 273 miliardi di dollari in infrastruttura IA a fronte di 40 miliardi di ricavi diretti attribuibili all'IA (gap di 233 miliardi); Alphabet aveva investito 287 miliardi contro 60 di ricavi (gap di 227 miliardi); Meta 230 miliardi contro appena 3 (gap di 227 miliardi); per Microsoft la fonte riportava direttamente un disavanzo di 205 miliardi. Nvidia, unica in territorio positivo, veniva stimata a un profitto cumulato di 253 miliardi di dollari. Non è stato possibile reperire, per la stessa data e con la stessa metodologia, cifre altrettanto solide per Oracle, OpenAI, Anthropic, xAI e Mistral, che pure il tracker segue: per questo il grafico si limita alle cinque voci verificabili. A livello aggregato, includendo anche i laboratori più piccoli, il sito stimava a maggio un investimento complessivo dell'industria IA di circa 1.400 miliardi di dollari a fronte di ricavi totali tra i 613 e i 718 miliardi, a seconda della rilevazione. Va ribadito: non significa che queste aziende siano in perdita - a livello di gruppo restano ampiamente profittevoli - ma che, isolando il solo perimetro IA, il ritorno sull'investimento non si è ancora materializzato.

Da allora, a confermare e ad accentuare il divario sul fronte di chi vende hardware, sono arrivati due trimestrali chiave. Nvidia ha chiuso il secondo trimestre dell'esercizio fiscale 2027 (terminato il 26 luglio) con ricavi per 96,221 miliardi di dollari, in crescita del 106% su base annua e sopra le attese di consenso di circa 92 miliardi; l'utile netto GAAP è salito a 59,688 miliardi di dollari, con un utile per azione diluito di 2,46 dollari - un ulteriore salto rispetto ai 253 miliardi di profitto cumulato di maggio. Il segmento Data Center, da solo, ha generato 89 miliardi di dollari (+117% annuo). Per il terzo trimestre la società ha indicato una guidance di 108 miliardi di dollari, escludendo del tutto la Cina dal computo. Nvidia ha inoltre rafforzato la propria presenza a monte della filiera: solo ad agosto ha messo insieme un fondo da 500 miliardi di dollari con sei grandi asset manager di Wall Street per progetti di data center, e si è impegnata fino a 105 miliardi di dollari per un data center OpenAI in Ohio da 4,25 gigawatt iniziali.

Sui laboratori "pure play" i rapporti di forza si sono ribaltati nel corso dell'estate. Anthropic ha chiuso il secondo trimestre con ricavi per 11,5 miliardi di dollari, superando per la prima volta OpenAI (6,7 miliardi) su base trimestrale, e ha centrato il primo trimestre della sua storia con un utile operativo rettificato positivo. Il suo tasso di ricavi su base annua è salito a oltre 65 miliardi di dollari a fine luglio - dai 45 miliardi di maggio, dai 9 miliardi di fine 2025 - con l'obiettivo dichiarato dagli investitori di chiudere il 2026 tra i 100 e i 120 miliardi. OpenAI nel frattempo ha portato il proprio di tasso a circa 40 miliardi di dollari ad agosto, in accelerazione dai 33 di maggio e dai 20 di fine 2025, ma resta su una perdita 2026 stimata miliardaria a due cifre. Entrambe le società, secondo quanto riportato, si preparano a una possibile quotazione.

Quello che dicono gli indici

La frattura hardware / software si vede con ancora più nettezza negli indici di settore e a luglio quella frattura è diventata anche una correzione vera e propria:

PHLX Semiconductor Index (SOX): +101,1% nel primo semestre 2026, il miglior semestre dal 1999. Il 22 giugno l'indice ha toccato il massimo storico a 14.655,29 punti; nella settimana del 17-18 luglio ha però perso oltre il 20% da quel picco in poche sedute, entrando ufficialmente in bear market - la correzione più brusca da oltre un anno, propagatasi a Corea del Sud, Giappone ed Europa. A metà luglio l'indice restava comunque a oltre il +60% da inizio anno; a inizio settembre, dopo un recupero parziale e altalenante, viaggia grosso modo sugli stessi livelli, poco sotto i 12.000 punti

Nasdaq100: dal poco sopra +10% di fine giugno è salito a +17,0% a inizio settembre, su nuovi massimi storici nonostante le turbolenze di luglio - trainato ancora in gran parte dai semiconduttori

Nasdaq CTA Artificial Intelligence Index (NQINTEL): dal +50,4% di fine giugno (livello vicino ai 5.240 punti il 22 giugno) l'indice ha perso oltre il 14% nelle settimane della correzione di luglio, scendendo sotto i 4.520 punti

Nasdaq Global AI and Big Data Index e Nasdaq CTA AI and Robotics Index: gli ultimi dati puntuali disponibili restano quelli di fine giugno (rispettivamente +33,2% e +8,5% nel semestre), ma hanno seguito lo stesso pattern di correzione e parziale recupero del resto del comparto

BVP Nasdaq Emerging Cloud Index / ICE CTA Cloud Computing Index: già a gennaio avevano perso il 13,9% e l'8,4% in un solo mese - la componente più esposta alla concorrenza diretta dei modelli, americani o cinesi, resta quella più fragile

In pratica: chi produce chip e infrastrutture ha messo a segno uno dei migliori semestri di sempre e ha già incassato la prima vera correzione del ciclo, mentre cloud e servizi software continuano a mostrarsi la componente più debole. Non è un dettaglio tecnico: è la stessa asimmetria del grafico dei bilanci, letta dal mercato azionario invece che dai conti economici - solo che a luglio, per la prima volta, il mercato l'ha anche prezzata con un ribasso a due cifre.

La Cina non aspetta nessuno

Il 27 luglio Moonshot AI ha reso disponibile gratuitamente Kimi K3, che l'azienda descrive come il più grande sistema IA open source al mondo, con prestazioni dichiarate in linea con i modelli di frontiera americani. Pochi giorni dopo è arrivata la versione definitiva di DeepSeek V4 Flash, a un prezzo di gran lunga inferiore rispetto ai concorrenti statunitensi. Il 12 agosto Alibaba ha rilasciato con la stessa formula Qwen3.8-Max. Da allora il ritmo non si è fermato: nuove versioni di GLM, Kimi e DeepSeek continuano a uscire a cadenza di poche settimane, e i modelli cinesi hanno ormai superato quelli americani come quota di download sulle piattaforme di riferimento del settore.

Il punto resta strategico più che tecnico: questi modelli vengono rilasciati gratuitamente e resi scaricabili e modificabili da chiunque. Se l'intelligenza diventa una commodity, smette di avere senso costruire il business sulla vendita dei singoli utilizzi; ha più senso regalare il modello, attirare sviluppatori e talenti, e spostare il profitto a valle, sull'hardware necessario per farlo girare. È la stessa logica dietro la lettera firmata a metà luglio da Nvidia e altre 24 aziende (tra cui Microsoft, Meta, Dell, Mistral, Perplexity e Palantir), alla Casa Bianca, contraria a un divieto sui modelli open source cinesi: chi vende infrastruttura ha tutto l'interesse a che l'intelligenza resti gratuita e diffusa, non blindata. Anche le aziende americane si muovono nella stessa direzione - OpenAI con i propri modelli aperti, Google con Gemma, Microsoft con una serie analoga - a conferma che la partita si sta spostando dal "chi ha il modello migliore" a "chi vende le infrastrutture per farlo girare".

L'hardware sempre più caro (e sempre più in affitto)

Il rovescio della medaglia di questa corsa è il prezzo della memoria, e in un mese la situazione è ulteriormente peggiorata. Secondo il Korea Trade Statistics Promotion Institute, tra l'1 e il 20 agosto il prezzo medio di esportazione della DRAM coreana ha toccato circa 92.000 dollari al chilogrammo, il 401% in più rispetto a un anno prima, un chilo di memoria vale oggi, calcolato al peso, più di 620 grammi d'oro puro. Sul mercato retail tedesco l'indice 3DCenter sulle DDR5 ha raggiunto il +486% rispetto a luglio 2025 (dal +445% del mese precedente): un kit da 64 GB DDR5-6400 passato da circa 181 a oltre 1.090 euro in tredici mesi. Gartner, in un report del 24 agosto, stima che la spesa mondiale in semiconduttori raggiungerà 1.555 miliardi di dollari nel 2026 (+92% sugli 809 miliardi del 2025), di cui 837 miliardi solo da DRAM e NAND - quasi quattro volte i 220 miliardi del 2025 - con i ricavi da memorie complessivamente destinati a superare i mille miliardi di dollari nel 2027. Per il terzo/quarto trimestre 2026 i prezzi contrattuali della DRAM tradizionale sono attesi in aumento di un ulteriore 13-18% rispetto al trimestre precedente: un ritmo di crescita più contenuto di quelli visti nella prima metà dell'anno, ma pur sempre su livelli di partenza già estremi.

Sul fronte dei device, Apple Upgrade è diventato operativo negli Stati Uniti il 28 luglio, sostituendo il precedente iPhone Upgrade Program: canoni da 17,99 dollari al mese per iPhone, 11,99 per Apple Watch e iPad, 24,99 per Mac, finanziati da Klarna su contratti di 12-36 mesi (un iPhone 17 Pro sbloccato, ad esempio, costa 31,99 dollari al mese su 24 mesi). È il primo tentativo su larga scala di trasformare l'acquisto di un device di fascia alta in un abbonamento - una risposta diretta al rincaro dei componenti più che una scelta di marketing.

Bolla sì, bolla no?

Le due tesi restano entrambe in campo, ma nell'ultimo mese hanno trovato ciascuna un argomento più forte. Sul fronte ottimista, JPMorgan ha alzato a inizio agosto il proprio obiettivo di fine 2026 per l'S&P 500 a 8.000 punti, portando la stima dell'utile per azione 2026 a 365 dollari (+35% annuo) e a 420 dollari per il 2027, e indicando una spesa in conto capitale degli hyperscaler attesa intorno ai 900 miliardi di dollari nel solo 2026 (+85% annuo), con un possibile superamento di 1.200 miliardi nel 2027 - una cifra che da sola si avvicina a quella che la Banca dei Regolamenti Internazionali indicava, ad agosto, come spesa complessiva dei cinque maggiori hyperscaler per l'intero biennio 2025-2026. Le 28 azioni IA monitorate da JPMorgan restano circa il 50% della capitalizzazione dell'S&P 500 ma solo il 5% del suo debito netto, molto lontano dai livelli di leva delle dot-com.

Sul fronte opposto c'è, appunto, la correzione di luglio: il primo vero test di mercato della narrativa IA, con gli analisti divisi tra chi la legge come normale presa di profitto dopo una corsa fuori scala e chi la vede come il primo segnale di una rotazione dei flussi di capitale verso altri settori. A inizio settembre lo stallo resta irrisolto: gli investitori ribassisti hanno superato quelli rialzisti per sei settimane consecutive - il livello più alto in undici settimane - mentre l'S&P 500 continuava comunque a segnare nuovi massimi storici nello stesso periodo. Un paradosso che, secondo alcuni analisti, rende settembre 2026 uno dei mesi più delicati dell'anno da monitorare.

Quello che i dati raccontano con meno ambiguità resta l'asimmetria: finché l'intelligenza rimane una commodity in rapida discesa di prezzo, e la pressione cinese continua ad accelerare proprio questo processo, il valore continuerà a spostarsi verso chi vende hardware, non verso chi vende accesso ai modelli. È la lezione che il mercato ha impartito nel primo semestre con il Semiconductor Index a +101% e gli indici cloud in rosso, e che a luglio ha ribadito con la correzione più dura del ciclo. Chi legge questi mercati farebbe bene a continuare a monitorare tre cose: le revisioni delle stime di utile forward sulle aziende IA, la traiettoria dei prezzi delle memorie, che secondo Jefferies non dovrebbe alleggerirsi prima del 2028, e se, dopo il primo trimestre di utile operativo positivo di Anthropic, anche OpenAI seguirà una strada fondata più sull'hardware e sull'impresa che sui token venduti al singolo utente.

Fonti principali: tracker isaiprofitable.com (dati del 20 maggio 2026 riportati da Yahoo Finance); bilanci e comunicazioni agli investitori di Nvidia, Microsoft, Meta, Alphabet, Amazon, OpenAI e Anthropic; Nasdaq Global Indexes (dati storici SOX e NQINTEL, gennaio-settembre 2026); Reuters, Bloomberg, The Information e TechCrunch su OpenAI e Anthropic; Counterpoint Research, Gartner e Korea Trade Statistics Promotion Institute su DRAM/NAND; Apple Newsroom e MacRumors su Apple Upgrade; JPMorgan e Banca dei Regolamenti Internazionali sul dibattito bolla IA.

L'autore del presente articolo è un trader privato e detenendo gli strumenti finanziari oggetto delle sue analisi potrebbe essere in conflitto di interesse con i lettori.
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