Mercoledì la Federal Reserve ha alzato i tassi per la prima volta in tre anni: il decennale ha chiuso al 5%, il dollaro ha rotto quota 100 e il Dow Jones future ha bucato il proprio minimo trimestrale. Il Nasdaq, nella stessa settimana, ha chiuso in rialzo.Introduzione
Il mercato ha reagito al rialzo dei tassi di mercoledì in tre modi diversi. I tre indici future hanno chiuso la settimana in ordine sparso: Dow Jones a 52.079 punti (-1,75%, minimi da tre mesi), S&P500 quasi fermo a 7.712,50 (-0,19%), Nasdaq100 in rialzo a 29.917,25 (+0,78%). Un solo evento macro, tre reazioni opposte.
Sedici membri su diciotto: il dettaglio del rialzo
Il rialzo è di un quarto di punto, al 3,75-4%, voto unanime 12-0: il primo aumento dal luglio 2023. Le proiezioni pubblicate lo stesso giorno indicano che sedici membri del comitato su diciotto ne aspettano almeno un altro entro fine anno. Il presidente Warsh non presenta un proprio dot, come da linea tenuta dal suo insediamento.
Il decennale americano ha chiuso la settimana esattamente al 5%, un livello di chiusura che non si vedeva dall'ottobre 2023, quando si era fermato al 4,99%. Il biennale, più sensibile alle mosse della Fed, è salito al 4,76%, il massimo da ventisei mesi. Il dollaro ha seguito: l'indice DXY ha chiuso sopra quota 100 per la prima volta dal 29 luglio, dopo tre settimane di stallo mentre i rendimenti salivano.
C'è un paradosso in tutto questo. L'indice della paura, il VIX, è sceso a 14,82 - il minimo degli ultimi tre mesi - proprio nella settimana in cui la banca centrale ha stretto per la prima volta in tre anni. È la terza settimana di fila in cui la volatilità implicita chiude sotto quota 16 in un contesto che non lo giustificherebbe, ma il contrasto qui è più netto: il mercato delle opzioni ha trattato la stretta monetaria come un rischio già archiviato, non come una minaccia aperta.
Dow, S&P e Nasdaq: la frattura più ampia dell'anno
Il dato tecnico più rilevante della settimana riguarda il Dow Jones. Mercoledì il future ha rotto il proprio minimo trimestrale - un livello che teneva dal 29 luglio - per poi chiudere ai valori più bassi da tre mesi. Né l'S&P500 né il Nasdaq si sono avvicinati ai rispettivi minimi trimestrali. È la divaricazione più ampia dell'anno fra i tre indici, e conferma che la debolezza è concentrata nei settori sensibili ai tassi e all'energia, non nella tecnologia.
A otto sedute dalla fine del trimestre, il bilancio dal 1° luglio racconta la stessa storia su un orizzonte più lungo: l'S&P500 guadagna l'1,3%, il Dow Jones perde l'1,7%, il Nasdaq il 2,9%. I semiconduttori, che pesano molto sul Nasdaq, hanno vissuto la propria versione della settimana in miniatura: lunedì un calo del 5,9% sul dubbio che la spesa in intelligenza artificiale possa rallentare, recuperato per intero nelle quattro sedute successive.
Le quattro classi di attivo monitorate si sono allineate più che nelle settimane scorse: per la prima volta in questa serie di analisi, tre su quattro - valute, tassi e materie prime - puntano ora nella stessa direzione ribassista per l'azionario. L'unico a dissentire, e lo fa in modo marcato, è il VIX.
Fig_1 Grafico daily E-Mini S&P500
(clicca sul grafico per ingrandire)
Fig_2 Grafico daily E-Mini Nasdaq100
(clicca sul grafico per ingrandire)
Il minimo toccato nelle ore della Fed
C'è un dettaglio che lega tutta la settimana insieme: su tutti e tre gli indici, il minimo settimanale è caduto mercoledì, nelle stesse ore della decisione della banca centrale. Da lì il recupero è stato netto - l'S&P500 ha guadagnato l'1,82%, il Nasdaq il 2,98% in due sedute - ed è arrivato dopo che i prezzi avevano attraversato per pochi punti un'area tecnica formatasi a inizio agosto, senza romperla: un classico segnale di rigetto.
Non è ancora un'inversione confermata. Perché lo diventi, servirebbe che i prezzi superassero e mantenessero un'area di resistenza più immediata: circa 7.780 punti sull'S&P500, poco più di 30.110 sul Nasdaq. Fino a quel momento, il rimbalzo resta un rimbalzo dentro un contesto più ampio ancora indefinito - e la fascia fra quel livello e i minimi di mercoledì (7.575 sull'S&P, 29.053 sul Nasdaq) è la zona in cui il mercato non ha ancora deciso.
La settimana che arriva
Quella in apertura è la prima settimana da fine agosto senza eventi di primo piano già calendarizzati: niente festività, cinque sedute piene. Le eccezioni sono due: il summit fra Trump e Xi di giovedì, orario non ancora fissato, e gli ordini di beni durevoli di venerdì. Dopo tre settimane dominate da dati di inflazione, riunione della Fed e scadenza trimestrale, i segnali tecnici tornano ad avere pieno valore di conferma - con la sola cautela delle sedute di fine trimestre, dai flussi tecnici privi di contenuto direzionale.
Scenario Rialzista (Probabilità: Media-Alta)
Sugli stessi minimi di mercoledì si è formata una configurazione che il metodo tecnico associa ai punti di svolta: l'area di riferimento delle ultime settimane è stata pienamente riassorbita su entrambi gli strumenti, con superamento temporaneo del proprio estremo inferiore e reazione immediata - mentre, sullo stesso minimo, il Dow perdeva il proprio pavimento trimestrale e gli altri due no: una conferma incrociata fra strumenti correlati. A questo si aggiunge la volatilità implicita, scesa ai minimi del trimestre nella stessa settimana della stretta.
Conferma S&P500: chiusura daily sopra 7.779,50
Target 1 S&P500: 7.834,25
Target 2 S&P500: 7.906,25 (massimo del contratto, 13 agosto)
Invalidazione S&P500: chiusura daily sotto 7.575,00
Conferma NQ100: chiusura daily sopra 30.108,75
Target 1 NQ100: 30.351,75 (un bacino di massimi ravvicinati fra 30.001 e 30.005 va probabilmente raggiunto prima, ma non equivale a una conferma dello scenario)
Target 2 NQ100: 30.640,25 (massimo di agosto)
Invalidazione NQ100: chiusura daily sotto 29.053,00
Scenario Ribassista (Probabilità: Media)
Il contesto macro, per la prima volta in queste settimane, soddisfa la soglia che il metodo considera qualificante: tre classi di attivo su quattro confermano il bias ribassista, con elementi nuovi e difficilmente reversibili in una settimana - la stretta monetaria, il decennale al 5%, il dollaro sopra quota 100. Il Dow ha già ceduto il proprio pavimento trimestrale, e in configurazioni di questo tipo la rottura del primo indice spesso anticipa quella degli altri. Il recupero di giovedì e venerdì sull'S&P è avvenuto senza slancio, per sovrapposizione di candele: la firma tipica di un rimbalzo dentro un ribasso che prosegue.
Conferma S&P500: chiusura daily sotto 7.575,00
Target 1 S&P500: area 7.611-7.616 (apertura del trimestre): il prezzo la attraversa scendendo, non è l'obiettivo finale
Target 2 S&P500: 7.391,75 (minimo trimestrale, 29 luglio)
Invalidazione S&P500: chiusura daily sopra 7.779,50
Conferma NQ100: chiusura daily sotto 29.053,00
Target 1 NQ100: 28.610,75
Target 2 NQ100: 27.498,75 (minimo trimestrale, 29 luglio)
Invalidazione NQ100: chiusura daily sopra 30.108,75
Conclusione
La settimana chiude con un paradosso irrisolto: la parte tecnica del mercato - il rimbalzo di giovedì e venerdì, il crollo della volatilità, il recupero dei semiconduttori - racconta un'inversione in corso; la parte macro - tassi più alti, dollaro più forte, un indice già rotto - racconta il contrario. Le due letture convivono nella stessa fascia di prezzo, e nessuna delle due ha ancora prevalso.
Il primo indizio arriverà probabilmente dal Dow Jones, l'unico dei tre già sotto il proprio pavimento trimestrale: una chiusura sotto 51.609 renderebbe più probabile lo scenario ribassista anche in assenza di conferme sugli altri due; un ritorno sopra 53.093 toglierebbe allo stesso scenario il suo unico appoggio strutturale.
Sull'S&P500 i livelli restano 7.575 in basso e 7.780 in alto; sul Nasdaq 29.053 e 30.110. Dentro questa fascia, per ora, il mercato non ha ancora scelto.
Metodologia: ICT Private Mentorship - Core Content, Month 5 (2017).
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